Anna – La recitazione di Helen Mirren

ARTICOLO DI Gianni Canova

Entra in scena con i piedi. Scarpe rozze, dozzinali. Come potevano essere le scarpe di una spia del KGB nella Mosca degli anni ’80, poco prima della caduta dell’URSS. Il piede tamburella nervosamente sul pavimento, quasi a indicare smania, nervosismo, inquietudine. Dopo le scarpe, la mano: carica di anelli massicci, la muove con scatti nervosi per far cadere la cenere della sigaretta che tiene fra le dita e che le provoca una tosse ostinata. Ha freddo, Olga. Ha sempre freddo. Ha i brividi. Solo perché la stufa è rotta?

Avvolta in un pesante cappotto, con gli occhiali esagonali dalla pesante montatura corvina che spesso scivolano sul naso e tagliano lo sguardo a metà, in Anna di Luc Besson Helen Mirren dà vita a un grande personaggio di spia, rubando più di una volta la scena alla vera protagonista, la spia/modella/killer del titolo, interpretata da una fascinosa e atletica Sasha Luss. Se quest’ultima sembra quasi un ibrido fra la Nikita del primo Besson e la versione russa della vedova di Kill Bill, è il personaggio di Olga il più interessante e finanche innovativo.

Helen Mirren aveva già recitato nei panni di una russa (in 2010: L’anno del contatto e in Il sole a mezzanotte) e anche di una spia (ma del Mossad, in Il debito), ma qui dà il meglio di sè: la sua Olga – ai vertici segreti del KGB – vive nell’ombra, trama, tradisce, addestra con spietatezza le giovani reclute, nascondendo dietro l’apparente anonimato da anziana signora borghese (una di quelle che si fanno la tinta ogni due settimane e indossano abiti scuri o cardigan fuorimoda) un cinismo che sfiora la spietatezza e la ferocia.

Zoppa (la sua gamba è rimasta incastrata in una trappola per lupi nascosta tra la neve di una foresta siberiana), dall’andatura goffa e claudicante, parla in modo sguaiato e volgare ma poi, all’improvviso, sorprende e disorienta tutti citando Dostoevskji: “Non basta l’intelligenza per agire in modo intelligente”. L’intrigo messo in scena dal film lo dimostra: all’intelligenza scacchistica (il che significa capacità di prevedere le mosse dell’avversario e di anticiparle) una spia deve saper aggiungere freddezza, determinazione, assenza di vincoli affettivi o morali, capacità di controllare lo stress e le emozioni. Lei insegna ad Anna a coltivare queste qualità. Ma lo insegna con gelido distacco, affidandole missioni impossibili in cui ogni vota è nascosta una trappola. Vuole verificare se Anna riuscirà a sopravvivere e meriterà di fa parte dei vertici dell’organizzazione. Ma Anna impara benissimo la lezione e inizia a sua volta a fare il doppio e triplo gioco. in una partita dall’esito imprevedibile che avvince comunque lo spettatore. Il rapporto fra le due donne è il cuore del film: Olga ha il potere di stabilire quando Anna potrà essere libera, ma a sua volta lei vive una condizione di non libertà perché vorrebbe prendere il posto del grande capo del KGB Vassiliev: dunque si trova costretta a promettere a Anna la libertà a patto che la aiuti a raggiungere la posizione ambita. Quindi la libertà di una presuppone l’ascesa al potere dell’altra.

Non ci sono compromessi per Olga, solo negoziazioni e trattative, eppure la pignoleria nella recitazione della Mirren (quelle labbra che non si distendono mai, appena appena arricciate dalle rughe che le insidiano il volto) non le impediscono di lasciar trapelare – seppur avvalendosi di una mimica ferrea – una sottile patina di impalpabile affezione nei confronti di Anna. “Ti conosco Anna, ti conosco come fossi mia figlia”, dice. È questo il “dramma nel dramma” di cui parla? Rivede sé stessa nella giovane Sāsa Luss? E il suo dramma si ripete?

All’inizio Anna vendeva Matrioske al mercato di Mosca: che sia una metafora per suggerire che le due donne stanno una dentro l’altra? Solo nel finale Olga appare diversa: il freddo intorno alla donna, che l’avvolgeva come una specie di insistente infezione, è sparito. Per la prima volta indossa un abito di un colore acceso: rosso. Rosso come il rossetto che le illumina le labbra. Sono spariti il cappotto, la sciarpa, lo scialle e al loro posto è comparso un vistoso visone.

Per la prima volta in tutto il film Helen Mirren distende le labbra in un sorriso vivo e tagliente, mentre pronuncia a distanza un epiteto irriferibile alla volta di Anna. La sua maschera ha il primo e unico fremito di umanità. Chissà come sono le scarpe, in quest’ultima scena.