Week end col cinema: Dalla Berlinale, che ci fa riascoltare a sorpresa anche le Notti magiche di Nannini e Bennato, Per Lucio di Pietro Marcello è un film che rende affettuosamente omaggio alla storia d’Italia attraverso le canzoni di Dalla che anche Sanremo ha voluto ricordare in questi giorni di marzo

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Musica & cinema: nei giorni in cui le canzoni dominano dal palco di Sanremo l’attenzione non solo televisiva sulla musica arriva dal Festival di Berlino un omaggio inatteso alla musica che resiste al tempo e alle mode nell’affetto e nella memoria degli italiani. La Berlinale nella versione streaming in corso ancora per pochi giorni propone infatti fuori concorso Per Lucio, il documentario con il quale il regista Pietro Marcello dedica un magnifico omaggio a Dalla nel mese del suo compleanno, questo Marzo che sigla anche l’anniversario della sua improvvisa scomparsa.

Più che un semplice documentario sulla sua storia con Per Lucio il regista di Martin Eden, tra i più attenti nell’uso degli archivi, ci offre l’occasione per un autentico viaggio nel tempo attraverso l’immaginario del cantautore bolognese anche la poesia condivisa spesso con Roberto Roversi. Pietro Marcello ha due ‘complici’ diventati veri e propri compagni di viaggio: il manager di Dalla, Tobia e il filosofo Stefano Bonaga che è stato a Bologna suo amico d’infanzia. A loro il compito di fare da filo conduttore in un racconto che unisce biografia e leggenda, poesia e canzoni, musica e realtà in ritratto che diventa anche racconto di un’Italia cresciuta e cambiata al ritmo delle sue canzoni.

Molti i filmati originali e in parte inediti che il film propone anche in recupero da archivi privati e amatoriali. E il film, dalla sezione Berlinale Special della 71a edizione del Festival , è arrivato in Italia proprio mentre il mondo dei cantautori, con la voce di Giuliano Sangiorgi e i Negramaro, lo ha celebrato nel giorno del suo compleanno anche sul palcoscenico di Sanremo.

“Raccontare Lucio Dalla era per me un sogno, un desiderio antico: da bambino ascoltavo le sue canzoni sul giradischi di mio padre e attraverso la sua musica Lucio ha acceso nel mio immaginario curiosità e grande passione per il suo mondo” racconta il regista. Le sue parole siglano del resto un passaggio epocale nel nostro Paese e sono entrate a far parte dell’immaginario più personale e intimo degli italiani. Pietro Marcello ha conosciuto personalmente Lucio Dalla quando andò a Bologna per presentare il suo film La bocca del lupo: l’idea di realizzare un film sulla sua musica era nata molto prima che Lucio se ne andasse a Montreux in una notte di marzo che oggi è già lontana.

Come dice il regista, Dalla viene raccontato nel film attraverso le sue molte vite: dagli studi universitari mancati al rapporto con la mamma, dall’entusiasmo per i primi successi all’incontro con Roversi, fino alla fase più autonoma delle canzoni considerate liriche colte e insieme popolari.

Com’era Dalla? Secondo Pietro Marcello che nel film mette insieme i dettagli di questo ritratto, anarchico e irriverente, istrione e forse anche sfuggente… Ma il documentario attraverso la sua storia diventa anche racconto, virato in ‘seppia’ di settant’anni di Storia d’Italia, a partire dal dopoguerra e dagli anni del boom economico. Molti gli archivi pubblici e privati ai quali il regista ha attinto: dal Luce alla Cineteca di Bologna, dagli archivi Rai all’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico, solo per citarne alcuni.

Il film unisce del resto biografia e Storia, raccontando il primo Dalla e la sua tenacia nel costruire la sua storia, di poesia e musica, prima che di popolarità internazionale. Una storia che comincia da quando clarinettista in un complesso bolognese suonava tra mille difficoltà economiche e gli capitava, quando si trasferì a Roma, perfino di ritrovarsi senza casa. “Conosco da sempre a memoria tutte le sue canzoni Mi ha sempre affascinato” dice Pietro Marcello “il suo non voler essere ‘mediano’, ma seguire un’originalità unica, come quella di tutti i grandi artisti”. Un incontro virtuale il suo, attraverso la sua musica, quindi, che divenne però anche reale grazie a Toni Servillo, dopo gli anni in cui Pietro Marcello rincorreva Dalla per mostrargli i suoi film ma in realtà non lo aveva ancora mai incontrato di persona.

Pochi artisti come lui hanno saputo cantare così bene il Paese e le sue trasformazioni, un merito che gli riconosce Bonaga nel film, sottolineando quanto le sue canzoni dipingano un’Italia sotterranea. Come avviene in Itaca, in cui gli eroi sono per una volta i marinai che fronteggiano Ulisse: “Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino? Capitano che hai trovato principesse in ogni porto, pensi mai al rematore che sua moglie crede morto?”Ma è soprattutto Umberto Righi, detto Tobia che lo ha accompagnato tutta la vita a raccontarne esperienze e segreti rievocandone la personalità in un viaggio personalissimo che è anche un incontro di amicizia durato una vita.

Da Berlino un’altra piccola sorpresa musicale italiana in un film che arruva dal concorso: in What Do We See When We Look at the Sky? –Cosa vediamo quando guardiamo il cielo? di Alexandre Koberidze, regista georgiano di Tbilisi spuntano le voci di Gianna Nannini e Edoardo Bennato, con Un’estate italiana (“Notti Magiche“), che sigla la storia di un innamoramento per raccontare un sentimento universale. E a quanto pare le note italiane riescono a parlare d’amore anche nel cinema più lontano dal nostro…