Est – Dittatura Last Minute – La regia di Antonio Pisu

ARTICOLO DI Gianni Canova

Il cambio di registro avviene poco dopo l’ingresso in Romania. È l’estate del 1989, il muro di Berlino sta per cadere, il mondo sta per cambiare, ma Bibi, Rice e Pago – 25enni romagnoli alla ricerca di una vacanza diversa – non lo sanno ancora. Cercano l’avventura, loro. Vogliono l’emozione. Vogliono sesso facile. Vogliono fare qualcosa di diverso rispetto alle solite estati a Cesenatico. Così partono a bordo della loro auto e fanno rotta verso Est. Prima Budapest, poi Bucarest. Con una videocamera che documenta le fasi del viaggio. Passato fortunosamente il confine con la Romania, in una grigia giornata piovosa, scivolano con l’auto lungo strade deserte, in un paesaggio che sembra galleggiare nel nulla.

A un certo punto, dai finestrini sporchi dell’auto, cominciano a vedere volti e persone. Sono contadini, mezzadri, ragazzini, nonne. Mentre nella colonna sonora parte L’ombra della luce di Franco Battiato, sullo schermo, in finte soggettive, appaiono volti devastati dalla denutrizione e dalla malnutrizione, dal freddo, dall’alcol e dall’indigenza. Sono immagini di repertorio, inserite abilmente nel flusso visivo dei personaggi e di noi spettatori. Immagini di miseria e dignità che toccano il cuore. “Torniamo indietro!”, dice uno dei tre.

Non se l’aspettavano così, il mondo al di là della cortina di ferro. E la scoperta di un’umanità così dolente e indigente è per lo loro un vero e proprio shock. Ma indietro non ci tornano: vanno avanti. E trasformano quella che doveva essere una vacanza spensierata in un viaggio verso la loro linea d’ombra e la conquista della maturità. Anche perché il regime di Ceausescu sta per cadere e loro finiscono per essere testimoni degli ultimi atti di una delle più feroci dittature del Novecento europeo.

Ispirato a una storia vera (i veri protagonisti e le immagini girate ai tempi si vedono sui titoli di coda), Est – Dittatura Last Minute è in bilico fra il road movie e il romanzo di formazione. E la regia di Antonio Pisu sa calibrare molto bene questi due registri in un film privo di pregiudizi ideologici o di tesi precostituite, ma aperto alla ricostruzione di un tempo e di un mondo e all’esplorazione dell’esperienza dei tre protagonisti. Nel cinema italiano, in genere, il tema del viaggio porta raramente alla scoperta dell’alterità. Più spesso – da Salvatores ai cinepanettoni – sfocia nella riconferma degli stereotipi di partenza.

In EstDittatura Last Minute accade il contrario: il viaggio cambia profondamente i tre ragazzi che l’hanno intrapreso (interpretati con simpatica e spontanea adesione al ruolo da Lodo Guenzi, frontman di Lo stato sociale, Matteo Gatta e Jacopo Costantini). Quando tornano a casa, Bibi, Rice e Pago sono molto diversi rispetto a quando sono partiti. E trasmettono anche a noi la piena consapevolezza che la canzone di Al Bano e Romina Felicità, che è conosciuta anche in Romania e che risuona nel finale, ha solo un valore antifrastico e – nel migliore dei casi – amaramente malinconico.