Week end al cinema, i film in sala 15 e 16 gennaio

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: Padri e figlie protagonisti in Una famiglia vincente – King Richard con Will Smith sulla storia di Serena e Venus Williams ma anche nel francese È andato tutto bene con Sophie Marceau. Brividi con il ritorno di Scream, Il Vampiro di Dreyer e America Latina dei D’Innocenzo.

Nonostante le difficoltà sono almeno cinque i nuovi film che sfidano la paura della pandemia e arrivano in sala. Il più atteso? Senza dubbio Una famiglia vincente – King Richard di Reinaldo Marcus Green ma, soprattutto, con un grande Will Smith, di nuovo, come ai tempi de La ricerca della felicità nel ruolo difficile e delicato di un padre speciale. Nel film, che racconta la storia delle due superstar del tennis, Serena e Venus Williams, cresciute a pane e tennis, è un protagonista straordinario: appena premiato con il Golden Globe già si prepara alla grande sfida dell’Oscar® per il migliore attore protagonista in un film che non è dedicato solo a chi ama il tennis, ma anche alla storia di una grande rivincita familiare e sociale, nel segno dell’integrazione. Non è difficile leggere dietro le riprese l’entusiasmo e la tenacia che ha spinto Will Smith a trasformarsi in King Richard, il padre di Serena e Venus, tra l’altro produttrici di Una famiglia vincente ispirato all’autobiografia di Richard Willliams come anche il fine del film (forse la conquista per Will Smith proprio della statuetta che non arrivò per il film di Muccino La ricerca della felicità).

Ma è indubbio che il protagonista del film sia stato incuriosito e attratto dalla figura di un uomo che delle sue ragazze, con metodo e una tenacia speciale fin dal programma di vita e di training è stato non solo padre ma anche artefice del loro successo. Come nella realtà il film è la storia di come Richard abbia allenato e gestito la crescita delle ragazze con un ritmo perfino maniacale, controllando ogni attimo delle loro giornate. Ma è anche la cronaca di una storia antirazzista sofferta e vissuta all’insegna di un riscatto personale e universale.
Anche in termini di benessere economico, un obiettivo dichiarato e plausibile che, insieme al successo, ha mosso ogni passaggio della vita di casa Williams e il film rende esplicito, come affronta luci e ombre di un personaggio che appare senza dubbio meno controversi di tante interpretazioni che hanno accompagnato la vera storia di una famiglia che ha vissuto quotidianamente nello schema delle strisce bianche dei campi da tennis, dai più poveri a quelli dei grandi tornei che hanno fatto collezionare ben 62 super vittorie alle protagoniste celebrate in questi giorni anche in libreria da una biografia fresca di stampa che ne ricostruisce vita e successi sportivi ed è senza dubbio utile per capire meglio il clima del film.

È un padre ma anche un uomo devastato dalle paure che trasformano la realtà quotidiana in un mondo popolato dai fantasmi dei suoi incubi Elio Germano in America Latina. Dopo La terra dell’abbastanza e Favolacce, premiato non solo a Berlino il terzo lungometraggio dei gemelli, è la storia di un uomo, Massimo Sisti, un dentista di Latina, marito gentile e padre di famiglia con due figlie che adora. Una famiglia perfetta, salvo qualche impensabile incrinatura: a cominciare dalla villa con piscina in cui abita la famiglia, più che una casa uno status symbol. Ma proprio in quella villa c’è un piano sotterraneo che nasconde un orribile segreto, apparentemente inspiegabile fino ad un epilogo che svela una vicenda inquietante e fa riflettere sui misteri della psicologia e sulle paure umane. Un po’ thriller, un po’ horror un film che tiene in tensione dall’inizio alla fine e che parla di incubi quotidiani dei nostri tempi come più semplicemente di dinamiche familiari a volte imperscrutabili…

