Week end al cinema: i film in sala 2 e 3 aprile

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: È sfida tra il ritorno di Morbius e il trionfo dei buoni sentimenti nel film Oscar® I segni del cuore – CODA appena premiato agli Oscar® ma in sala ci sono anche Sean Penn e sua figlia, Vincent Lindon, Claudia Gerini mamma di un piccolo calciatore, un western sardo e per i più piccoli l’animazione dei Troppo cattivi

Sfida tra il dottor Michael Morbius, uno degli antieroi più enigmatici dell’universo Marvel e I segni del cuore – CODA nella famiglia dei non udenti che ha conquistato l’Oscar® per il miglior film questo week end in un panorama di uscite che non dimentica il ritorno di Sean Penn e Vincent Lindon, l’animazione dei Troppo cattivi per i più piccoli ma anche qualche novità italiana come il curioso western opera prima Il muto di Gallura, ambientato in una Sardegna ottocentesca o Mancino naturale sul mondo del calcio giovanile, con Claudia Gerini.

Come sanno già i suoi appassionati Morbius, interpretato da Jared Leto, è affetto da una rara, mortale malattia del sangue e riuscirà a trovare la sua cura ma a un costo terribile, come dice il suo protagonista “in una grande profondità, a partire dal suo aspetto più fragile fino a quello più potente e più mostruoso”. Nel film che diventa anche la storia di un ‘vampiro vivente’: azione, acrobazie e combattimenti ma anche un viaggio nel suo tormento interiore che ne fanno uno dei personaggi più enigmatici e tormentati della Marvel. Infetto dal suo virus e determinato a salvare chiunque sia destinato a subire la sua stessa sorte, il Dr. Morbius tenta infatti una scommessa disperata ma il rimedio sarà più pericoloso della malattia stessa…

Arriva in sala, dopo il trionfo inatteso agli Oscar® un altro titolo da segnalare, anche se un po’ in sordina, ha già debuttato su alcune piattaforme in streaming: è I segni del cuore – CODA votato dall’Academy Awards come miglior film dell’anno e premiato con ben 3 statuette anche per il migliore attore non protagonista, non udente, e per la migliore sceneggiatura di adattamento.
Infatti il film, per chi ricordi la trama del titolo di cui è il remake, è stato costruito sulla versione originale della storia, nel francese La famiglia Beliér. CODA è un acronimo di “child of deaf adults”, cioè i figli nati e cresciuti da genitori non udenti. La protagonista del film è infatti l’unica persona udente nella sua famiglia – un padre, una madre e un fratello maggiore per i quali Ruby è stata da sempre orecchie e interprete di parole e sentimenti, una sorta di traduttrice simultanea inevitabilmente condizionata dalla disabilità dei suoi familiari, costretta fin da bambina ad esserci, rischiando di non poter seguire il proprio sogno di diventare una cantante, strada da seguire lasciando casa per un college.
Il film, fin dai due premi ottenuti al Sundance del 2021, a differenza dell’originale francese è stato possibile grazie al supporto di persone appartenenti alla comunità dei non udenti come Daniel Durant e Marlee Matlin, vincitrice dell’Oscar nel 1987 per Figli di un Dio minore. Troy Kotsur, nel ruolo del padre, è stato premiato pochi giorni fa come Miglior attore non protagonista e la regista, Sian Heder, ha diretto un’opera indipendente e a basso budget che di certo non avrebbe immaginato di arrivare a questo successo mondiale ma il messaggio inclusivo del film ha conquistato Hollywood.

Tra le altre uscite Lunana – il villaggio alla fine del mondo del regista buthanese Pawo Choyning Dorji, girato in Buthan, racconta una piccola nazione che, secondo alcune ricerche, avrebbe il maggior indice di “felicità interna lorda” del mondo. Eppure i buthanesi, come tutte le popolazioni di quella parte dell’Asia, emigrano ogni anno in massa nelle grandi città occidentali. Il regista Pawo Choyning Dorji ha cercato la risposta a questa contraddizione in un luogo speciale, realizzando un’opera candidata all’Oscar® come Miglior film internazionale, il primo della storia del cinema buthanese a riuscirci. Il protagonista è Ugyen, un giovane maestro con la passione per il canto. Apparentemente senza vocazione per l’insegnamento, è un maestro svogliato, senza interesse per i suoi studenti perché vorrebbe solo emigrare in Australia per diventare un musicista. Ma qualcosa cambia quando incontra i bambini di Lunana, che sarà la sua ultima tappa da insegnante prima di ottenere il visto per emigrare…

