Week end al cinema: In sala Rifkin’s Festival di Woody Allen e Due, il film francese dell’italiano Filippo Meneghetti arrivato alla nomination dell’Academ. E dagli Oscar® a Nomadland e Minari sempre in programmazione si aggiunge Pieces of a Woman con Vanessa Kirby, candidata, migliore attrice alla Mostra di Venezia

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Due film evento da segnalare tra le uscite di questa settimana: il cinema riapre timidamente riapre ma ci restituisce l’emozione del grande schermo in molte città. Se non possiamo non consigliare i pochi film italiani in circolazione e i titoli già in sala, arrivati dagli Oscar®  sono assolutamente da non perdere un film attesissimo come Rifkin’s Festival di Woody Allen, commedia agrodolce alla sua maniera, degna del suo più tradizionale ‘graffio’ d’autore e Due, Deux in originale, il film che la Francia ha candidato agli Oscar®, entrato  nella cinquina finalista, diretto dall’italianissimo Filippo Meneghetti, che vive in Francia ma ha portato un po’ di Italia nel palmarès di Hollywood con una mano già molto scura e un tratto di delicatezza assolutamente insolito per un’opera prima in questa sua regia d’esordio.

Per i film italiani è ancora in molte sale, dopo mesi di attesa Cosa sarà di Francesco Bruni con Kim Rossi Stuart, tra i titoli da Oscar® sono certamente da recuperare Nomadland, supervincitore anche per la migliore protagonista, Frances Mc Dormand che ha portato avanti il progetto di realizzare quest’opera dedicata ai nuovi poveri della provincia americana, appunto nomadi senza fissa dimora né occupazione per vivere e Minari, altra storia di immigrazione, molto candidata a Hollywood, con una splendida attrice coreana nel ruolo della nonna irresistibile che nella diretta da Los Angeles abbiamo visto ‘scortata’ sul palco sotto braccio da Brad Pitt (anche coproduttore del  film).

Particolare che  unisce i due titoli, la matrice asiatica che è un’origine importante soprattutto per Chloe Zhao, regista cinese, giovanissima, adottata da Hollywood: l’outsider assoluta di quest’edizione ma soprattutto della storia degli Oscar® che finalmente hanno premiato con lei una donna regista per la seconda volta nella storia del Premio: un  vero segno di apertura al nuovo. Infine tra i film in arrivo dagli Oscar® anche Pieces of a Woman di Kornel Mundruczo e Kata Wéber con Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, premiato a Venezia per il talento di Vanessa Kirby, nel ruolo di Martha privata della sua prima figlia a poche ore dal parto.

E, ancora, Corpus Christi di Jan Komasa con Bartosz Bielenia, film polacco rivelazione delle Giornate degli Autori di Venezia: è la  storia di Daniel, che esce dal riformatorio e si finge sacerdote in una piccola parrocchia di provincia dove i fedeli sono segnati però da una tragedia che ha colpito la comunità.

 

E veniamo finalmente alle due uscite più importanti della settimana, due film da non perdere come abbiamo già sottolineato, a cominciare dal nuovo Allen Rifkin’s Festival con Gina Gershon e un buffo Wallace Shawn che incarna di fatto le ansie e le fibrillazioni d’autore del regista, Louis Garrel, perfettamente in parte nel ruolo di un regista di oggi, poco autore e molto  superficiale, e ancora  un imperdibile Christoph Waltz del quale vale la pena non rivelare il ruolo che è la grande sorpresa finale del film. Commedia a orologeria, ricca di citazioni cinematografiche  in un bianco e nero perfetto, mirabile cone la stupenda fotografia di Vittorio Storaro  (stavolta abbandona i toni dell’arancio per esaltare il verde e l’azzurro di una Spagna marinara ma anche molto cinematografica) il film è ambientato ed è stato girato al Festival di San Sebastian e ruota intorno al protagonista, perfetto alter ego del regista intellettuale, ex critico, professore di cinema al seguito della moglie, addetta stampa di un regista sopravvalutato.

Tra la noia e le citazioni cinefile esplodono a sorpresa nella routine festivaliera le crisi di coppia. Fellini a Bergman, ma non solo, sono una vera e propria magnifica ossessione cinematografica  per il protagonista che sogna sequenze della sua vita ambientate nei film che ha amato o dei quali ama i momenti spesso molto drammatici. Coprodotto anche dall’italiana Wildside, con gli spagnoli,  Rifkin’s Festival è al cinema con Vision Distribution e non uscirà in America in seguito alle vicende giudiziarie che negli Usa più che in Europa continuano a perseguitare il regista ottantenne. Nella sua ‘commedia triste’ anche l’ombra di un sentimento legato alla morte e alla fine  ma con un tono lieve nel quale prevalgono le sue battute di  nuovo memorabili, anche se le storie sentimentali non prevedono per tutti il lieto fine.

Due di Meneghetti con Barbara Sukowa, Martine Chevallier e Léa Drucker, è un’opera prima che ha avuto un debutto  assolutamente folgorante non solo in Francia ma con grande successo due edizioni fa alla Festa di Roma che lo ha ‘scoperto’ e lanciato in Italia: è la storia dell’amore segreto tra due amiche, due signore settantenni che vivono in appartamenti contigui. Quando la  malattia improvvisa di una delle due renderà impossibile continuare a mantenere clandestina la loro storia, esploderà l’incomprensione dei figli e della società. È una prova importante per due attrici tra le più interessanti della loro generazione tra le quali si fa notare  anche la più giovane Drucker nei panni della figlia.

 

Meneghetti italiano, classe 1980, ha trovato la sua ispirazione in Francia, Deux (Due) è arrivato anche alla candidatura al Golden Globe, premiato ai César e vincitore di un Prix Lumière come Migliore opera prima). Il film ha la leggerezza di una storia sentimentale ma è girato come  un thriller, con molti sguardi sospettosi attraverso l’occhio di uno spioncino e una canzone da non sottovalutare: ricordate Chariot? in Italia la cantava  Betty Curtis ed è stata importante, ha spiegato il regista, in un film che ha dialoghi scarni, cosa che rende la storia tra le due ancora più da scoprire.

Buon fine settimana e che sia di nuovo per tutti noi un week end anche di cinema…