Week end al cinema: i film in sala 10 e 11 settembre

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: da Venezia in sala Il signore delle formiche di Gianni Amelio con Luigi Lo Cascio e Elio Germano e l’irresistibile punk maremmano di Margini, la sorpresa italiana tra le opere prime della Mostra 79

 

Direttamente da Venezia arrivano in sala i primi film della Mostra. Innanzitutto l’attesissimo Il signore delle formiche di Gianni Amelio, che attraverso il caso Braibanti denuncia l’Italia omofoba e reazionaria di ieri ma non solo.Poi Margini, autentica sorpresa pop, con un amichevole contributo di Zerocalcare, molto applaudito dal pubblico alla Mostra e, peraltro, unico titolo italiano tra i film in concorso alla Settimana Internazionale della Critica. E ancora sempre da Venezia, per chi ama il cinema intimista orientale, Love Life di Kôji Fukada.

Il signore delle formiche nasce dalla cronaca di un caso  che non fu solo giudiziario, dopo l’accusa di plagio contro Braibanti, filosofo, professore e poeta omosessuale nell’Italia bigotta alla fine degli anni Sessanta. Amelio ne racconta la vicenda soffermandosi in primo piano sulle emozioni di storia d’amore ma nella seconda parte del film quando esplode la violenza delle accuse e dello scandalo sposta la scena nell’aula di un tribunale dove il dibattito rovente diventa anche il processo alla stessa società che, anche a sinistra aveva colpito sul tema dell’omosessualità Pier Paolo Pasolini, che la fisicità, la grazia e insieme un certo modo caratteriale di porsi con il mondo messa in scena nella splendida interpretazione di Luigi Lo Cascio richiama peraltro esplicitamente.
Un film che fa ripensare al documentario Felice chi è diverso, in cui  Amelio ripercorreva la storia dell’omofobia in Italia attraverso testimonianze importanti. E sembra impossibile che quel processo per plagio subìto da un intellettuale anche ex partigiano emiliano sia avvenuto proprio in un anno chiave come il 1968. Un processo, lo ricordiamo, che riaffiora anche nel docufilm di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese realizzato due anni fa. Tornando ad Amelio è evidente qui il suo omaggio a Pasolini anche nel rapporto tra Braibanti e la madre che nel film come la mamma di Pasolini si chiama Susanna.
Braibanti venne accusato di plagio – reato sancito dal Codice Rocco e abolito solo nell’81 – nei confronti di un suo studente interpretato dall’esordiente Leonardo Maltese (il giovane Ettore, nome di fantasia perché la famiglia non ha acconsentito l’uso del nome vero del giovane), già segnalato da un primo riconoscimento dedicato alla Mostra ai protagonisti esordienti e non è un caso che Amelio abbia inserito nel cast con Elio Germano il personaggio di un giornalista de L’Unità, come di una sua cugina molto combattiva nella difesa d’opinione di Braibanti (Sara Serraiocco) che si chiana Graziella (come nella realtà, guarda caso, la cugina di Pasolini…). “Vorrei che questo film desse coraggio a chi non può averlo” dice Amelio come sempre tra i registi più attenti a unire racconto, denuncia, introspezione e grande cinema.

Da Venezia arriva nelle sale anche Margini, divertente opera prima di Niccolò Falsetti, una vera sorpresa che ha il taglio della commedia in una provincia che diventa anche set di una storia che unisce la musica a un gusto dolceamaro della realtà.
Il film racconta di un gruppo di ‘sfigati’ di provincia per i quali il punk non è una moda e forse neanche un genere musicale, ma un curioso modo di stare al mondo e di sopravvivere alla noia quotidiana di una Maremma toscana dove succede poco e la voglia di farcela comunque è forte. Margini in cui si fa sentire brevemente la voce di Zerocalcare che ha regalato al film anche la firma del poster si svolge a Grosseto nel 2008, all’alba di una stagione di crisi e nasce da un gruppo di ragazzi che sono innanzitutto amici come dicono “ in maniera intramontabile” perché hanno anche nella vita una band, uniti dalla stessa ossessione per la musica, che anche nel film ascoltano continuamente anche dai lettori mp3. Il chitarrista è interpretato da Emanuele Linfatti, il bassista (Matteo Creatini), è l’unico che nasce di una famiglia borghese, diviso tra la band e l’occasione di suonare in un grande complesso di classica. E, infine, c’è il batterista, Francesco Turbanti, letteralmente votato alla sua passione, a rischio di mettere in difficoltà la moglie e la figlia.
Il film, scritto da Falsetti e Turbanti con Tommaso Renzoni, è anche interpretato da Valentina Carnelutti, Nicola Rignanese, Paolo Cioni e Silvia D’Amico e come dice Zerocalcare “è stato fatto a un livello 1 a 1 di fedeltà, senza nessuna caricatura e senza nessuna concezione delle cose folcloristiche, se non quelle vere”.

Segnaliamo da Venezia in concorso anche Love Life di Kôji Fukada, protagonista Taeko che vive con marito e il piccolo Keita finché la morte improvvisa del bambino segna il ritorno del padre biologico Park del quale Taeko non aveva notizie da anni. Park è un senzatetto gravemente malato e Taeko decide di aiutarlo. Ma il film non è intriso di tristezza piuttosto nel dolore mette in primo piano il tema della solitudine.
Un attore particolarmente amato nelle commedie sentimentali francesi, Franck Dubosc è protagonista e regista di Rumba Therapy, nel quale è un padre disposto a tutto pur di riconquistare l’affetto di sua figlia compresa la fatica di imparare a ballare. Tony (Franck Dubosc), è un uomo che vive da solo in una casa isolata in campagna sin da quando è stato abbandonato dalla moglie, che è andata via insieme alla figlia, allora bambina. Ha cinquant’anni, fa l’autista di uno scuolabus e vive solo in campagna, finché non decide di affrontare il suo passato e conoscere sua figlia Maria che è diventata un’insegnate di ballo… Il film finisce in rumba tra lacrime e felicità.