Week end col cinema: Quanti film ‘stellati’ nella cucina dei grandi chef? Ecco un giro del mondo tra cinema e gusto con Bradley Cooper e Catherine Zeta Jones, Meryl Streep e Juliette Binoche… Senza dimenticare tra i top che cucinano sul grande schermo il piccolo grande Ratatouille.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Bradley Cooper, Catherine Zeta Jones, Helen Mirren in guerra con la cucina orientale e Meryl Streep come Julia Child, La cuoca del Presidente e Vatel dalla Francia ma anche l’Oriente e le ricette al cioccolato di Juiette Binoche e la cucina burrosa di Ratatouille… Parlare di gusto nel grande cinema internazionale non può dimenticarsi di loro né della generosità del Pranzo di Babette o del meraviglioso racconto sui sentimenti di un cuoco in pensione ogni domenica ai fornelli per le sue figlie in Mangiare, bere, uomo, donna…E allora proviamo a farlo, questo week end, un giro del mondo tra i grandi chef raccontati dal cinema che in vent’anni di storie hanno regalato, attraverso i film, agli spettatori più golosi una vera e propria scuola di alta cucina, anche attraverso ricette spesso esotiche o molto  complicate.

C’era una volta sullo schermo il piatto di spaghetti sul tavolo di  Sordi americano a Roma. C’erano, negli anni Cinquanta, gli spaghetti al pomodoro nelle tasche di Totò in Miseria e nobiltà poi le pizzelle fritte di Sophia Loren ne L’oro di Napoli. Era cinema -tutto italiano- che ci parlava molto di una fame vissuta durante la guerra e, nel caso di Alberto Sordi, un’icona di di quegli anni, anche, simbolicamente, di una straordinaria voglia di ricominciare .

Oggi come nei più stellati ristoranti del mondo il cinema suggerisce attraverso la rappresentazione degli chef storie di protagonisti alla ricerca a volte non solo del successo ma di un nuovo gusto della vita. Ecco allora, per iniziare un viaggio goloso che continueremo anche recuperando i film italiani che continuano a parlarci di ricette e tradizioni, un giro del mondo in un pugno di titoli con una galleria di splendidi protagonisti e di cucine sempre da rivedere, cominciando dal film forse più gettonato anche in questi mesi anche sulle piattaforme e sui canali televisivi: Il sapore del successo in cui Bradley Cooper è Adam Jones, non un semplice cuoco ma uno chef talentuoso e al tempo stesso capriccioso come una rockstar dalla vita maledetta… Il caratteraccio, un passato tra le droghe e tante scelte sbagliate, gli hanno fatto perdere tutto ma la sua storia proprio attraverso il talento in cucina trova una strada di riscatto e di successo anche attraverso una qualità che lo rilancia chiudendo per sempre il suo passato burrascoso. Curiosità: sembra che Bradley Cooper si sia ispirato, nella costruzione del suo personaggio, a superchef come come Marco Pierre White, Marcus Wareing e Gordon Ramsay, il protagonista, scozzese, tra l’altro, di un successo televisivo come Hell’s Kitchen, Cucine da incubo

Ma cucina non è solo tecnica o ricerca della perfezione: cucinare è gioco, fantasia, passione. E al cinema anche un sentimento in cui il cibo, come l’amore è nutrimento del cuore. Lo dice chiaramente il protagonista di  Soul Kitchen, film del 2009 diretto dal regista turco che vive e lavora in Germania Fatih Akın, che ne ha scritto la storia con la collaborazione dello stesso protagonista greco, Adam Bousdoukos. E infatti proprio cibo e musica multiculturale e amore  sono gli ingredienti di questa storia che vinse il Leone d’argento a Venezia e racconta l’avventura di un cuoco ‘povero’, Zinos, proprietario greco-tedesco di una piccola trattoria di Amburgo conosciuta però per il suo junk-food, che più che di alta cucina sa parlare al cuore della gente. Curiosità: grazie agli insegnamenti di un vero chef, Zinos imparerà che cucinare vuol dire molto di più che sfamare un cliente ma è proporre ricette per l’anima, come un suo must, una zuppa di barbabietole rosse con gnocchetti di tofu ed erba cipollina che è meglio di una seduta di agopuntura… . E come non definire cucina con l’anima quella di  Mangiare, bere uomo donna? Ritenuto da molti il miglior film di sempre su un cuoco è stato girato da Ang Lee quando ancora lavorava a Taiwan, parla del più grande cuoco della Cinae delle sue figlie. Chu, vedovo e grande chef in pensione, è un uomo stanco che ha perso il suo ‘palato’ ma decide di ricopminciare a cucinare per non perdere il dialogo con le sue tre figlie così rende protagonista del film, che è la cucina tradizionale taiwanese: il film è un trionfo per gli occhi e per il gusto tra zuppa di melone bianco, germogli di piselli in grasso d’anatra, costolette agrodolci e ovviamente anatra laccata: Curiosità: la ricetta dei ravioli ripieni al granchio domina la scena anche perché proprio i dim sum, nella cucina tradizionale taiwanese, vengono proposti in un ‘impiattamento’ a cerchio, che rappresenta simbolicamente famiglia e accoglienza.

