Week end al cinema: i film in sala 11 e 12 settembre

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Week end al cinema: Matt Damon nel ruolo di un padre in cerca di giustizia per sua figlia ne La ragazza di Stillwater presentato a Cannes, da Venezia la Napoli scintillante di Martone e Eduardo Scarpetta di Qui rido io con un grande Toni Servillo. Ma il cinema non dimentica i generi tra horror, documentari, animazione…

Riuscirà La Mostra extralarge di Venezia a vincere la missione impossibile di questa stagione ancora segnata dai rischi del Covid? Sicuramente il tentativo di risvegliare la curiosità degli spettatori c’è, tanto più di fronte alla qualità delle prime uscite mentre Venezia è ancora in corso. Ecco allora che, direttamente dal Lido arrivano in sala i primi film applauditi dal pubblico della Mostra: Qui rido io di Mario Martone, con un immenso Toni Servillo per chi ama la Napoli del teatro e delle canzoni ma anche del fascino Belle Epoque che dominava la scena non solo culturale ma anche Welcome Venice di Andrea Segre, che racconta la città durante la Mostra di un anno fa, attraversata dalle paure ma anche dalla resistenza ad un periodo difficile per la pandemia e, ancora, Una relazione film d’esordio di uno sceneggiatore che ha firmato finora cinema e grandi serie e passa dietro la macchina da presa, Stefano Sardo, che racconta  la storia di una separazione parlando inevitabilmente anche di un amore vissuto, con tutti i suoi momenti e i suoi chiaroscuri.

Usciamo però innanzitutto dal Lido per un titolo che certamente attira anche chi ama Hollywood e le sue star: in questo caso arriva da Cannes La ragazza di Stillwater di Tom McCarthy, con Matt Damon in un film intimo, storia di un padre, operaio dell’Oklahoma, ex alcolizzato e finito anche in carcere che decide di rispondere a una richiesta di aiuto della figlia da cinque anni rinchiusa nel carcere di Marsiglia per l’omicidio della sua ragazza. Lei si dice innocente e così, lui parte per la Francia alla ricerca della verità ma anche di ricostruire il rapporto con la figlia. E come ha raccontato a Cannes, Matt Damon è partito dal suo essere padre anche nella vita reale per interpretare il ruolo di Baker che, diceva sulla Croisette, lo ha fatto sentire estremamente connesso alla storia di quest’uomo, al suo senso di dolore e pena. Ma del resto l’incubo di ogni genitore è sentirsi inadeguato e lui si sente così.

E torniamo a Venezia per entrare più nel dettaglio dei film di cui già sappiamo molto dalle cronache di Venezia dove stampa e critica con un’accoglienza affettuosa e molto ‘calda’ hanno definito Qui rido io il film più maturo di Mario Martone. Come in una commedia all’italiana il regista racconta la vita di Eduardo Scarpetta e della sua famiglia molto allargata tra teatro e tanti figli legittimi e naturali, tra cui Eduardo Titina e Peppino De Filippo. Nella Napoli ‘milionaria’, del teatro e della società intellettuale, tra poesia, canzone d’autore e giornalismo culturale, anche la vicenda di un processo per la paternità delle opere a proposito di un plagio contestato da Gabriele D’Annunzio, quando Scarpetta osò parodiare La figlia di Iorio. Un grande cast molto napoletano ma soprattutto di gran teatro: con l’assolo di Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Iaia Forte, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (che discende direttamente dalla dinastia artistica degli Scarpetta, essendo bisnipote di Vincenzo e figlio di Mario). E poi Roberto De Francesco, Lino Musella, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato. Costumi, scenografie e una Napoli non solo ricostruita in un affresco scintillante.

In Welcome Venice di Andrea Segre, il cinema al tempo del Covid, un ‘dietro le quinte’ dell’edizione 2020 del festival, con i rigidi protocolli di sicurezza e le tante limitazioni, ma anche la gioia di tornare al cinema, un piccolo diario filmato, con tanti spettatori di Venezia che riflettono su quanto stiamo vivendo.

E ancora Una relazione di Stefano Sardo, storia d’amore complessa raccontata con sincerità, scritta dall’autore con Valentina Gaia, sua ex compagna di vita. E insieme i due autori spiegano che la sfida del film è raccontare la fine di una relazione, riuscendo a restituirle il senso di un’intimità vissuta. Elena Radonicich e Guido Caprino, i protagonisti con l’ultima apparizione di Libero De Rienzo. “Si inizia dalla fine, ci interessava – dicono ancora – riuscire a raccontare che per lasciarsi in un certo modo bisogna mettere la stessa quantità d’amore che si mette per stare insieme”. Insomma, un film che nasce anche da una cine-terapia, perché gli amori se sono autentici, cambiano molte forme.

Arriva invece da Locarno Il ragazzo più bello del mondo di Kristina Lindström e Kristian Petri, visto a Locarno, sulle tracce del giovane interprete di Morte a Venezia. Un film che racconta la bellezza ma anche il peso di essere considerato “il ragazzo più bello del mondo” attraverso la parabola cinematografica, ma non solo, di Bjorn Andrésen, l’adolescente protagonista nel ruolo di Tadzio di Morte a Venezia di Luchino Visconti in cui spicca il fulgore della sua bellezza efebica, conturbante. Quanto piuttosto per tutto quello che accadrà dopo, a partire dal debutto a Cannes, con la giostra mediatica, le attenzioni gay, il successo planetario e la lunga tournée in Giappone dove Bjorn ispirerà i manga e persino il personaggio di Lady Oscar.

Tra le altre uscite thriller Beast, Il giro del mondo in 80 giorni, in una versione animata e con animali antropomorfi, diretto da Samuel Tourneux e Il profumo del Mirto di Christian Canderan, sulla vita di ‘Kiodo’, bizzarro e simpatico pastore sardo quarantenne, Francesco Mattu detto “Chiodo”, che ci racconta dalla sua infanzia in Sardegna, sino a Tramonti di Sotto, in Friuli-Venezia Giulia, dove vive oggi da oltre un decennio. Una vita libera, nella natura più incontaminata, fra pecore e asinelli, Celentano e la musica tradizionale nella comunità di Ovodda, nel centro della Barbagia.

È proprio ora di tornare al cinema…