RoFF17: incoraggiante bilancio del primo week end

Alla Festa del Cinema con Django un mito western con la regia di Francesca Comencini e con Astolfo il ritorno di Gianni Di Gregorio con Stefania Sandrelli. Applausi per il Gladiatore Russell Crowe, per Luc Besson e The lost King di Stephen Frears. E Marco Giallini è Il Principe di Roma

 

Per la prima volta una regista italiana, Francesca Comencini, alla guida di una serie western ispirata al mito di Django, un autentico mito che a Roma e al Colosseo ha legato la sua grande popolarità come Russell Crowe, il Gladiatore insignito del titolo di Ambasciatore di Roma nel mondo, in una performance generosamente sincera e spettacolare e ancora sei registi di generazioni e stili diversi alla ricerca di una ricetta per il futuro del cinema in sala e poi, ancora, la memoria e il cinema da scoprire, gli incontri e il dibattito.  Sono state loro, con il cast del film inaugurale, Il Colibrì, le superstar di questa Festa numero 17 tornata ad essere anche un Festival con il concorso.

Ed è già incoraggiante il bilancio di un primo affollatissimo week end di protagonisti e proposte che promette ancora una settimana di cinema di cui parlare ma soprattutto da vedere, anche a proposito di commedie, visto che la prima domenica della Festa è dedicata a Gianni Di Gregorio (e Stefania Sandrelli) con Astolfo. E se Russell Crowe (invitato da Alice nella città con il suo nuovo film Poker face) ha dichiarato che “Hollywood non ti rende un attore migliore” è Marco Giallini Il Principe di Roma che, sul fronte italiano ha portato a casa una serata di grandi applausi come annuncia il titolo della commedia di Edoardo Falcone che ha siglato il sabato sera in Auditorium, con un film nel quale sembra rendere omaggio a un altro mito che di Roma è stato l’emblema, ovviamente il Sordi del Marchese del Grillo ma anche de l’Avaro che fa pensare anche a un dickensiano Scrooge. E in una Festa che fin dalla prima serata dimostra di voler decisamente gratificare il cinema degli attori italiani con Sergio Rubini, Giuseppe Battiston come Papa Borgia e Filippo Timi inquietante Giordano Bruno nel Principe di Falcone o tra i protagonisti de La cura Francesco Di Leva e Alessandro Preziosi o di Rapiniamo il Duce di Renato De Maria, starring Pietro Castellitto Matilda De Angelis e Isabella Ferrari, non può che avere un posto di spicco Tommaso Ragno, che dopo Nostalgia di Mario Martone è alla Festa con il film di De Maria (e anche in My soul summer di Fabio Mollo) e a 55 anni compiuti e trenta di carriera finalmente sente di non essere più, come ha dichiarato, il fenomeno di una notte.
In un cinema che sta cambiando pelle del resto il ricambio del cast come il confronti generazionali nei film italiani è evidente: sei autori completamente diversi per formazione e generazione e stile narrativo – Francesca Archibugi, Marco Bellocchio, Gabriele Mainetti, Susanna Nicchiarelli, Matteo Rovere e Paolo Virzì – grazie agli  affollatissimi Incontri professionali che stanno costruendo in collaborazione con Anica un dialogo sul presente e sul futuro tra tante categorie del cinema e dell’industria – si sono confrontati su un’idea del cinema che per alcuni ha il senso romantico di una risposta esclusivamente legata alla propria idea di creatività, per altri una strada da conciliare con una domanda del pubblico, comunque oggetto di una riflessione necessaria che dobbiamo tutti dicono di voler tentare.

E c’è tra i registi chi non ha mai perso l’equilibrio tra un cinema che nasca dalla propria idea di creatività e la risposta di un pubblico attento alla qualità. Come Stephen Frears per esempio, che lo ha dimostrato , nel primo sabato della Festa con The lost king, Riccardo III, soggetto della vera storia di Philippa Langley (nel film Sally Hawkins), la donna che ha permesso fossero ritrovati i resti del sovrano tentando di ristabilire una verità storica: nel 2012 promosse infatti da sola una sottoscrizione pubblica per affrontare gli scavi sotto un parcheggio, proprio lì dove i resti  di  Riccardo sono stati poi realmente  rinvenuti, a Leicester. Per chi vive in Inghilterra quella del re ritrovato in un parcheggio è una storia nota che sembrava, all’inizio, impossibile e assurda ma Stephen Frears alla Festa ha brillato per originalità con un film molto applaudito nel quale conferma il suo amore per le  storie in cui sottolineare il piacere dell’ ironia…
Anche Luc Besson, dalla Francia, è stato protagonista di una masterclass molto affollata: con una ventina di film diretti, tra cui Nikita e Léon, circa sessanta scritti e quasi centocinquanta dei quali è stato produttore dice che scrivere è però  come la sua droga. “Mettere in scena mi diverte, ma è molto faticoso: bisogna trovare risposte immediate per cose future e la realtà del mondo ti interrompe continuamente”.
Il cinema però comtiua ad essere soprattutto un grande sogni collettivo e così guardiamo avanti nella settimana che fa entrare nel vivo questa Festa di Roma numero 17 pensando a qualche titolo in arrivop a cominciare dall’attesissimo nuovo film di Steven Spielberg The Fabelmans ma anche, tra gli italiani, al Caravaggio di Michele Placido con Riccardo Scamarcio, al francese L’innocent di Louis Garrel, ad Amsterdam di David O’ Russel e Triangle of Sadness dai grandi festival ma anche il prototipo di una commedia diversa, colta e insieme popolare come La stranezza di Roberto Andò che unisce Toni Servillo nel ruolodi Pirandello a Ficarra & Picone.
E Cinecittà accenderà la luce sul cinema italiano con i suoi dieci titoli in selezione: documentari, restauri, grandi storie del Paese e dello Spettacolo tra i quali il ritratto di protagonisti come Dario Fo, Pio La Torre raccontato da Walter Veltroni, l’indimenticabile Virna Lisi, Pier Paolo Pasolini.

Sulle piccole ali del Colibrì il cinema della Festa ha già  segnato un bel traguardo conquistando subito proprio con il film di apertura di quest’edizione: a due giorni dall’inizio, non c’è dubbio che questo risultato faccia sperare bene sugli obiettivi di una maratona – di cui BNL gruppo Bnp Paribas che assegnerà il Premio alla migliore opera prima  è il main partner- che anche con la sezione Alice nella città sta lanciando complessivamente non meno di 150 titoli sui 24 schermi della Capitale.
Se il cinema fosse il più grande ristorante del mondo avrebbe proprio ragione Luc Besson che al pubblico di Roma ha detto: “Cuciniamo tutti nella stessa cucina ma nessuno cucina gli stessi piatti…” . Non resta allora che augurare al pubblico, non solo della Festa “buon appetito”…