Era stato presentato a Cannes il nuovo film di Sean Penn Una vita in fuga (Flag Day), il primo in cui è regista oltreché interprete, accanto alla figlia Dylan. È la vera storia di un padre incapace di tenersi stretta la propria famiglia raccontata da un regista che si circonda della propria per farlo. Ispirato al romanzo autobiografico di Jennifer Vogelne rappresenta la famiglia intera: Sean nei panni del padre John, e i figli Dylan e Hopper a interpretare le versioni adulte di Jennifer e di suo fratello Nick. Ambientato tra il ‘75 e ill ’92, il film racconta dal punto di vista di Jennifer il complesso rapporto col padre dall’infanzia fino all’età adulta con qualche tocco retorico forse di troppo ma con una grande capacità di mettere in scena sinceramente i sentimenti.
Per gli amanti dei film di genere nell’horror Lamb di Vladimir Jóhannsson la storia di una coppia, interpretata da Noomi Rapace e Hilmir Snaer Gudnason, che in una fattoria immersa nella fredda natura islandese, si occupa di terra e gregge cercando di superare il trauma di una figlia nata morta. Trovano una neonata dall’aspetto mostruosamente simile a quello di un umano con i tratti di un ovino e lì parte la storia maledetta.
Meglio la perfidia per ridere del nuovo film d’animazione Dreamworks Troppo Cattivi nella versione italiana, resa più popolare da voci riconoscibili: l’affascinante borseggiatore Mister Wolf (Andrea Perroni), lo scassinatore Mister Snake (Edoardo Ferrario), il maestro del travestimento Mister Shark (Francesco De Carlo), Mister Piranha (Valerio Lundini) e l’hacker Miss Tarantula (Margherita Vicario). Fingeranno di essersi trasformati in buoni, ma lo saranno davvero?
Spazio con le opere prime anche al cinema italiano, con Il Muto di Gallura di Matteo Fresi, un western ambientato nella Gallura di metà Ottocento e recitato in lingua sarda (con sottotitoli). È l’opera prima di Matteo Fresi, ispirata a un romanzo del 1884 che racconta la faida tra due famiglie, i Vasa e i Mamia, che lasciò sul campo 70 vittime in meno di dieci anni quando la Gallura era considerata terra di frontiera, da poco sotto il controllo dei Savoia che faticavano anche a comprenderne il dialetto. Un film sull’arcaico codice della vendetta interpretato da Andrea Arcangeli che mette in scena più che la storia di un assassino quella di un emarginato, un bambino nato sordo isolato in un mondo mentalmente chiuso e brutale.

Storia di un bambino che ha nelle gambe il talento e nel cuore la passione del calcio esce anche Mancino naturale altra opera prima, di Salvatore Allocca, con una protagonista notevole come Claudia Gerini nel ruolo della madre che racconta le difficoltà di una donna, vedova da tre anni, con molte responsabilità, nel crescere da sola il piccolo calciatore che si chiama Paolo in omaggio al grande Paolo Rossi, lanciato nel Vicenza, città natale del padre scomparso. Il film racconta il mondo del calcio giovanile attraverso il rapporto fra una madre e un figlio, un legame forte in cui entrano però, come spesso succede, più l’ambizione e il sogno di un riscatto degli adulti che il divertimento dei ragazzini.
Un altro mondo, il nuovo film di Stéphane Brizé con Vincent Lindon, che l’ha diretto anche ne La legge del mercato e nel successivo In guerra e siamo sempre nel mondo del lavoro con Lindon. Che qui è un manager di successo dalla vita privata in completo fallimento perchè da anni non porta a casa nient’altro che le sue angosce.Tra i manager apparentemente vincenti si annida la contraddizione tra successo e infelicità e quando gli azionisti chiedono tagli inizia una specie di roulette russa che mette Philippe di fronte a una scelta e a un cambiamento di stile sul lavoro: proporrà di rinunciare al bonus dei dirigenti, e tagliare qualche margine di profitto salvando posti di lavoro e guardando al futuro anziché far pagare il prezzo ai dipendenti e il finale non è scontato: come dice una battuta chiave del film “La libertà non ha prezzo ma ha un costo”.
Tra i documentari prodotto da Cinecittà Po di Andrea Segre e con Notre-Dame in fiamme di Jean-Jacques Annaud in apparenza un racconto di ricostruzione della tragedia della Cattedrale dopo il rogo tra il 15 e il 16 aprile di tre anni fa: un racconto che tiene col fiato sospeso. “Quando si parla del salvataggio di Notre-Dame spesso viene usata la parola ‘miracolo’, anche da chi non ha fede, e accade perché è stata una cosa talmente inverosimile per cui doveva crollare e non è crollata” dice il regista che ha reso protagonisti, con la Cattedrale sfregiata, i suoi eroici salvatori…