Cannes 2022: primo giro di boa aspettando Martone

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Cannes 75: Vigilia di attesa per il debutto di Mario Martone in concorso con Nostalgia, un tema protagonista insieme alla memoria, tra i ‘50 di Elvis, i ‘70 di Valeria Bruni Tedeschi e gli ‘80 dell’America quasi reaganiana o della Roma di Testaccio raccontata da Jasmine Trinca regista di Marcel!

Primo giro di boa, come si dice, per Cannes 75 e a Cannes che aspetta, nelle prossime ore il debutto del film  italiano in concorso – Nostalgia di Mario Martone – non si parla solo di cinema e glamour ma soprattutto di una Croisette che, mai come quest’anno, racconta memoria: rivivono anche nei look i Cinquanta di Elvis come i Sessanta di una coppia straordinaria come Paul Newman e Joanne Woodward e, clamorosamente, gli Ottanta non solo americani ma molto francesi, di Valeria Bruni Tedeschi. Anni in qualche modo anche italiani se il racconto si sposta a Roma, Testaccio, nei  luoghi che racconta Jasmine Trinca che all’inizio degli anni Ottanta è nata e oggi a Cannes racconta la sua infanzia in un film che come in una favola fa vivere il rapporto di una bambina che, forse le assomiglia un po’, con una madre speciale alla quale rende omaggio recuperandone nel tempo anche i tratti più bizzarri.

Per l’attrice quest’anno nella Giuria del concorso il debutto alla regia con Alba Rohrwacher protagonista in un ruolo che Jasmine ha idealmente ispirato a una donna curiosa, trasformando il suo anticonformismo nella storia di un’artista di strada. Nostalgia? Forse ma soprattutto una memoria contagiosa in un Festival che ha riaperto la montèe des marches a Hollywood con un compleanno straordinario e un protagonista ancora più affascinante di quarant’anni fa come Tom Cruise: sogno americano allo stato puro tra ottimismo e memories, è stato definito il suo ritorno sulla Croisette sulle ali di Top Gun e di un Maverick ormai sessantenne in un’incursione americana che precede gli anni di un altro titolo apparso sugli schermi del Festival, Armageddon Time, quando l’America anocra non aveva vissuto il clima del sogno reaganiano.
Non manca il ritorno dei Settanta che in filigrana ma con una regia di grande maturità filtrano dal film di Valeria Bruni Tedeschi, regista dei suoi stessi ricordi oggi rivisitati nel ricordo di amori e desideri vissuti, ma anche della grande paura di allora, l’Aids: una vita  vissuta tra Parigi e New York, ma soprattutto nel  gruppo dei Les Amandiers, gli studenti della grande scuola di teatro di Patrice Chéreau dove la Bruni Tedeschi ha studiato e che dà il titolo al film in concorso che arriverà poi in sala anche in Italia. Un film che ha qualcosa in comune con il senso del viaggio nell’amore per lo Spettacolo che c’è anche in Marcel!, l’opera prima di Jasmine Trinca in cui trionfa un motto che affiora dalle labbra dell’attrice di strada interpretata da Alba Rohrwacher e che anche sua figlia grida difendendola in un mondo borghese dal quale il suo modo di vivere, la recitazione (e il palcoscenico che condivide con il cagnolino amatissimo che dà il titolo al film):  “all’arte si deve la vita”. Il film è stato presentato fuori concorso ma è in gara per la Camera d’Or, il premio dedicato ai debutti.

E dice Jasmine: “Mia madre mi ha trasmesso che cosa era il femminile e Marcel! è un tentativo di fare pace con lei e di ringraziarla attraverso una rielaborazione favolistica del vissuto, cercando di comprenderlo ma anche di esorcizzarlo rendendolo universale”. Marcel! è il frutto di un lavoro appassionato e lungamente “pensato” in cui appaiono anche la piccola Maayane Conti ma anche Giovanna Ralli e Umberto Orsini con Dario Cantarelli, Valentina Cervi, Giuseppe Cederna e Paola Cortellesi (in un cameo), con la partecipazione di Valeria Golino. Un film curioso e intimista, divertente e provocatorio, interamente realizzato da una troupe totalmente femminile, a cominciare dalla produzione.

Star e che superstar, nel week end, anche sul red carpet di Valeria Bruni Tedeschi, dov’è apparsa perfino Sharon Stone scintillante in un celeste cielo perfino nei gioielli nelle serate che a Cannes hanno fatto apparire anche Paolo Sorrentino, Carla Bruni, Clotilde Coureau, Isabelle Adjani, Isabelle Huppert. Ma la sorpresa a proposito di donne è arrivata sul red carpet di Holy Spider con la protesta delle femministe del movimento “Les Colleuses” con il lenzuolo bianco siglato dai nomi di battesimo di 129 donne vittime di femminicidi. Al festival erano per Riposte Féministe, il documentario presentato da Marie Perennès e Simon Depardon, con le registe più attiviste del gruppo, Catherine Corsini e Agnieszka Holland venute a vederlo e supportare il movimento.

Aspettando il debutto in concorso di Nostalgia di Mario Martone, la settimana si è inaugurata con una giornata più attesa da chi si aspetta un film scandalo, protagonisti Cristian Mungiu e soprattutto David Cronenberg. Il regista rumeno vincitore della Palma d’oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, torna in Concorso con un film che ci porta in un piccolo paese multietnico della Transilvania tra foreste popolate da animali selvatici e molti pregiudizi e dice: “la Transilvania non è necessariamente la terra dei vampiri. Racconto molto di più di un Paese. Volevo mostrare le cose accadono in Transilvania. L’ho scelto perché ha un significato: lì le persone vengono da luoghi diversi, tra mille chiese che appartengono a differenti culti. Guardi tra gli alberi e senti che qualcosa sta aspettano nell’oscurità”.

Infine, una curiosità: il regista di The Square Ruben Östlund, che è tornato al Festival dove ha vinto la Palma d’oro nel 2017, ha spiegato cos’è il “triangolo della tristezza” che dà il titolo al suo nuovo film: si tratta di quella zona tra le due sopracciglia che invecchia prima di altri punti del viso e dove un’iniezione di botox “apparentemente fa miracoli ma toglie qualsiasi espressione al viso…”. Triangle of sadness, è il primo film in lingua inglese del regista svedese che conferma il suo talento sarcasmo e il suo essere anarchico…