Week end al cinema: i film in sala 10 e 11 dicembre

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: per i bambini l’animazione de Il Gatto con gli Stivali 2 – L’ultimo desiderio, esce Chiara di Susanna Nicchiarelli, la nuova Sissi di Vicky Krieps de Il corsetto dell’imperatrice, dalla Francia il drammatico Saint Omer ma anche Sì chef – La brigade per sorridere in cucina e da non perdere il bellissimo Singin’ in the rain restaurato

Dedichiamo questo week end di festa soprattutto alle novità d’autore, cominciamo però dai bambini che meritano una favola rivisitata come accade ne Il Gatto con gli Stivali 2 – L’ultimo desiderio, animazione ricca di fantasia in cui il Gatto scopre di aver esaurito otto delle sue nove vite… Glielo ricorda il Lupo Cattivo e per difendersi dalla morte il Gatto parte alla ricerca di una stella caduta nella Foresta Oscura che possa esaudire il suo più grande desiderio: non solo sopravvivere ma recuperare tutte le sue vite perdute, un obiettivo che condivide con una piccola banda di amici, da Kitty – Zampe di Velluto a Riccioli d’Oro ai tre Orsi e tra gli altri uno strano personaggio che si chiama Jack. Tra le curiosità il doppiaggio di Antonio Banderas e l’omaggio non dichiarato a Sergio Leone nelle musiche (c’è come nei suoi mitici western un fischio (stavolta non di Morricone, però). Infine, il richiamo proprio a un personaggio di Banderas come Zorro ma forse anche al Pinocchio più tradizionale.


Ed è certamente un regalo non solo per i più cinefili ma per tutti gli amanti del musical rivedere sul grande schermo nei colori di un restauro perfetto, a settant’anni dal debutto americano, Singin’ in the rain, restaurato in 4K in America e distribuito proprio in questo ‘ponte’ di festa nei cinema italiani con un’etichetta di garanzia come quella del ‘Cinema ritrovato’ .
È un film entrato nella memoria ma anche nella mitologia del cinema, un gioiello del 1952 che porta lo spettatore anche dietro le quinte del musical, nella preparazione di uno show che nasconde il gioco della vita, tra amori, tradimenti, rischi e delusioni che, rendono il protagonista una vera star anche nel mercato hollywoodiano di quegli anni: Gene Kelly che balla e canta sotto la pioggia (nonostante sul set della scena più iconica si dice che avesse un bel febbrone). E pensare che al contrario di Un americano a Parigi, Singin’ in the rain, oggi considerato il capolavoro del genere, non vinse l’Oscar® e non venne neppure nominato tra i migliori film del 1952, non ebbe subito il successo che si potrebbe immaginare. Regia magistrale di Stanley Donen ma nelle coreografie c’è naturalmente lo zampino di Kelly, interprete e ideatore dei suoi stessi numeri ancora strepitosi anche per chi non ama il musical.

Tra le nuove uscite c’è anche la suggestione del musical nella regia (sempre attenta alla colonna sonora) di Susanna Nicchiarelli in Chiara, protagonista Margherita Mazzucco (L’amica geniale) con Andrea Carpenzano nel ruolo di Francesco e un vivacissimo cast femminile che affronta, tra l’altro, un’esperienza particolare nella difficoltà di recitare, immaginando come fosse declinabile l’accento umbro su una sonorità lontana mille anni. Il film restituisce a Chiara il suo protagonismo nelle scelte e al fianco di un grande amico come Francesco. Siamo in un 1211 che Susanna Nicchiarelli riesce ad attualizzare lasciando filtrare nella storia di una Santa le pulsioni di autonomia di una ragazza di sempre, una Chiara che oggi definiremmo  di buona famiglia, che decide di lasciare la casa del padre per seguire il percorso di Francesco, obbedendo alla regola di castità e di rinuncia ai beni materiali. La sua non sarà solo una vita di preghiera e di servizio ma un’esistenza realmente dedicata al senso della comunità, non senza la conquista di una ‘regola’ sulla quale la spunterà anche con il Papa. Da non perdere la scena finale del miracolo in un film che ricorda l’atmosfera  di Fratello Sole Sorella Luna ma racconta una Chiara combattente anche per una lettura all’insegna della ‘sorellanza’.
Ed è una sorta di autobiografia familiare di una scrittrice eccezionale, appena premiata con il Nobel per la Letteratura, Annie Ernaux, il documentario Annie Ernaux – I miei anni Super-8.
Realizzato assieme al figlio David Ernaux-Briot  è un’incursione nella vita familiare attraverso i filmini di famiglia girati dall’ex marito Philippe Ernaux. Sono stati girati tra il 1972 e il 1981 e raccontano riunioni, feste compleanni, vacanze sulla neve, case e traslochi ma anche una vita e una famiglia dove tutto assume una dimensione intellettuale e politica. Un film nato per caso che dice molto della scrittrice dalla quale è stato tratto il film  L’evenement, Leone d’Oro a Venezia un anno fa.
È la storia di una pasionaria quella di Rabiye Kurnaz, tedesca di origini turche che vive a  Brema ed è la vera anima della sua famiglia, madre coraggio protagonista di Una mamma contro G.W.Bush. Contro ogni previsione, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 il figlio viene accusato di terrorismo e spedito nel campo di prigionia di Guantanamo. Per Rabiye è l’inizio di una battaglia con la quale sfiderà i potenti del mondo sostenuta da un ‘avvocato per i diritti umani che l’aiuterà a portare il suo caso fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Fortissima la sua interprete Meltem Kaptan, una vera e propria mattatrice che nella vita è anche una comica e una conduttrice.

