Week end col cinema: Si chiamavano ‘musicarelli’ e, da Gianni Morandi a Caterina Caselli ai giovanissimi Al Bano e Romina, Rita Pavone, Little Tony, Shel Shapiro e tanti altri trasformavano un 45 giri in un film popolare. Aspettando il ’68 al cinema si cantava come a Sanremo. E dire che tutto era cominciato con Solo per te Lucia e Parlami d’amore Mariù …

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Nel 1964, mentre già esplodevano i Beatles, Gianni Morandi interpretava un giovane cantante che gli assomigliava in un film intitolato In ginocchio da te. Tre anni dopo, subito prima dell’esplosione del ’68 al primo piano del Liceo Mamiani di Roma (che sarebbe diventato solo pochi mesi dopo uno dei più barricaderi, davanti all’ingresso di una classe con un piccolo ballatoio, sezione E), nell’indifferenza generale, si baciavano Al Bano e Romina, protagonisti di Nel sole. Rocky Roberts trasformava in film Stasera mi butto e un po’ come i divi dei fotoromanzi (pur non essendo per niente attori), cantanti di successo come Rita Pavone, Mina, Caterina Caselli (ancora ‘casco d’oro’) Mal dei Primitives Little Tony trasformavano in piccoli film di grande successo popolare le loro canzoni.

L’Italia a 45 giri conosceva Sanremo ma anche il Cantagiro e la popolarità dei cantanti divenne talmente contagiosa che dal refrain di molte canzoni popolari, nacque un vero e proprio popolarissimo ‘sottogenere’: il cinema dei ‘musicarelli’. Durò una decina d’anni ma per chi c’era è diventata cult come una stagione che aveva dimenticato i primi, veri film nati dal successo di una canzone, come Solo per te Lucia (1952) o ancora prima La canzone dell’amore di Gennaro Righelli che nel 1930 fu il primo film sonoro italiano. E che dire del giovane Vittorio De Sica, attore, che in Gli uomini che mascalzoni cantava Parlami d’amore Mariù?

Un documentario – Nessuno ci può giudicare, di Steve Della Casa, con Chiara Ronchini – con una sorta di premonizione nei confronti di una moda di ritorno ne ha raccontato recentemente, ricostruendone i successi, la lunga stagione che negli anni Sessanta ha trasformato molti cantanti anche in veri e propri divi di quel cinema popolare. L’Italia in realtà non aveva inventato niente perché una mitologia del genere esisteva già a Hollywood e, non a caso. perfino Elvis Presley aveva trasformato a Hollywood i suoi successi canori in film. Ma per i registi e per una scuola di sceneggiatori abituati a molti film che avremmo chiamato poi ‘b movies’ fu facile avviare un vero e proprio ‘filone’ narrativo che iniziò negli anni Cinquanta ed ebbe il suo ‘top’ di popolarità nei Sessanta. Il mondo dei 45 giri trasformati in ‘musicarelli’ si divise tra i melodici come Claudio Villa, e gli urlatori emergenti come Adriano Celentano e la giovanissima Mina, nacquero film più giovanimsti come I ragazzi del juke-box del 1959 o Urlatori alla sbarra (del1960) diretti da un maestro dell’horror come Lucio Fulci. Qualcuno si chiedeva se ‘musicarello’ non a caso facesse rima con Carosello. Ma intanto le produzioni aumentavano identificando con lo stesso titolo un film e un brano musicale: Lisa dagli occhi blu raccontava il plot della canzone di Mario Tessuto verso i 70, a parte un evergreen come Morandi, iniziò un nuovo corso con le voci e le interpretazioni di nomi più giovani, un po’ come si rinnovava il cast dei grandi eventi musicali da Sanremo in giù.

E Caterina Caselli dà una scossa al genere dopo Nessuno mi può giudicare anche conIo non protesto, io amo. Per chi ama le statistiche, bando ai numeri e largo alla lista dei più protagonisti, tra i cantanti: entrano nel casting di quegli anni Mal, Tony Renis, Bobby Solo, Orietta Berti. Se nel 1970 il titolo più noto è Lady Barbara negli anni Ottanta il genere tramonta, con l’eccezione dei nuovi melodici soprattutto napoletani:nasce il fenomeno di Nino D’Angelo che si autociterà deci anni dopo in maniera anche autoironica in film come

Tano da morire (1997), Sud Side Stori e Aitanic (e siamo nel 2000).

Addio musicarelli, il cinema canoro passa ai biopic e al musical italiano. Sono gli anni del cinema che diventa musical e gioca sull’ironia ma anche sulle storie dei protagonisti che diventano fiction. Il viaggio tra i successi cinematografici a 45 giri finisce qui ma Sanremo è in arrivo e come ogni anno riapre capitoli di storia del costume ai quali appartiene anche il cinema. Come diceva Bennato, sono solo canzonette. Ma fanno parte di una memoria popolare evergreen che ci fa sorridere ma non si dimentica.

Ps. Tra le canzoni, però, non dimentichiamo il (buon) cinema…