Week end al cinema: i film in sala il 25 e 26 settembre

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: Grande cinema d’autore con l’attesissimo debutto di Tre piani, ritorno in sala di Nanni Moretti, il poetico e intimista Drive My Car e il film sotterraneo di Michelangelo Frammartino Il buco. Per bambini e ragazzi i cuccioli di Paw Patrol e Space Jam: New Legends con Bugs Bunny e Duffy Duck insieme alle superstar del NBA

È finalmente in sala Tre piani di Nanni Moretti, il film che sigla l’uscita più attesa e importante della settimana non solo per il cinema italiano, in un tentativo di ripresa ancora poco significativo per le sale, soprattutto grazie ai film che hanno debuttato a Venezia. Arriva da Cannes, ma soprattutto da uno stand by forzato per la pandemia, il racconto, per la prima volta nel cinema di Moretti, ispirato da un libro che mette in scena una storia che intreccia sentimenti privati di coppia, amori impossibili e affetti spezzati con un focus importante sul tema del senso di colpa e, insieme della giustizia ma anche sul senso di un complesso rapporto tra padri e figli. Presentato con un’accoglienza particolarmente calda sulla Croisette a 20 anni dalla Palma d’oro de La stanza del figlio, Tre piani intreccia le storie di un condominio trasportando a Roma, tra la borghesia del quartiere Prati, le pagine e i protagonisti del romanzo omonimo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. E l’inizio è subito un colpo nello stomaco: un ragazzo perde il controllo alla guida e una macchina manda in frantumi non solo una vetrata al pianterreno del palazzo ma, insieme, la vita di una donna che sta attraversando la strada, proprio mentre dal portone accanto a quella vetrata un’altra donna, col pancione e le doglie in atto, cerca, sola, un taxi per correre all’ospedale a partorire. Guida la macchina Andrea, figlio di Dora, che è Margherita Buy, per la quarta volta di seguito in un film di Moretti, e Vittorio (il regista, nel ruolo di un magistrato), e Alba Rohrwacher, moglie abituata alla solitudine perché il marito (Adriano Giannini) vive mesi lontano da casa per lavoro, è la ragazza incinta che assiste all’incidente.

I Tre piani del titolo sono quelli della palazzina in cui abitano anche Anna e Renato che sono i nonni di Charlotte, ormai adolescente, che viene a trovarli da Parigi e sarà la chiave di uno snodo importante nel racconto, Non dimentichiamo che nel quadro generale è importante anche la piccola Francesca, una bambina che considera Giovanna e Renato come i due nonni del palazzo e passa molte ore con loro. In sintesi: al primo piano vivono Lucio (Riccardo Scamarcio), Sara (Lietti) e la loro bambina di sette anni. Nell’appartamento vicino ci sono Giovanna (Anna Bonaiuto) e Renato (Paolo Graziosi), che spesso fanno da babysitter alla bambina. Una sera, Renato, a cui è stata affidata Francesca, scompare con la bambina e a Lucio nasce il sospetto che a sua figlia sia accaduto qualcosa di terribile. Al secondo piano vive invece Monica (Rohrwacher), alle prese con la maternità mentre suo marito Giorgio (Adriano Giannini) è sempre all’estero per lavoro. Dora (Buy) è invece giudice, come suo marito Vittorio (Moretti). Abitano insieme al figlio di vent’anni, Andrea (Alessandro Sperduti). Una notte il ragazzo, ubriaco, investe e uccide una donna. Chiede così ai genitori di fargli evitare il carcere. Ma Vittorio pensa che suo figlio debba essere giudicato e condannato. Ma i Tre piani del titolo significano anche altro: rimandano alla psicanalisi (Es, Io e Super Io) e con Federica Pontremoli e Valia Santella, sceneggiatrici con lui del film, Nanni Moretti sceglie di manifestare riflessioni sul senso di colpa come sul tema delle responsabilità, ma sullo sfondo pesa il sospetto di un possibile caso di pedofilia. Tre piani si svolge in un arco temporale di dieci anni, cadenzati in un primo quinquennio, cui segue un secondo, dal 2010 al 2020, con un finale che corrisponde anche al distacco dal luogo d’origine, la palazzina a tre piani, con una simbolica inquadratura finale che apre al futuro, per molti dei suoi inquilini altrove. Senza dubbio, proprio questo finale apre a un altro capitolo, che lì finisce per la narrazione filmica, ma lì nasce per quella della vita “reale”.

Premiato a Cannes è in sala anche il bellissimo Drive My Car per i cinefili più appassionati non solo del cinema asiatico: Cechov e Zio Vanja nel film che racconta con i ritmi del teatro, ma diventa anche road movie parlando di sentimenti come del tempo che scorre e dell’assurdità dell’esistenza nel racconto. E Ryūsuke Hamaguchi anche qui, come accade nel film di Moretti, parte da un racconto (ispirato a Cechov) di Haruki Murakami (da Uomini senza donne del 2014) per regalarci tre ore di immersione lucida nel più intimo sentimento di una coppia, ma anche in un mood che ha qualcosa a che fare con il senso di Tre piani perché affronta il tema della coscienza, ma anche il senso di colpa con la possibilità di una redenzione.

