Week end col cinema : Profumo di Oscar® a Hollywood che festeggia gli Academy Awards domenica notte, all’insegna del cinema indipendente e finalmente delle registe. Chi vincerà? Mank è in testa ma lo insidiano le ‘ragazze’ di Nomadland. E l’Italia tifa per Laura Pausini e Pinocchio

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Oscar® finalmente in arrivo: nella notte di domenica 25 anche in Italia sapremo in diretta tv a chi andranno le statuette di quest’anno senza cinema in sala, ma l’Italia fa il tifo per Laura Pausini, che canterà dal vivo il suo brano candidato per la migliore canzone  (Io sì, Seen in originale, dal film d Edoardo Ponti con Sophia Loren La vita davanti a sé) e per  le meraviglie del Pinocchio di Matteo Garrone, candidato grazie ai costumi di Francesco Cantini Parrini e al trucco e parrucco di Massimo Pegoretti e Dalia Colli .

La prima notizia, comunque, è che ci saranno molti più ‘presentatori’ ufficiali dei premi e che complessivamente quest’edizione degli Academy Awards sarà più ‘inclusiva’, con più candidati neri e finalmente più donne, registe, in corsa. Con una battuta lanciata dalla stampa newyorkese già si dice che Hollywood abbia superato il tema degli #OscarsSoWhite ,i premi troppo orientati su un protagonismo dei ‘bianchi’,  per puntare soprattutto sugli  Oddscar , un gioco di parole che nasce da ‘odd’ termine che mai come quest’anno significa che avremo gli Oscar® più strani, folli e forse un po’ alternativi alla formula di sempre che potremmo aspettarci.

Più diversità nelle scelte, insomma, ma anche più cinema indipendente e anche se la tentazione di eccedere in glamour come sempre non manca c’è come l’impressione nel mondo che i premi dell’era Covid, pur di superare l’idea del clima non proprio allegro che ha pervaso il mondo in pandemia renda la serata e il verdetto almeno diversi.

Che Oscar® saranno, quindi? Intanto sono premi in ritardo di ben due mesi sulla tabella di marcia, e comunque forse  irrituali nell’ambientazione visto che si annuncia oltre il palcoscenico del Dolby Theatre di Los Angeles anche un collegamento con la Union Station di Los Angeles azzardando consegne dal vivo e solo in presenza di presentatori e candidati. Saranno pochi invece, dopo l’esperienza dello scorso anno, i collegamenti zoom da casa, quelli sì mesti e poco riusciti, mentre è grande la voglia di pensare che questa sia l’edizione del passaggio, dall’austerity pandemica ad un nuovo mondo cinematografico che torni a vivere ritrovando set e soprattutto schermi. Gli italiani, è ovvio, tifano per i costumi e il make up del Pinocchio di Matteo Garrone e per Laura Pausini con la sua Io sì, scritta da Diane Warren, che è già stata nominata 12 volte.

In pole position tra i film comunque c’è Mank di David Fincher che guida la classifica con dieci candidature ed è forse il più cinematografico omaggio (in bianco e nero) alla vecchia Hollywood che senza dubbio piacerà ai giurati, in controtendenza con le altre storie più intimiste in nomination. E allora proviamo ad azzardare un pronostico: c’è gran tifo per Nomadland con Frances McDormand, che racconta i nuovi nomadi sulle strade del west di oggi. Lo ‘spingono’ Golden Globe, Bafta e il Leone d’Oro di Venezia 2020, ma è soprattutto la regista Chloé Zhao ad essere favorita, donna  prima autrice cinese (e non bianca) e quinta donna della storia candidata come migliore regista (l’unica vincitrice rimane Kathryn Bigelow nel 2010 per The Hurt Locker). Ma Zhao non è l’unica: quest’anno corrono per la statuetta più preziosa del cinema anche Emerald Fennel autrice della commedia Una donna promettente, ben cinque candidature, tra cui quella alla sua protagonista Carey Mulligan.

Ancora: quasi certo l’Oscar® per Thomas Vinterberg, Un altro giro (Another Round)dopo gli Efa: un film che il regista ha anche presentato alla Festa di Roma. Parliamo poi di inclusione: tra i 20 candidati attori e attrici di minoranze etniche sei sono i neri: Viola Davis e Chadwick Boseman (l’attore scomparso, che è superfavorito) per Ma Rainey’s Black Bottom, Andra Day per The United States vs. Billie Holiday, Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield per Judas and the Black Messiah, Leslie Odom Jr. per Una notte a Miami. Due sono i coreani: Steven Yeung e Yuh-Jung Young per Minari. E c’è il primo musulmano candidato come miglior attore: Riz Ahmed per Sound of Metal. Chi sarà comunque il miglior attore non protagonista? Daniel Kaluuya in Judas and the black messiah, Kaluuya è l’ attivista nero Fred Hampton, ucciso dalla polizia ma c’è anche Sacha Baron Cohen con la sua interpretazione nel Processo dei Chicago 7 e considerando il processo di questi giorni  a Derek Chauvin, l’ex poliziotto che ha ucciso George Floyd ha parecchie chances. Tra gli attori protagonisti comunque c’è Anthony Hopkins, un maestro, molto candidato premiatonel  1991 per Il silenzio degli innocentiè “padre” di The Father di Florian Zeller, eccellente.

E l’Oscar® per la migliore attrice non protagonista? Glenn Close è alla sua ottava nomination senza aver mai vinto: In Elegia americana è una nonna straordinaria anche se il film non è stato tra i più amati dalla critica e in Minari, storia di una famiglia di emigranti coreani nella campagna dell’Arkansas, la insidia Yuh-Jung , un’altra nonna che arriva dalla Corea… Attrici e attori comunque ci saranno: sfileranno con i ‘premiatori’ presentatori , un vero esercito di talent: Angela Bassett, Halle Berry, Bon Joon Ho, Don Cheadle, Bryan Cranston, Laura Dern, Harrison Ford, Regina King, Marlee Matlin, Rita Moreno, Joaquin Phoenix, Brad Pitt, Reese Witherspoon, Renée Zellweger, Zendaya.

Per loro il dress code è assolutamente elegante. Perché Hollywood come direbbe Pretty Woman vuole la favola…