Week end al cinema: i film in sala 18 e 19 giugno

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: Con Lightyear – la vera storia di Buzz torna in un film d’animazione l’eroe di Toy Story. Per il cinema italiano Il paradiso del pavone e da Cannes Memoria con Tilda Swinton, ma anche Jane by Charlotte, ritratto della Birkin raccontata dalla figlia Charlotte

L’estate si avvicina ma per fortuna non si fermano le uscite dei film, sia più ‘impegnati’ e d’autore che mainstream come dicono i distributori o comunque, dai titoli per tutta la famiglia. E cominciano proprio dai bambini il nostro viaggio settimanale con uno dei film d’animazione più attesi dell’anno: Lightyear – la vera storia di Buzz, il nuovo film Disney Pixar che racconta le origini dell’eroe che ha ispirato il celebre giocattolo protagonista di Toy Story, proiettandolo in un’avventura intergalattica. Nella versione originale è Chris Evans, il Captain America della Marvel, a prestare la voce al protagonista, ma in Italia le voci sono di Alberto Malachino, interprete di Buzz, Esther Elisha nel ruolo di Alisha Hawthorne, comandante e migliore amica di Buzz e Ludovico Tersigni, che è Sox, il suo gatto robot. Cosa resta di Toy Story, irripetibile saga sui giocattoli? Forse un film che cerca di comunicare valori importanti: per esempio il valore della squadra che Buzz pur essendo un egocentrico scopre nel suo viaggio da eroe solitario.
Curioso tra i film italiani a proposito di ‘solitari’ Mindemic, (Opera Zero) un vero e proprio racconto anche sperimentale diretto da Giovanni Basso. Con Giorgio Colangeli, girato in 4K con un telefono di ultima generazione sul quale è stata montata una lente anamorfica adattata al sensore mobile. Protagonista è Nino, un regista sul viale del tramonto che, nel tentativo di scrivere il suo nuovo film, si perde in un delirio artistico e personale, in cui i ricordi e i personaggi di una vita si mescolano a quelli della storia che vuole raccontare, generando in lui un cortocircuito in cui non riesce più a distinguere tra verità e finzione.

Tra i titoli italiani, da Venezia 2021 arriva finalmente in sala Il paradiso del pavone di Laura Bispuri che chiude una trilogia iniziata con Vergine giurata e proseguita con Figlia mia, qui con un impianto teatrale e un modo decisamente molto libero nel raccontare un gruppo di famiglia all’interno di una riunione che svelerà, intorno a una tavola e a un compleanno, scelte personali e sentimenti nascosti. Un intreccio nel quale anche il pavone che una bambina porta con sé come fosse un animale domestico s’innamora di un’iconica colomba in un quadro con conseguenze che diventeranno l’elemento rivelatore di equilibri celati per qualcuno tutta una una vita. “Il paradiso del pavone – come ha spiegato a Venezia la regista Laura Bispuri – è un piccolo viaggio nell’intimità e nell’autenticità degli esseri umani: un film su una famiglia allargata in cui tutti si parlano, ma nessuno si ascolta davvero. Finché un evento inaspettato costringe i protagonisti a guardarsi negli occhi e a svelarsi per ciò che sono. Ed è come se la loro vita diventasse improvvisamente la nostra, in uno specchio di sentimenti che ci fa riflettere sulla complessità dei rapporti umani”. Nel cast il grande ritorno di Dominique Sanda, con Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Fabrizio Ferracane, Leonardo Lidi, Maddalena Crippa.
È italiano, anche se in realtà affronta un tema universale connesso all’universalità della scienza, Hill of Vision di Roberto Faenza, basato sull’avventurosa vita di Mario Capecchi, genetista Premio Nobel per la Medicina nel 2007 e prodotto da Elda Ferri e Milena Canonero, che cura anche i costumi. Nel cast Lorenzo Ciamei, Sofia D’Elia e Rosa Diletta Rossi. Siamo al tempo della seconda guerra mondiale, Alto Adige dove Mario ha solo 4 anni quando sua madre viene arrestata dai fascisti. Il piccolo trascorre l’infanzia per strada vivendo di espedienti. Finita la guerra, lui e la madre miracolosamente si ritrovano e ricominciano una nuova vita in America, presso la comunità Quacchera ‘Hill of Vision’. Mario non riesce a inserirsi nel nuovo contesto di normalità, fino a quando non scopre, grazie allo zio scienziato, la passione per la scienza. E dice il regista: “Mario mi ha sempre detto che ciò che meritava di essere raccontato era la sua infanzia. Dice che da quando è diventato ricercatore la sua storia diventa meno interessante, che ci sono tanti ricercatori come lui e che vincere il Nobel è stata fortuna. A me interessa che il film sia un insegnamento per i ragazzi di oggi”.

Altri titoli in sala L’altra luna di Carlo Chiaramonte, Alla vita di Stéphane Freiss con Riccardo Scamarcio e, soprattutto, Come prima, road movie con Francesco Di Leva e Antonio Folletto, diretto da Tommy Weber. E lo spazio al cinema d’autore non manca con due film presentati un anno fa a Cannes: il prino è Memoria di Apichatpong Weerasethakul con Tilda Swinton, vincitore del Premio della Giuria la storia di una donna che in Colombia appunto dove va a trovare la sorella archeologa,  è ossessionata da un suono, una sorta di boato sordo che arriva all’improvviso e che solo lei sente. Nel suo viaggio in territorio straniero, la donna incontra un tecnico del suono e un eremita, chiamati entrambi Hernan, con i quali dovrà capire se quel rumore è solo un sintomo di una sua lenta progressione nella pazzia.
L’altro titolo di Cannes 2021 al debutto in sala è un mockumentary, insomma un film che ha la struttura di un documentario ma l’intensità di un autentico pezzo di cinema: Jane by Charlotte di Charlotte Gainsbourg, ritratto di un’icona, Jane Birkin dalla swinging London al cinema da Michelangelo Antonioni, in Blow-Up, dalla musica al cinema, protagonista però di una storia qui più intima e della riflessione interioresul rapporti madre figlia nella visione di Charlotte Gainsbourg, l’unica adesso, seconda anagraficamente perché la prima, Kate Barry, si lanciò nel vuoto dal suo appartamento parigino, nel 2013. Errori e trasgressioni, scontri e incomprensioni solo il filo del racconto in un film che riavvicina oggi che Jane ha 75 anni, a una figlia che la racconta con amore e con discrezione chiudendo antiche ferite. Ma il film, col viaggio dell’anima ,diventa anche un road movie itinerante, dalla Bretagna a New York, e Parigi, per quell’appartamento di famiglia rimasto immobile, quasi come un museo familiare perché quando loro stesse, per la prima volta, rientrano insieme nella casa riconoscono di avvertirne profumi, sensazioni, immutate, quelle di un tempo andato.
Da Venezia 2020 infine il film francese Amanti di Nicole Garcia ambientato a Parigi e racconta la storia di Lisa felicemente innamorata di suo marito Simon che però mette in pericolo proprio il suo compagno di vita costretto a lasciare lei e la Francia. Nonostante l’abbandono, lo attenderà invano ma qualche anno dopo Lisa e Simon si incontreranno di nuovo, per caso, nell’Oceano Indiano…