Week end col cinema: Cinque anni senza David Bowie. Grande protagonista con la sua voce da Tarantino a Bertolucci. È stato attore perfino per Oshima, Scorsese, Lynch e John Landis. Tra le curiosità italiane, Space Oddity in versione Mogol e al cinema nel West di Veronesi

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Era il 10 Gennaio 2016, due giorni dopo il suo 69.mo compleanno se ne andava David Bowie. Come non ricordarlo in questi giorni di anniversari a chi ama la sua musica ma anche la sua icona evergreen anche nel cinema? Cinque anni dopo, soprattutto grazie a Stardust, il film che lo ricorda in questi giorni in piattaforma anche negli States, e che la Festa di Roma ha presentato in anteprima nella sua ultima edizione, resta sempre un protagonista indimenticabile per chi ama la musica, certo, ma anche per gli appassionati di cinema. E il mistero della sua ultima canzone, in qualche modo una premonizione, accompagna memorie che proprio in questi giorni lo ricordano, oltre quest’ultimo film che lo racconta giovanissimo, con una pioggia di libri e riedizioni discografiche.

Cominciamo dunque quest’anno di incursioni nei racconti del cinema con gli auguri, soprattutto al cinema che riaccenda gli schermi, ma, intanto con un’incursione nel mondo di un personaggio di cui non ricordiamo forse proprio tutto… E con qualche curiosità: per esempio sul Bowie che Stardust di Gabriel Range racconta alle origini, in quel 1971 del tour americano con il quale sperava di dare una svolta alla sua carriera.

O la questione di quel brano in cui si disse che aveva sentito vicina la sua fine (era Lazarus, pubblicato in Blackstar): “Guarda all’insù, sono in paradiso. Ho cicatrici che sono invisibili” dice Bowie in un verso molto citato già subito dopo la sua morte. Un verso che il mondo dei suoi appassionati, ma non solo, interpreta come premonizione, un ultimo poetico addio.

Ma se raccontiamo oggi David Bowie è perché, a dispetto della sua immagine personale nel cinema, il suo volto magnetico -dai cortometraggi ai film, ai video, alle serie – e non solo la sua voce, ha siglato film importanti nel panorama del cinema internazionale. Sono molti film nei quali non sempre la sua interpretazione (come in Stardust, al quale gli eredi hanno negato la sua musica per la colonna sonora) è accompagnata dalla presenza di una sua canzone.

In quest’ultimo film, postumo, che lo racconta all’alba degli anni Settanta, il giovanissimo David è il giovane musicista ossessionato dalla malattia mentale che aveva segnato la sua famiglia: alcune zie e suo fratello ne erano stati colpiti ma grazie alla musica quel ragazzo sceglie di trasformarsi in Ziggy Stardust, diventando una superstar che sullo schermo è rappresentata in quegli anni difficili anche di trasformazione da Johnny Flynn, giocane musicista e cantante.

Ma torniamo al rapporto di David Bowie col, cinema: tra i film in cui è apparso non possiamo dimenticare nel ’76  il numero uno e certamente il più iconico:  L’uomo che cadde sula terra di Nicolas Roeg. Agli anni berlinesi appartiene la terna di Just a Gigolo ambientata dopo la Prima Guerra Mondiale, poi il ruolo di se stesso in Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane è una sua fan) e nella colonna sonora ci sono bravi come Station to Station, Low, Heroes, Lodger. In The Hunger è al fianco di Catherine Deneuve e Susan Sarandon e sempre nel 1983 è il bellissimo Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima nel quale anche il tema dell’omosessualità viene affrontato nel racconto dei campi di concentramento giapponesi.

Dopo Furyo sempre negli ani Ottanta è Colin Morris, il sicario britannico di Tutto in una notte di John Landis, con Michelle Pfeiffer. Poi arriva Absolute Beginners, Londra anni ‘50 con Patsy Kensit. Dopo Labyrinth, arriva L’ultima tentazione di Cristo  di Martin Scorsese in cui Willem Dafoe è Cristo e proprio lui, Bowie Ponzio Pilato. A proposito di grandi autori, in Twin Peaks Lynch lo vuole nei panni dell’agente Phillip Jeffries, in Basquiat nel ’96 si trasforma invece in Andy Warhol.

Per chi lo avesse dimenticato, una curiosità sul Bowie italiano che appare con Harvey Keitel ne Il mio west di Giovanni Veronesi insieme a Leonardo Pieraccioni e Alessia Marcuzzi. Poi torna alle serie con The Hunger, in cui prende il ruolo che, nella prima serie, era stato di Terence Stamp. Dopo The Prestige di Nolan presta la sua la voce a Maltazard alla versione originale di Arthur e il popolo dei Minimei e in Spongebob si diverte a far parlare Sua Altezza Reale (che non a caso ha i capelli alla Ziggy).

A proposito di voce e di musica, le sue canzoni sono in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, Il bacio della pantera di Paul Schrader in Dogville di Lars von Trier (e Life on Mars è nel finale de Le onde del destino), Heroes si sente in Noi siamo infinito ,That’s Motivation in Absolute Beginners di Julien Temple. Ma in Italia ci piace soprattutto ricordare l’ultimo Bowie, con Ragazzo solo, ragazza sola che uscì col testo di Mogol in un 45 giri del febbraio 1970, versione italiana di  Space Oddity nella colonna sonora di Io e te diretto da Bernardo Bertolucci, film del 2012 con Tea Falco e Jacopo Olmo Antinori. Come dimenticarlo?