Week end al cinema, i film in sala 26 e 27 febbraio

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: Un bambino in guerra ma anche una meravigliosa storia di affetti e passione cinematografica in Belfast di Kenneth Branagh tra Occhiali neri di Dario Argento, L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni con la coppia Scamarcio-Porcaroli e Il filo invisibile con Scianna e Timi. Dalla Francia L’accusa e tra i molti i documentari Senza Fine che racconta Ornella Vanoni

Una decina di nuovi titoli riaccendono le sale del week end e sembra un miracolo che il cinema torni a vivere con una serie di proposte così varie e interessanti a cominciare dal film, imperdibile, di Kenneth Branagh che segnaliamo questa settimana, dall’ultima Festa del Cinema di Roma. È Belfast che racconta in un clima di guerra civile, in questo caso di religione nel 1969, la storia felice nonostante tutto di una buffa famiglia, di un bambino molto amato e di un mondo che continua a vivere in grande serenità anche se in un quartiere improvvisamente diviso.
Candidato a sette premi Oscar® e a ben otto Bafta inglesi, tra i più importanti premi europei, è in questi giorni, un po’ come l’altra faccia di Branagh, che con quest’uscita fa concorrenza a se stesso visto che è in sala ancora come regista e interprete di Assassinio sul Nilo.

Girato in un bianco e nero strepitoso, Belfast ha una sceneggiatura da grande racconto anche di commedia, con le musiche di Van Morrison e una dedica che dice tutto: a chi ha avuto il coraggio di andarsene, a chi ha scelto di restare soffrendo e anche a quelli che si sono persi per strada, perché nel sanguinoso conflitto durato oltre trent’anni sono morte ben tremila persone. Il piccolo Buddy, poi, conquista tutti, gioca tranquillamente a pallone fuori di casa e continua ad andare a scuola da solo anche quando esplodono i primi scontri fra i cattolici repubblicani e i protestanti unionisti in una guerra santa che la famiglia vive con grande senso di rispetto e civiltà: è protestante e le scene che raccontano il rapporto del bambino con la religione sono assolutamente deliziose. Il fatto che il padre di Buddy, che lavora a Londra e torna in famiglia solo ogni due week end senza voglia di schierarsi, trasmette un messaggio di pace anche se espone la famiglia all’aggressività e al rischio di vivere nella paura una vita che nonostante tutto procede, perfino quando si va al cinema. E si capisce dov’è nata la passione di Branagh per la settima arte guardando la passione negli occhi di quel piccolo spettatore che assorbe tutto come una spugna. A titolo di curiosità il piccolo Jude Hill, molto amato dalla giuria di Alice nella Città che a Roma ha premiato Belfast come miglior film è stato scelto da Branagh tra 300 bambini ed è già un attore straordinario. Dice Branagh “da storie come questa possiamo tutti imparare“ e, aggiungiamo, soprattutto in un momento storico come questo.

Atteso anche il ritorno in sala di un maestro dell’horror come Dario Argento, con Ilenia Pastorelli e Asia Argento in Occhiali neri, presentato all’ultimo Festival di Berlino fuori concorso. Diana è una escort che in seguito a un incidente provocato dal furgone bianco di un killer seriale, cade in un mondo di inattesa cecità. Occhiali neri, richiamando il buio in cui si finisce improvvisamente, si svolge quasi interamente in un tempo oscuro come in una notte inquietante.  Su un vecchio soggetto sceneggiato da Dario Argento con Franco Ferrini, per interpretare Occhiali neri il regista ha scelto, ancora una volta, la figlia Asia – anche produttore associato – nella parte di un’esperta nell’addestramento delle persone non vedenti. L’altro protagonista è Chin, un bambino cinese di dieci anni, che “prende per mano” Diana in fuga dall’inseguimento di un assassino che non molla la presa.
Con la complicità antica di Sergio Stivaletti per il make-up anche prostatico ed effetti speciali, l’immaginario del film è scandito da immagini cruente e sanguinarie nello spirito di “un thriller con venature horror e tenerezza che ha un sapore soprattutto molto vintage.