C’è un altro padre protagonista di una storia che lega il suo rapporto speciale a due figlie e in particolare alla più grande interpretata da un’emozionante Sophie Marceau: arriva dalla Francia e in particolare dall’ultimo Festival di Cannes ed è il nuovo film di François Ozon È andato tutto bene, protagonista un grande André Dussollier e Géraldine Pailhas nel ruolo dell’altra figlia insieme a Marceau.
Un film che mette in scena il dolore e insieme, come in una commedia della vita, la ricerca della morte di un padre che chiede aiuto e complicità per questo alle figlie. Andrè ha 85 anni ed è reduce da un ictus che gli ha cambiato la sua vita, chiede in particolare a sua figlia Emmanuèle di aiutarlo a interrompere il corso di una vita che si annuncia, alla luce della tragedia, decisamente lontana dall’esistenza libera e stravagante che ha vissuto: è deciso, infatti, a scegliere la strada, per legge vietata in Francia, del suicidio assistito, un tema che il film affronta con umanità e leggerezza in un clima che pone grandi interrogativi con una semplicità assoluta.

Per gli appassionati di horror, con America latina dei D’Innocenzo, il film da non perdere è certamente il ritorno di Scream di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, sequel dell’omonimo film di Wes Craven del ’96, che vede il ritorno di gran parte del cast originale a 25 anni dal debutto.
Per la cronaca è il quinto capitolo della vicenda che ha appassionato più di una generazione e questa volta si apre con la vicenda di Casey Becker che riceve une misteriosa telefonata mentre, sola nella sua casa di Woodsboro, in California attende l’arrivo del fidanzato… minaccia di ucciderli se non risponderà correttamente ad alcune domande sui film horror. Venticinque anni dopo la serie di efferati e crudeli omicidi che sconvolse la tranquilla Woodsboro, un nuovo assassino con la maschera di Ghostface prende di mira un gruppo di adolescenti, facendo ripiombare la città nel terrore e riaffiorare le paure di un passato che sembrava ormai sepolto.

Ed è in sala Il Vampiro di Carl Theodore Dreyer. Girato all’inizio del sonoro tra il 1930 e il 1931, capolavoro horror firmato da Carl Th. Dreyer costruisce la sua tensione sulla colonna sonora composta da Wolfgang Zeller riascoltabile finalmente grazie alla nuova incisione della partitura eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Timothy Brock, ora aggiunta al restauro delle immagini realizzato da Deutsche Kinemathek e Cineteca di Bologna cui va il merito di questa riscoperta.

Torniamo ai rapporti familiari con la storia questa volta di due madri in True Mothers di Naomi Kawase che rappresenta il Giappone nella sezione dedicata al Miglior Film Internazionale degli Oscar®.
True Mothers è una delicata riflessione sulla maternità, sul ruolo di ogni madre e sul valore della famiglia in un contesto tradizionale come quello giapponese in cui Satoko e Kiyo sono una coppia sposata, si amano e insieme sono felici, ma non riescono a sancire il loro amore con l’arrivo di un figlio. Il marito è sterile e il fatto di non poter avere figli li fa progressivamente cadere in uno stato di profonda tristezza, finché non scopriranno una sigla no profit che accoglie le madri che non possono prendersi cura del proprio figlio e danno la possibilità a coppie come loro di adottarli e garantirgli un futuro. Lo faranno ma con un epilogo inatteso…

Per gli spettatori romani da non perdere il ritorno in sala di Drive my car, film appena premiato dai Golden Globes (nella categoria in cui non ha avuto il premio, tra l’altro, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino).
Diretto da Ryûsuke Hamaguchi, il film racconta la storia di un attore e regista teatrale felicemente sposato, fino a quando sua moglie, una drammaturga, viene a mancare improvvisamente. Due anni dopo questo tragico evento, Yusuke deve mettere in scena Čechov in un festival teatrale che si tiene a Hiroshima. Qui conosce una ragazza che è stata scelta per fagli da autista. Trascorrendo sempre più tempo insieme a bordo di una Saab 900 rossa iniziano a raccontarsi sinceramente, fino ad affrontare il delicato tema del passato di entrambi…