Venezia 78: i primi momenti e la grande attesa di Sorrentino

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Venezia 78: Pedro Almodòvar, con Penelope Cruz e il Leone d’Oro a un irresistibile Roberto Benigni per l’opening della Mostra che rilancia cinema e cultura. Una grande serata all’insegna della sicurezza ma anche del glamour. E oggi è il giorno, attesissimo, di Paolo Sorrentino con È stata la mano di Dio.

Un grande Almòdovar, il ruggito del Leone alla carriera a Roberto Benigni e l’applauso lungo, emozionante, affettuoso che ha accolto in sala il Presidente Sergio Mattarella: “è ora che chi ama il cinema lo dimostri tornando a frequentare le sale”, dice, inaugurando la maratona del Festival più atteso dell’anno il ministro della Cultura Dario Franceschini. E questo non è solo un invito ma la sfida che, dallo schermo ai musei, la Cultura, da Venezia, lancia al Covid riempiendo in sicurezza le sale della Mostra.

Passione e politica arrivano subito al cuore degli spettatori con Madres paralelas in cui Pedro Almòdovar parla di maternità con una sensibilità più speciale di sempre al mondo delle donne e riapre ancora una volta la ferita dei desaparecidos nelle fosse della Spagna franchista: due film in uno nel suo viaggio tra le verità non dette e due storie parallele, il dolore ancora vivo per i desaparecidos e l’emotività delle due madri protagoniste (in cui è determinante avere al fianco una musa ‘complice’ come Penelope Cruz  che del film ha detto: “È stato un regalo e quando ho letto la prima volta la sceneggiatura mi sono detta: quest’uomo ha scritto, un’altra volta, un’altra meraviglia”. Al film s’intona perfettamente anche il pensiero che, proprio inaugurando la Mostra, attraverso Serena Rossi, madrina di quest’edizione, Venezia ha rivolto «alle madri afghane e ai loro bambini, madri pronte a separarsi dai loro figli pur di salvarli».

Passione e politica. Ce ne sono state, ovviamente, come in un fiume in piena, anche nello show di Roberto Benigni, Leone d’Oro alla carriera, che ha travolto come sempre il pubblico con l’originalità di un intervento da autentico mattatore della serata: introdotto dalla laudatio di Jane Campion, grande regista e grande amica di famiglia ha avuto parole di omaggio sentito e affettuoso per la Mostra ma soprattutto per un Presidente della Repubblica che ‘porta fortuna’: “La vorrei abbracciare, mi creda… rimanga qualche anno in più. Vorrei essere un Grande Elettore per chiedere il rinnovo del suo mandato, in questi anni ci ha aiutato tanto”. E ancora: ”Il Leone? Mi meritavo un micino, quando l’ho saputo, però, ho ballato la rumba…” Emozionatissimo ricevendo il Leone alla carriera dalle mani del Presidente della Biennale, Roberto Cicutto, Benigni ha dedicato il Leone a sua moglie, Nicoletta: “è suo, abbiamo fatto tutto insieme, per 40 anni. Lo portiamo a casa e lo dividiamo così: io mi prendo la coda per mostrarti la mia gratitudine, le ali invece sono le tue per il talento, il mistero, il fascino, la femminilità. Emani luce.” le ha detto regalandole un omaggio che ha conquistato la Sala come il pubblico che seguiva in diretta da casa su RaiMovie. “È stata la sua Beatrice” ha detto Jane Campion. E Benigni: “Nicoletta, è stato amore a prima vista, anzi a eterna vista”.