Tra i nuovi titoli più interessanti Giuseppe Piccioni torna sugli schermi con L’ombra del giorno, con Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli, ambientato ad Ascoli Piceno nel 1938. Storia di un amore (possibile?) durante il fascismo in un mèlo senza troppe concessioni sentimentali, ambientato nell’Italia fascista delle leggi razziali, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Con sottili analogie fra quel tempo e i giorni nostri Piccioni, e parla di paure, inquietudini, mancanza di democrazia. E di un amore nell’ombra…
Dall’esordiente italo-bielorusso Hleb Papou Il legionario racconta la storia dell’unico celerino di origini africane all’interno del Reparto Mobile di Roma, particolare che non diventa un dettaglio quando deve sgombrare case occupate dove ha vissuto la sua infanzia. Daniel, interpretato da Germano Gentile, ha la pelle nera e parla con l’accento romanesco. È uno dei migliori della Celere ma deve confrontarsi con una vera e propria guerriglia urbana per sgombrare il palazzo occupato dove è cresciuto e dove ancora vivono la madre e il fratello.
Altro film interessante è Il filo invisibile, regia di Marco Simon Puccioni con Filippo Timi e Francesco Scianna. Un “filo invisibile” che corre nella vita di Leone, 16 anni con due padri, che mette in campo il tema della convivenza con una scelta genitoriale evidente, ma al tempo stesso complessa e per molti ancora considerata un tabù.  

Dal cinema francese due uscite interessanti: la prima è Beautiful Minds diretto e interpretato da Bernard Campan e Alexandre Jollien, storia di Louis e Igor, che non si conoscono, finché Louis con la macchina investe Igor mentre sta effettuando delle consegne a domicilio per lavoro: da un dramma nasce un viaggio attraverso il Sud della Francia e di due persone che imparano l’importanza di condividere il proprio dolore ritrovando, grazie all’amicizia, la serenità.
Francese anche l’intenso film di Yvan Attal L’accusa, con Charlotte Gainsbourg, Mathieu Kassovitz, e tra gli altri Pierre Arditi, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, storia di una coppia intellettuale con un figlio, Alexandre, studente modello in un’università americana considerato un figlio perfetto fino a quando a Parigi, in vacanza, incontra Mila, che in realtà è figlia dell’amante di sua madre e dopo un’uscita con lei le cose si complicano. Mila, infatti, denuncia Alexandre per stupro ma quell’accusa nasce solo da una vendetta personale o è reale?
Ancora un’uscita dall’estero ed è Seance – piccoli omicidi tra amiche diretto di Simon Barrett, ambientato in un college femminile americano d’élite nel quale si svolge la storia di Camille che arriva nell’istituto dopo la misteriosa morte di una studentessa in seguito ad una serata di spiritismo vero o presunto… Tra il giallo e la suggestione del paranormale, comunque per gli amanti del thriller.

Tra le uscite grande spazio ai documentari, a partire da Senza Fine, su Ornella Vanoni con la regia di Elisa Fuksas, ritratto d’autrice di un mito della musica, premiato a Venezia dalla giuria del Soundtrack Stars, dedicato alla musica e alle colonne sonore. Un racconto tra presente e memorie compresi i dettagli della seduzione, attraverso una fisicità molto amata dagli uomini, che le donne però detestavano. “Ho 87 anni, non pensavo neanche di arrivarci e che esistesse quest’età” dice la Vanoni, protagonista della musica che, per dirla con la Fuksas, “ogni volta che entra in scena fa cinema”. E si vede…
Tra i documentari anche Il mondo a scatti, confronto generazionale tra Cecilia Mangini, numero uno delle autrici tra fotografia e cinema del reale scomparsa un anno fa, e il suo coautore Paolo Pisanelli. Si tratta dell’ultimo film realizzato dalla documentarista in un racconto non solo autobiografico. Una storia delle immagini che mostra il percorso di Cecilia Mangini nel documentario, nella fotografia, nella politica, negli incontri straordinari con Pasolini, Zavattini, il compagno di lavoro e vita Lino Del Fra, con Agnés Varda, la cineasta francese che in una sequenza memorabile di alcuni minuti di puro cinema si mostra come sorella in arte di Cecilia, sempre una grande maestra.
Di Tommaso Landucci infine è Caveman – il gigante nascosto dedicato all’artista Filippo Dobrilla che va alla ricerca in una grotta delle Alpi Apuane a 650 metri sottoterra, dell’opera d’arte più profonda al mondo, un colosso di marmo, nel cuore della terra, al quale lo scultore ha continuato a lavorare per più di 30 anni in assoluta solitudine nell’oscurità della caverna. Un film molto autoriale, su una storia personalissima e per molti inedita.