Oscar 2022: i premiati e i confermati, ecco tutti i vincitori

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Oscar® 94: Poche sorprese, un minuto di silenzio per l’Ucraina e un pugno in diretta. Tra i premi ai super favoriti Jane Campion, Jessica Chastain e Will Smith. Niente premi all’Italia ma l’outsider è CODA-I segni del cuore, miglior film premiato con tre statuette. Tra i premiati Kenneth Branagh per Belfast e Ariana DeBose per West Side Story. A Dune sei premi tecnici.

La battuta è facile ma più che la mano di Dio, a sorpresa, è stato il pugno di Will Smith a lasciare il segno nella notte degli Academy Awards numero 94. Se gli Oscar® sono andati comunque ai super favoriti Jane Campion, Jessica Chastain e Will Smith, a fare notizia nella cronaca della serata resta, il giorno dopo, l’irruzione inattesa sul palco di Will Smith che durante la premiazione ha tirato un bel pugno al comico Chris Rock: un vero fuori programma che resterà indelebile anche nella storia del premio più importante e ambito del mondo. La vera sorpresa di questa edizione, che alla guerra in Ucraina, alla fine, ha solo dedicato tre cartelli apparsi sugli schermi di tutto il mondo e un minuto di silenzio, è stato l’outsider: il piccolo film dal grande cuore com’è stato già definito CODA – I segni del cuore, che ha vinto l’Oscar più ambito ed è stato anche premiato per la migliore sceneggiatura non originale e per il protagonista.

Ma torniamo alla cronaca: Will Smith che è tornato poi in palcoscenico per ritirare da John Travolta e Uma Thurman l’Oscar® al miglior attore protagonista, si era sentito offeso dalla battuta, decisamente sgradevole, che Chris Rock, in un numero comico, aveva riservato a sua moglie Jada Pinkett Smith, in platea con una testa rasata, segno evidente di una problema di salute. Will Smith, mentre tutta la sala pensava a una gag organizzata, scusandosi più tardi con l’Academy che lo ha premiato per Una famiglia vincente, ha detto tra le lacrime: anche “Richard Williams era un difensore accanito della sua famiglia, sono stato chiamato ad amare e proteggere le persone” e guardando sua moglie ha concluso: “L’amore fa fare cose folli”.

Poche sorprese, tornando al verdetto di questa 94.ma edizione, anche se a Jane Campion (Il potere del cane) è andata la migliore regia e non la statuetta per il miglior film. Il giapponese Drive my car di Ryūsuke Hamaguchi, pericoloso concorrente di È stata la mano di Dio, è il miglior film internazionale in una serata che alla fine non è andata oltre le nomination all’Italia, rappresentata dal talento di Paolo Sorrentino (È stata la mano di Dio), Massimo Cantini Parrini per i costumi di Cyrano e Enrico Casarosa, autore dell’animazione Pixar di Luca. In un’edizione con molti pericolosi concorrenti, arrivare alla cinquina finalista resta comunque un traguardo importante, non solo di visibilità.


In una notte siglata da una cerimonia complessivamente più sobria nei look come nell’allestimento del Dolby Theatre (dove gli Oscar® sono tornati alla tradizione dopo i due anni di pandemia) resta l’immagine della sala che ha applaudito muovendo le mani nella lingua dei segni. Commossa la regista del film vincitore (Coda – I segni del cuore): Sian Heder è al suo secondo lungometraggio, remake del francese La famiglia Bèlier e il film è stato premiato anche per il miglior attore non protagonista, Troy Kotsur, primo attore non udente a vincerlo (solo Marlee Matlin, qui coprotagonista femminile) tra i non udenti lo aveva vinto per Figli di un Dio minore.

Nonostante ben 12 candidature Il potere del cane pur premiato per la migliore regia, assegnata a Jane Campion ha ceduto il primato in termini di numeri a Dune di Denis Villeneuve, ben 6 statuette, anche se soprattutto tecniche: Migliore fotografia a Greig Fraser, Miglior colonna sonora a Hans Zimmer e poi ancora sonoro, montaggio, scenografia e effetti speciali. Tra i film di animazione Encanto ha avuto la meglio su Luca di Enrico Casarosa e per i costumi Crudelia, con Jenny Beavan ha vinto su quelli di Cyrano firmati da Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran.

Le statuette per i migliori interpreti protagonisti oltre a Will Smith (Una famiglia vincente – King Richard) e a Troy Kotsur, (CODA – I segni del cuore), non protagonista, sono andate con Jessica Chastain (Gli occhi di Tammy Faye): in una sfida molto difficile ha battuto Nicole Kidman, Penelope Cruz, Olivia Colman e Kristen Stewart. L’Oscar® per la migliore attrice non protagonista è andato invece a Ariana DeBose (West Side Story) super impegnata sul tema dei diritti civili e lgbtq+.

Per la migliore Sceneggiatura originale ha vinto con Belfast Kenneth Branagh, migliore canzone originale è No time to die di Billie Eilish, dall’ultimo 007. Il Miglior documentario è Summer of Soul di Questlove, Miglior cortometraggio documentario è The Queen of Basketball, Miglior cortometraggio è The Long Goodbye, mentre il Miglior corto animato è The Windshield Wiper. Per concludere in questa edizione presentata da Amy Schumer, Wanda Sykes e Regina Hall, l’idea di togliere la premiazione di otto categorie dalla diretta non è servita più di tanto a ridurre i tempi, comunque oltre tre ore e mezza. Ma, si sa, siamo agli Oscar®.

Tutti i vincitori
Miglior Film: Coda – I segni del cuore di Sian Heder
Migliore regia: Jane Campion per Il potere del cane
Migliore attrice protagonista: Jessica Chastain per Gli occhi di Tammy Faye
Migliore attore protagonista: Will Smith per King Richard – Una famiglia vincente
Migliore attrice non protagonista: Ariana DeBose per West side story
Migliore attore non protagonista: Troy Kotsur per Coda – i segni del cuore
Migliore sceneggiatura originale: Belfast di Kenneth Branagh
Migliore sceneggiatura non originale: Coda – I segni del cuore di Sian Heder
Migliore fotografia: Dune (Greig Fraser)
Miglior trucco e acconciatura: Gli occhi di Tammy Faye (Linda Dowds, Stephanie  Ingram e Justin Raleigh)
Miglior film internazionale: Drive My Car di Ryūsuke Hamaguchi
Miglior film d’animazione: Encanto di Byron Howard e Jared Bush
Miglior documentario: Summer of Soul…or When the Revolution Could Not Be Televised di Ahmir “Questlove” Thompson
Migliori effetti speciali: Dune (Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer)
Miglior suono: Dune (Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett)
Miglior montaggio: Dune (Joe Walker)
Migliore colonna sonora: Dune (Hans Zimmer)
Migliore canzone originale: No time to die (Billie Eilish e Finneas O’Connell)
Migliori costumi: Crudelia (Jenny Beavan)
Migliore scenografia (production design): Dune (Patrice Vermette; Set Decoration: Zsuzsanna Sipos)
Miglior corto documentario: The Queen of Basketball di Ben Proudfoot
Miglior corto animato: The windshield wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez
Miglior corto live action: The long goodbye di Aneil Karia e Riz Ahmed