Nonostante le limitazioni, infatti la Mostra già conta 9.000 accreditati (3.000 in più rispetto al 2020). E si è aperta con un film che Penelope Cruz ha commentato come sempre con uno sguardo anche sull’attualità: “Un film per questi tempi”, ha detto “nei quali il nuovo trauma è la rabbia”. In sala con i protagonisti della serata le Giurie. In quella del concorso si confronteranno Saverio Costanzo (Italia), Virginie Efira (Belgio/Francia), Cynthia Erivo (Gran Bretagna), Sarah Gadon (Canada), Alexander Nanau (Romania), Chloé Zhao (Cina) e naturalmente il Presidente Bong Joon-ho (Corea) autore del film Oscar® Parasite che dice: “Tutto il mondo ha molto sofferto –ma se guardo indietro mi sembra che tutto sia stata una prova per dimostrare la forza vitale del cinema.

Superata un’inaugurazione all’insegna della sicurezza, dell’ufficialità ma anche di un glamour che ha per molti superato, soprattutto in eleganza, anche l’effetto Cannes di qualche settimana fa, scende in campo oggi il primo attesissimo  film italiano dei 5 in concorso: È stata la mano di Dio  per la prima volta un film “intimo e personale” come ha spiegato Paolo Sorrentino, ”un romanzo di formazione allegro e doloroso – ha detto – costruito su di me che parla della mia storia personale, con lo scopo anche di far capire ai miei figli perché sono sempre schivo e silenzioso.” Un film intimo che non si annuncia, però, come un’autobiografia piuttosto “un insieme di racconti tra esperienze personali, inventati e storie che mi sono state raccontate da altri.”

È stata la mano di Dio racconta, nella Napoli degli anni Ottanta la formazione del giovane Fabietto (Filippo Scotti) che va allo stadio per una partita del Napoli ignaro che proprio quella decisione lo salverà dal tragico destino che colpirà invece i suoi genitori: forse lo salva proprio “la mano di Dio”, che nel capoluogo partenopeo non poteva che essere quella del suo idolo, Diego Armando Maradona.

A Venezia un vero e proprio caleidoscopio di proposte e protagonisti, con poche donne autrici ma moltissime storie di Donne. La prima quella del film con Isabelle Huppert Les promesses del belga Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre) – che ha inaugurato Orizzonti: nel film Huppert è Clémence, prima cittadina che sta completando il secondo – e ultimo – mandato della sua carriera. Una sindaca di banlieue, in un film che mette in discussione la possibilità del coraggio politico.

Via anche alle Giornate degli Autori con un link tra Venezia e l’Oriente nell’opera d’esordio di Chen Guan che porta a Venezia Shen Kong e con Andrea Segre, uno degli autori italiani più coerenti dell’ultima generazione che proprio dieci anni fa debuttava nel lungometraggio alle Giornate con Io sono Li e in Sala Laguna, ha proposto Welcome Venice, una storia di fratellanza, veneziana e universale insieme. In programma anche ‘Il mondo a scatti‘ di Paolo Pisanelli e Cecilia Mangini, la prima documentarista italiana del dopoguerra e pioniera del cinema underground. Anche questa è Venezia. E la Mostra non dimentica i fotografi: con Cecilia Mangini, un personaggio che è stato grande amico del cinema come Pietro Coccia protagonista attraverso le sue foto del corto di Antonello Sarno Pietro il Grande e Riccardo Ghilardi che ha portato a Venezia la Mostra evento sul Covid inaugurata con una serata stellata fin dalla cena a lume di candela, sotto lo sguardo di un meraviglioso dipinto del Tiepolo.

E la Mostra non dimentica i fotografi: con Cecilia Mangini, un personaggio che è stato grande amico del cinema come Pietro Coccia protagonista attraverso le sue foto del corto di Antonello Sarno, Pietro il Grande, e Riccardo Ghilardi che ha portato a Venezia la Mostra evento sul Covid inaugurata con una serata stellata fin dalla cena a lume di candela, sotto lo sguardo di un meraviglioso dipinto del Tiepolo.

Venezia vintage in una serie di ritratti d’autore, infine, nella carrellata che ha regalato alle Giornate degli Autori la regista Antonietta De Lillo, giovanissima fotografa all’inizio degli anni Ottanta.