Anche la commedia parla di alta cucina…con l’anima: in Chef- la ricetta perfetta  Carl è uno degli chef più apprezzati della scena culinaria di Los Angeles ma  ha perso la sua creatività, è divorziato e vive lontano dal figlio. Si riscatterà riscoprendo il valore della cucina più semplice con splendidi tacos su un food track a Miami… Anche in Chef di Daniel Cohen, del 2012, con Jean Reno e Michaël Youn un aspirante cuoco che fa mille mestieri riesce a farcela  diventando chef quasi per caso, prima ostentato poi in fondo aiutato dall’amicizia di un grande chef che finisce per surclassare…

A proposito della Francia la celebrazione della sua grandeur anche in cucina non sfugge al cinema:  almeno due i titoli da non perdere, ovvero Vatel sulla storia del cuoco più grande della storia di Francia (quando ancora i cuochi non erano chef…) e il biopic  in cui Catherine Frot interpreta  Hortense Laborie La cuoca del Presidente, storia vera, pur romanzata, di Danielle Mazet-Delpeuch raccontata con tanto di ricette in primo piano, da un regista appassionato di cucina anche nella cita cone Christian Vincent. Cominciamo da Vatel del 2000 diretto da Roland Joffé, ispirato alla storia vera di François Vatel, morto suicida per la colpa di non essere riuscito a compiere il suo dovere di cuoco a causa di un ritardo nella fornitura di pesce al grandioso banchetto per la riappacificazione del principe di Condé con Luigi XIV. Vatel si toglie la vita dopo un pasto a base dei (troppo) pochi crostacei arrivati.Curiosità: ha davvero lasciato ai posteri come il film tra molto fasto conferma, l’invenzione  della chantilly che per la prima volta appare sulle fragoline…

Dall’opulenza visionaria di Vatel alla storia.  Ne La cuoca del Presidente c’è una cucina di cui è possibile godere anche nella cura degli ingredienti e nei particolari della preparazione: Hortense è una cuoca del Périgord che il Presidente della Repubblica francese nomina, dalla campagna,responsabile della sua cucina personale all’Eliseo. Nonostante le gelosie degli chef che operano nella cucina centrale del Palazzo, riuscirà ad imporsi grazie al suo carattere forte. Curiosità: mettere meravigliosi tartufi e ingredienti provenienti dalla sua terra nelle ricette più apparentemente ambiziose e riuscire così a conquistare la stima del Presidente con la genuinità della sua cucina, quasi a dispetto dei fasti che guidano l’opera dei più famosi chef francesi.

E’ una ricetta completamente ribaltata nella storia di Julia Child che ha raccontato sullo scherno una grande Meryl Streep in Julie&Julia Il film segue parallelamente le vicende di Julie Powell aspirante cuoca di oggi e quelle del suo idolo Julia Child negli anni Cinquanta, durante il suo soggiorno parigino, al seguito del marito diplomatico, nel corso del quale apprende la cucina francese frequentando i corsi del Cordon Bleu Curiosità: il film è nato dal libro di cucina storico in America  nel quale è possibile sperimentare ben 524 (burrosissime) ricette della Child (Mastering the Art of French Cooking) come realmente la popolare e annoiata moglie del diplomatico americano in Francia fece anche in tv e nel blog The Julie/Julia Project – Nobody here but we servantless American cooks….

In  Sapori e dissapori del 2007  la cucina di un ristorante diventa luogo d’incontro e origine proprio di un belissimo rapporto d’amore e di affetti. Remake holywoodiano del tedesco Ricette d’amore (2001) di Sandra Nettelbeck dove lo chef era Sergio Castellitto,  dimostra che ‘non sempre quello che desideri è sul menù perché sono le ricette che ci si inventa a volte a funzionare meglio’. Ma qui la una chef è un’ arrogante Catherine Zeta Jones nel ruolo di Kate in contrasto con i lsuo ‘secondo’Nick che invece conquista tutti, compresa la nipotina di cui Kate dovrà imprevedibilmente occuparsi, con la sua allegria. Cucina a liero fine come in Amore, cucina e curry scontro di civiltà non solo culinaria tra un ristorante indiano che apre di fronte a uno molto più tradizionale (gestito da una rigida Helen Mirren). E’ un film sul rapporto tra tradizione e innovazione, Curiosità: lo scontro tra ricette come il pollo tandori, e il pollo tikka (marinato come l’altro nello yogurt ma con cannella, paprika, chiodi di garofano, aglio, zenzero e succo di lime) e una torta di crepes ai frutti di bosco fatta con le crepese una francesissima quiche lorraine  salata.

Ma il cinema usa il tema el gusto anche per raccontare altro: se in Chocolat con Juliette Binoche una ricetta al cioccolato può cambiare l’ottusità del mondo, in Ratatouille è la celebrazione della memoria e infatti il modo in cui cucina il topino Remy lo dimostra (anche se la sua ratatouille è molto lontana dalle nostre tradizioni, importata dalla ricetta dello chef stellato Keller). Una prpova? La curiosità è che secondo Keller e Remy le verdure affettate sottilmente si alternano a crudo in una teglia con fondo di salsa piperade (a base di peperoni) per poi essere stufate in forno.

Ancora: sentimenti e tradizione in una storia di riscatto in  Big Night storia di cucina italiana in America con l’esigenza di di andare incontro al gusto e alle idee del proprio pubblico anche se  pane e frittata dà il senso della cucina di famiglia e se  Stanley Tucci e Campbell Scott ci dimostrano la potenza emotiva di un semplice timballo, il ‘timpano di maccheroni che viene dall’Abruzzo. E a proposito di potere emotivo e solidarietà come dimenticare il più grande di tutti? Ovviamente Il pranzo di Babette 1987, sceneggiato regia di Gabriel Axel, da Karen Blixen nel quale Babette regala a una piccola comunità che l’ha accolta la sua cucina da grande chef dimenticata al Cafè Anglais di Parigi.

La curiosità è che per la sua generosità e l’effetto di quel pranzo francese in Danumarca in cui «rettitudine e felicità si sono baciate» il film è citato in un’enciclica sui sentimenti e l’amore da Papa Francesco. Che letteralmente scrive:Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film ‘Il pranzo di Babette’, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere.

E la cucina, nel cinema, regala spesso momenti in cui godere del gusto è un vero regalo.