Cannes 74, fiume di applausi a Nanni Moretti

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Cannes accoglie Tre piani dopo un anno e mezzo di attesa e regala un fiume di applausi a Nanni Moretti. A vent’anni dalla Palma d’Oro per La stanza del figlio dall’intreccio di storie che non conoscono generosità, nasce un film spiazzante, senza l’ironia di un autore che piuttosto sorprende fotografando la fragilità di un mondo borghese, fatto di solitudini, sospetti e poca umanità.

Cannes, 12 Luglio Cannes ha accolto con un affetto emozionante il ritorno di Nanni Moretti con il suo Tre piani, finalmente liberato dal Festival che più ama il suo cinema, dopo un interminabile anno e mezzo di freezer a causa della pandemia. Un film con il quale Moretti sorprende, delude forse i più tradizionalmente ‘morettiani’, ma soprattutto registra un cambiamento spiazzante ma perfettamente comprensibile nel segno di uno stile più maturo e forse tradizionale in cui la regia è perfettamente servita da un cast in stato di grazia dalle protagoniste, Margherita Buy e Alba Rohrwacher agli interpreti assolutamente inediti per il cinema di Moretti, a cominciare da Riccardo Scamarcio e Adriano Giannini fino ai giovanissimi Alessandro Sperduti e Denise Tantucci.

Oltre dieci minuti abbondanti di applausi convinti e affettuosi hanno siglato una serata speciale in una giornata che Moretti, con i giornalisti incontrati da solo prima della conferenza stampa ufficiale, ha commentato con grande buonumore: “Davvero non pensavo che avrei reagito così sportivamente all’idea di dover tenere un film ‘in freezer’ per un anno in mezzo” ha detto con una battuta. E invece è stato possibile e, come ha voluto sottolineare “senza la minima voglia di rimetterci le mani”. A Domenico Procacci, produttore e ‘complice’ di molte altre avventure nei lunghi mesi in stand by ha detto di non voler neanche sapere quanto offrisse Netflix per anticipare l’uscita del film in piattaforma: “non è solo nostalgia, ma rimango felicemente ancorato ai film in sala anzitutto come spettatore. Del cinema in sala non riesco a fare a meno”. Grato a Cannes e alla Francia “perché il cinema viene preso sul serio, come fatto artistico e industriale” dice che l’accoglienza speciale di Cannes gli fa venire in mente suo padre, che insegnava epigrafia greca quando  nei primi anni del liceo, non sapendo di latino e greco, gli diceva: ‘finché dura… Ecco così io penso alla generosità dei francesi e mi dico ‘finché dura…’.

I Tre piani del titolo sono quelli di una palazzina borghese del quartiere Prati di Roma, ma sono anche quelli che danno il titolo al libro dello scrittore israeliano Eshkol Nevo che ha ispirato il film. Protagoniste sono tre famiglie, che abitano in un edificio in cui la quiete regna sovrana ma la vita dei condomini non è certo tranquilla, anzi ogni appartamento nasconde problemi di coppia e famiglie irrequiete e le loro vite finiranno inevitabilmente per scontrarsi. E sono anche psicanaliticamente i piani che rimandano freudianamente a Es, Io e Super Io.

Nel film il racconto si snoda su un arco temporale di 10 anni, cadenzati in un primo quinquennio, cui segue un secondo, dal 2010 al 2020 e infine l’inquadratura finale che apre ad un futuro forse diverso per tutti. Il film sarà distribuito nelle sale italiane dal 23 settembre prossimo, Moretti sta già preparando un nuovo set che si aprirà a Febbraio e si diverte intanto anche ad usare i social media, anche per lanciare queste giornate con un inedito diario della sua presenza a Cannes: “Non mi sono innamorato del social ma li vivo un po’ come se fossero gli ‘extra’ dei DVD del mio lavoro”.

È la prima volta che Nanni Moretti sceglie di dirigere un lungometraggio a partire da materia abitualmente non propria, ma la maturità lo guida più che sull’ironia o sulla critica ideologica sui grandi temi della vita: l’amore, la paura, la solitudine, il segreto, il dubbio. Per molti, sicuramente, una strada sorprendente, ma certamente un capitolo inedito, che svela anche un nuovo sguardo d’autore. E a proposito di narrazioni inedite, alla Quinzaine l’Italia scende in campo con un film corale, formato da tre autori come Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, Francesco Munzi. È Futura, indagine sui giovani che diventa fotografia generazionale, ma anche viaggio tra emozioni, attese, progetti nei quali filtra l’archivio personalissimo di tre stili narrativi diversi che s’incontrano in una vera e propria inchiesta sul mondo che sarà. Almeno negli occhi di una generazione alla ricerca del suo posto in un mondo che, come si intuisce da questa straordinaria foto di gruppo, non è fatto solo di selfie e identità filtrate dalle emozioni chiuse in un telefono cellulare.