Venezia 79: un’edizione, fino a ora, all’insegna dell’amore

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Venezia 79. Con Il signore delle formiche di Gianni Amelio, in concorso, una grande storia d’amore soffocata dai pregiudizi in un’aula di tribunale. E il cinema civile incontra il tema dei diritti civili in una Mostra che dopo Chalamet s’infiamma tra i ragazzi per il superdivo della musica Harry Styles

 

Qualcuno parla di una vera e propria invasione, altri di una contaminazione che va oltre il cinema nel nome dei social media e di un nuovo indice del successo e della popolarità. Anche Venezia è sempre di più il regno del nuovo divismo e degli influencer? Come spiegare altrimenti l’entusiasmo di ragazzini che ha rinfrescato il pubblico della Mostra del Cinema moltiplicando, sembra, fino a ventimila presenze extra anche la folla dei non accreditati intorno al Palazzo del Cinema? Impossibile non accorgersene e non rifletterci dopo l’exploit di Timothée Chalamet nella seta fiammeggiante di un look oltre la provocazione e, insieme, tra i protagonisti più generosi con il pubblico sul carpet stellare di Luca Guadagnino. E se ce ne fosse stato bisogno la conferma di una tendenza che sta cambiando perfino la liturgia del Festival nazionale storicamente più attento alla cultura del cinema è arrivata con il ciclone Harry Styles. Per chi non lo avesse inquadrato Stiles, qui alla seconda prova d’attore, è l’ex di un gruppo musicale molto ‘in’ come gli One Direction che ha milioni di followers e un paio di storie sentimentali che in qualche modo si sono incrociate proprio nel film che lo ha portato a Venezia.
Don’t worry darling, diretto dalla sua battagliera ex compagna e interpretato dalla nuova ‘fiamma’, ha inevitabilmente acceso di entusiasmo le folle all’inizio della prima settimana di Mostra dimostrando tra l’altro che uno dei fil rouge di questa Venezia79 è proprio il sesso. Fluido, transgender, estremo fino alla fame d’amore, appassionato o sofferto, negato o esibito in performance provocatorie come accade su una tavola apparecchiata proprio nel film con Harry Styles è una delle chiavi di lettura di una Mostra che ha comunque rilanciato sugli autori più lontani, sulla memoria e sul cinema civile, attraversando mondi e storie diverse tra loro, dall’Ucraina all’Argentina fino allo scontro sui diritti in un’Italia che nel cuore del ’68 condanna per un’accusa di plagio il poeta, intellettuale filosofo ed ex partigiano professore colpito da una sentenza anacronistica in realtà per la sua dichiarata omosessualità.

Gianni Amelio lo racconta in concorso ne Il signore delle formiche, interpretato da un protagonista perfetto come Luigi Lo Cascio, insieme a un cast che comprende, oltre al giovane coprotagonista, Elio Germano e Sara Serraiocco. In quel ’68 aveva 23 anni, da poco arrivato a Roma con il sogno del cinema nel cuore racconta oggi che ebbe il coraggio di assistere a una sola udienza di quel processo in Corte d’Assise il 12 giugno 1968, in un’atmosfera che già parlava di colpevolezza e immaginò cosa avrebbe potuto provare se fosse stato al posto di quell’uomo che gli apparve come solo, indifeso. Cosa dirà ai giovani e comunque agli italiani di oggi quel processo così anacronistico? Il film lo racconta con la tensione di un thriller che si alterna alla delicatezza di un rapporto sentimentale condiviso, finito tra le infamie di un’aula di tribunale. E apre uno squarcio di attenzione oltre la storia di Braibanti su un’Italia in cui, fuori da quell’aula, già si sentiva il vento di una stagione diversa che però sul tema dei diritti civili ha lasciato molti punti irrisolti per decenni. Con Amelio ancora un film italiano in concorso. Non è un caso che la scelta del Direttore della Mostra Alberto Barbera sia, sul cinema italiano, quella di accogliere un cinema che svela mondi interiori di inquietudine e incertezza, dalla storia di Monica, transgender alla ricerca, nel film di Andrea Pallaoro, delle sue radici emotive, al racconto di Emanuele Crialese (L’immensità) che racconta dell’adolescente Adriana che vorrebbe essere Andrea e dichiara “La donna è la parte migliore dell’uomo che sono. La donna è grande dentro di me ma è anche l’oggetto dei miei desideri”.
All’insegna dell’inclusione e della creatività, entrambe segni della nostra evoluzione anche  molte scelte editoriali delle Giornate degli Autori, sezione della quale è sponsor BNL BNP Paribas, che attraversa un panorama di immagini e racconti in cui il tema centrale è la difesa della libertà personale anche attraverso la lotta contro le disuguaglianze socio-economiche e contro le ingiustizie che subiscono le minoranze, temi che riguardano tutti, ancora oggi.

Concludiamo tornando a Gianni Amelio che aprendo la conferenza stampa sul suo film ha sottolineato quanto sia limitativo dire che il suo sia un film sul caso Braibanti. “È una grandissima storia d’amore tra un uomo e un ragazzo, molto autobiografica. Scrive nelle note di regia: “Anche se in apparenza oggi non ci si scandalizza più di niente, l’odissea del ‘signore delle formiche’ sa di inquisizione e ne abbiamo le prove ogni giorno. Ma non è più tempo di subire né di tollerare nessuna forma di sopruso verso gli individui meno protetti”.
Proprio come quest’anno sta dimostrando il cinema a Venezia.