Il film, vincitore del Premio per la sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes, inizia quando ci rivela insieme al protagonista che sua moglie è morta all’improvviso per un’emorragia cerebrale. La coppia, come racconta il prologo, è legata proprio attraverso Cechov, che lei legge per lui in una audiocassetta che accompagnerà il personaggio anche dopo, attraverso un lungo viaggio dentro se stesso e per comprendere la complessa natura di quel rapporto a due. Moglie e marito si amano, ma hanno a loro volta in comune un’esperienza dolorosa e uno ‘strappo’ per un tradimento. Quando lui viene chiamato a mettere in scena Zio Vanja dal festival a Hiroshima con una troupe di attori di diversa provenienza e di lingue diverse, dal cinese al giapponese al filippino al coreano alla lingua dei segni, il film entra in una dimensione emozionante che rende ancora più universale Cechov, ma anche l’intimità di due persone che rivivono un passato attraverso la rappresentazione dei propri sentimenti.

Tornando al cinema italiano, questa volta da Venezia è in sala Il buco, film sotterraneo di Michelangelo Frammartino, Premio Speciale della Giuria della Mostra. Un film d’autore che racconta, come un documentario, una storia vera in cui la speleologia assume altri significati: in Calabria, nella zona calcarea del Pollino esiste infatti un paesaggio sotterraneo importante. Il film racconta un’esperienza immersiva che il regista compie anche in senso metafisico, ricca di simbologie, contrasti, in un abisso che si spinge fino a 700 metri di profondità.

È la rilettura “atemporale” di un mito, ricca di atmosfera e misteri Parsifal di Marco Filiberti, storia di due marinai che trascorrono tutto il loro tempo sull’imbarcazione, tranquilli fino all’arrivo di Parsifal che sciogliendo il nodo che tiene ancorata e ferma la barca, costringe i marinai a scendere dal mercantile coinvolgendoli in un’avventura senza tempo. Due ore per un’ambientazione dal senso universale (in un mondo post apocalittico?) in cui il teatro incontra il cinema in un racconto che sfida un eterno presente.

Da non dimenticare i bambini e le famiglie. In sala anche cartoni animati di Space Jam: New Legends e Paw Patrol. Space Jam: New Legends è il remake del film uscito nel 1996 con Michael Jordan e i Looney Tunes. Questa volta insieme ai personaggi della Warner Bros c’è LeBron James, stella dei Los Angeles Lakers, quattro volte campione NBA. Il film, che ha tra i doppiatori italiani anche Fedez, da metà luglio ha incassato nel mondo oltre 157 milioni di dollari. King James affianca Bugs Bunny, Duffy Duck &Co. (ma anche altre star del NBA) contro la Goon Squad dei cattivi che sfidano la sua Tune Squad. Per gli appassionati del grande basket, ci sono Anthony Davis, Klay Thompson, Damian Lillard, e tra le giocatrici Diana Taurasi, autentica leggenda del WNBA.

Paw Patrol è invece il secondo lungometraggio con protagonisti i cuccioli dotati di superpoteri dell’omonima serie TV per bambini. Ryder e i suoi amici – Chase, Marshall, Rubble, Skye, Zuma e Rocky – vengono convocati ad Adventure City per una nuova missione e, anche questa volta, i super cuccioli dovranno fermare il loro grande nemico: Humdinger. Riusciranno a sventare i suoi perfidi progetti? Ne siamo certi.

Per gli appassionati del genere, l’horror offre con Escape Room 2 il sequel dell’omonimo thriller del 2019. Nato dal gioco omonimo, il secondo capitolo della storia vede Zoey e Ben, entrambi sopravvissuti al gioco precedente, determinati ad arrestare la follia dei sadici ideatori del gioco che nella partita precedente hanno già ucciso quattro persone.

È una piccola commedia presentata al Festival di Monte Carlo: Benvenuti in casa Esposito di Gianluca Ansanelli racconta le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista, con Giovanni Esposito, Antonia Truppo e Francesco Di Leva.

Per i documentari Io resto di Michele Aiello ci riporta invece ai giorni più drammatici del Covid nell’ospedale di Brescia raccontando non solo la professionalità, ma l’umanità di chi ci ha accompagnato durante la pandemia.

Infine, Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi, distribuito da Luce Cinecittà, è il film documentario di Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi dedicato a Levi, presentato lo scorso anno al Festival di Torino, ma dedicato al passaggio di Levi anche a Roma e Matera. Quello che ci propone il film è il ritratto di uno scrittore, pittore e medico, antropologo e poeta per vocazione, condannato al confino per antifascismo. Il film rappresenta le sue diverse tensioni in un florilegio dei suoi temi che hanno a che fare con il significato di libertà, potere, e propaganda. E la scoperta dell’altro, la sua antropologia nel Mezzogiorno dei contadini e delle classi più povere. Un viaggio umano e intellettuale, condotto da Stefano Levi Della Torre, pittore e nipote dell’intellettuale torinese, che a distanza di due generazioni avvia una ricerca che lo aiuta a intraprendere un percorso nella stagione del Novecento popolata anche dagli studiosi di Levi.