Venezia 79: primo week end di film, tra emozioni e glamour

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Con Luca Guadagnino via al grande cinema degli autori italiani in concorso. Nella folla di ragazzi per ore in attesa davanti al Palazzo del Cinema passione e curiosità. L’emozione di una Mostra tra glamour e grandi eventi vincerà sulla paura e sulle difficoltà di tornare in sala?

Catastrofico e surreale, sentimentale e pop, fluido e gender con uno sguardo a rileggere la memoria e uno a immaginare il futuro: nel cuore del suo primo week end il cinema di Venezia divide e conquista, fa discutere e sorprende, conferma la tendenza a portare sullo schermo film sempre di più orientati sul traguardo dei 120’ e, soprattutto, riaccende di giorno in giorno sempre di più una folla di (possibili) spettatori che fin dalle prime ore del mattino, per Timothée Chalamet come per Cate Blanchett e perfino il sogno di avere un selfie con Zerocalcare tiene allegramente in stato di assedio il Palazzo del Cinema. E rincuora questa folla straordinaria che parla di una passione e curiosità ritrovate, dopo gli anni di pandemia, anche se il cinema è sempre nel cuore di una stagione che non ha ancora risolto il grande enigma della crisi del cinema: l’emozione del grande schermo vincerà sulla paura e sulle nuove abitudini del pubblico?
Un po’ di ottimismo di fronte alla cronaca di questa Mostra 79 tornata a un livello di presenze e accrediti che ha già superato ogni aspettativa è legittimo, soprattutto se – come dice Chalamet – non solo protagonista ma anche coproduttore del film di Guadagnino – i ragazzi che fremono per un selfie o un suo autografo pensano che nella difficoltà di vivere oggi, il crollo della società nell’aria anche un film come Bones and all possano accendere una luce sulla situazione. Esorcismo alle grandi paure del mondo? Anche. Ma in fondo questa Mostra che brilla di glamour ma parla molto anche di guerra (e si è aperta con un lungo messaggio del Presidente ucraino Zelenski) il segnale l’ha dato fin dalla prima sera con il film d’apertura, White noise, il rumore  bianco di un mondo che nello sguardo di Noah Baumbach (dal romanzo di Don DeLillo) diventa un viaggio negli eccessi, nelle manie e nella paura della morte che attraversa non solo la sua America. Vedremo tra pochi giorni come ne parlerà Siccità di Paolo Virzì.
Ma, tornando alla poetica di un film che attraverso i ragazzi cannibali (ma anche il racconto di una società che a cominciare dai genitori rende difficile un loro ‘recupero’) racconta i mostri di oggi, è evidente che Guadagnino, letteralmente osannato con undici minuti di applausi alla fine del film, nella storia di queste identità alla deriva e nell’orrore dei ‘misfits’ più crudeli che uno spettatore possa immaginare, racconta solitudini in cerca di una possibilità nell’impossibile, qualcosa – ha detto presentando Bones and all – che fin dalla lettura del libro che ha ispirato questo suo primo film ‘americano’ che lo attraeva profondamente.
Alla ‘diversità’ degli adolescenti cannibali nel Midwest di Guadagnino, che ha subito conquistato la stampa, si aggiungono in concorso, con la firma degli autori italiani, la vicenda di Monica che nel film di Andrea Pallaoro accudisce la madre terminale; con Emanuele Crialese ne L’immensità il ritratto di una famiglia in crisi nell’Italia dei Settanta ma anche il tema del gender affrontato attraverso un malessere adolescenziale e un cenno ancora alla vita di Chiara, nello sguardo di Susanna Nicchiarelli non più figura di secondo  piano nella storia di San Francesco, infine  il caso Braibanti, con una riflessione sul tema dei diritti ne Il signore delle formiche di Gianni Amelio.
Sono storie che riguardano temi e contrasti privati ma anche sociali molto forti, comunque questioni che nascono da relazioni di un amore che in forme diverse è un fil rouge della Mostra 79 come i disastri ambientali e le paure del nostro tempo. Chiudendo con  le parole di Chalamet che è indubbiamente il divo del giorno è ancora una volta l’amore che guida anche il racconto di Guadagnino: “Tra i suoi  personaggi – dice l’attore – è tragico e fortissimo”. E se “è difficile trovare la propria tribù nel mondo, la sensazione di essere isolati, senza contatti sociali” è un sentimento che richiama tutti al tema dell’isolamento in pandemia. Proprio il mood che ha ispirato le storie quest’anno alla Mostra?