A Vienna nel 1877 è ambientato Il corsetto dell’Imperatrice, ancora il racconto legato alla figura dell’Imperatrice d’Austria Elisabetta, la mitica Sissi, che proprio in quell’anno compie il 24 Dicembre i suoi fatidici 40 anni età che all’epoca segnava l’inizio della fine… Un po’ come nel corsetto in realtà anche questa nuova Sissi si sente soffocare e dà alla sua età una consapevolezza di molte ingiustizie soprattutto vissute dalle donne. Nel busto che in una scena clou si fa stringere provando fino a che punto poter resistere al senso di soffocamento di limitazioni e regole già anacronistiche è un po’ la metafora del racconto del quale è protagonista una bravissima Vicky Krieps, erede di una Sissi diversa come quella interpretata da Romy Schneider. Anche la regia è al femminile: firma il film, infatti, Marie Kreutzer  che mette in scena con un forte accento di modernità il temperamento insofferente alle regole di corte della nuova Sissi. Che assomiglia un po’ alla Miss Marx di Susanna Nicchiarelli?

E si parla di donne in Saint Omer, film durissimo di Alice Diop – candidato dalla Francia alla ‘corsa’ per gli Oscar®ma avvincente proprio quanto il processo che trasforma la storia di un terribile infanticidio in un viaggio nel femminile attraverso la confezione di un legal. Nel film due ore di dibattito in tribunale inchiodano gli spettatori alla tensione di un processo intorno all’infanticidio di una Medea contemporanea, una madre senegalese immigrata in Francia, rea confessa, che hai aver ucciso la sua bambina di appena quindici mesi. Una storia dura in un film girato con grande delicatezza ma con una mano già sicura da un’esordiente anche lei di origine senegalese che ha conquistato ben due premi il Leone del futuro e il Gran premio della Giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.
E a proposito si storie drammatiche nate dalla cronaca, Spaccaossa si chiede e ci chiede fino a che punto sia possibile spingersi per denaro. Vincenzo Pirrotta, per il suo debutto alla regia, co-prodotto dalla coppia Salvo Ficarra e Valentino Picone, ha scelto un’idea nata dalla cronaca palermitana, quando in un magazzino fu scoperta l’attività di una gang che fratturava  braccia e gambe di persone disperate -per questo drammaticamente consenzienti -che  simulavano  finti incidenti stradali in una truffa clamorosa ai danni delle assicurazioni. Una storia di miseria e crudeltà in cui la disperazione è palpabile sia sul fronte degli ‘spaccaossa’ che su quello di chi, per pochi soldi, è disposto a vendere una parte di se stesso, mutilando il proprio corpo. Nel cast accanto allo stesso Pirrotta sono tra gli altri Selene Caramazza, Ninni Bruschetta, Aurora Quattrocchi e Luigi Lo Cascio.

È un esordio anche L’uomo sulla strada di Gianluca Mangiasciutti, definito un thriller sentimentale con Aurora Giovinazzo e Lorenzo Richelmy che nasce da un ricordo stampato nella mente di lei, ormai adolescente: era una bambina che cercava funghi nel bosco, insieme al papà che resterà vittima di un pirata della strada. Lei ha il volto dell’omicida impresso nella memoria e cerca vendetta, lui , negli anni è divorato dal senso di colpa e proprio questo forse lo tradirà…
Terza opera prima italiana di questi ultimi giorni del  ‘ponte’ festivo è il film di Aldo Iuliano Space Monkeys, un’incursione nell’attualità con un pizzico di fantascienza che riporta al mondo dei videogiochi. Autore di molti corti tra cui il premiatissimo Penalty (ancora visibile su RaiPlay), il regista firma un racconto direttamente proporzionale al vissuto e all’immaginazione della Generazione Z, quella dei nativi digitali che, nascono ormai sempre di più nel virtuale, un mondo qui affrontato da cinque adolescenti: la francese Justine (Souad Arsane, protagonista di Sextape, presentato a di Cannes), ragazza introversa presa continuamente di mira dagli altri, l’ influencer Marta (Amanda Campana, Summertime), il ricco e arrogante Ste (Haroun Fall), l’aspirante producer musicale Balo (Riccardo Mandolini) e Dani (Ambrosia Caldarelli), che vuole fare la cantante ma vive nell’illusione artificiale della droga. Accanto al regista tra gli altri Daniele Ciprì alla fotografia, Marco Spoletini per il montaggio, Paki Meduri per la scenografia e Francesca Sartori e Mara Masiero per i costumi. Challenge e Generazione Z in un mondo che ha sempre meno confini tra reale e virtuale.
Un po’ di leggerezza con una nuova commedia ‘culinaria’ stavolta francese: Sì, chef!: La brigade, diretto da Louis-Julien Petit, che racconta la storia di Cathy (Audrey Lamy), chef quarantenne che sogna di aprire un giorno un ristorante stellato nonostante le molte difficoltà che per questo deve affrontare non solo in cucina… Aspettando di farcela Cathy è costretta ad accettare un lavoro fuori città come cuoca di una mensa in un centro che accoglie giovani migranti e questa realtà le farà conoscere qualcosa di più del mondo ma anche delle sue stesse ambizioni, forse meno affascinanti, alla fine, di quello che la vita le insegna ad accettare trovando nel quotidiano, con più semplicità, più di una ragione di felicità. Rinunciando al sogno delle ‘stelle’? Fa freddo, nei cinema c’è sicuramente un’accoglienza calda in ogni senso…