Week end al cinema: da Venezia Lacci di Daniele Luchetti con il suo supercast italiano che ha inaugurato l’ultima Mostra del Cinema. Da Cannes il thriller con l’anima di Desplechin Roubaix, una luce. E tra tante storie al femminile un Burraco fatale per sorridere in commedia (non solo) sulle tempeste d’amore.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Situazione ancora difficile in sala ma le nuove uscite -soprattutto italiane- non mancano e se le multisale hanno cercato la ripartenza con Tenet molti cinema puntano sempre di più sui titoli italiani che hanno debuttato a Venezia. Cominciamo allora proprio dal film di apertura dell’ultima Mostra, Lacci, dal romanzo di Domenico Starnone, regia di di Daniele Luchetti, con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante e Silvio Orlando e, ancora, Giovanna Mezzogiorno, Silvio Orlando, Adriano Giannini, Linda Caridi.

Ambientato a  Napoli, alla fine degli anni ’80 è la storia di  una coppia che si spezza, imprevedibilmente quando uno dei due, come spesso accade, scopre la scintilla di un nuovo amore. E’ lui, conduttore radiofonico, per questo ’pendolare’ tra Napoli e Roma a rivelarlo, come una doccia fredda, in una sera normale come tante e da qui parte una storia a tratti drammatica, soprattutto per i figli, spettatori di una vicenda che li coinvolge fin da quando sono appena bambini.

Il film ci fa chiedere se nella vita sia davvero possibile ritrovarsi dopo uno strappo così forte, se una rottura anche drammatica come quella di Aldo e Vanda potrà davvero resistere ad una di riappacificazione apparente e ancora quanto sia fragile l’equilibrio ritrovato e quanto si possa davvero prescindere dai legami, i ‘lacci’ di una vita comunque tenuta insieme a dispetto dagli strappi.

Come lo ha definito il regista presentandolo a Venezia, è un thriller dei sentimenti – passione, violenza, disperazione, ma anche rassegnazione, sconfitta e passività – che Luchetti ha adattato al cinema con Francesco Piccolo. Luchetti, lo ricordiamo, è l’ autore di film come Il portaborse e Mio fratello è figlio unico, I piccoli maestri. Con Lacci torna al tema della famiglia che ha raccontato anche ne La nostra vita, Anni felici e Momenti di trascurabile felicità. E dice:“Come mi disse una volta lo scrittore israeliano Yehoshua, la famiglia è un’ossessione tutta italiana, così come la terra lo è per Israele o il denaro per gli Stati Uniti. La famiglia è un microcosmo che aiuta a raccontare un paese intero”.

E’ una divertente commedia italiana tutta al femminile Burraco fatale di Giuliana Gamba con Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Loretta Goggi trale quali esplode un ragazzo che turberà i loro equilibri, che è il giovane Mohamed Zouaou.

Al centro della storia, come ci annuncia il titolo, il tavolo delle carte che unisce, con un’amicizia molto complice, quattro amiche nel cuore degli ‘anta’, quando, unite dalle carte, scoprono qualche piccolo segreto nel corso di un torneo nazionale di burraco che rimetterà in gioco anche gli ultimi sogni sentimentali di ciascuna. Irma (Claudia Gerini) è musicista, Eugenia (Angela Finocchiaro) è la moglie di un commercialista, Miranda (Caterina Guzzanti) è una vedova mantenuta da una suocera imprenditrice, che è Loretta Goggi.

Paola Minaccioni infine è notaio, con una vera e propria compulsione per il tavolo verde. Nabil (Mohamed Zouaoui) incontra Irma, se ne innamora ricambiato e porta lo scompiglio nella vita di tutte perché le costringe a riflettere su un concetto di “relazione” differente da quello occidentale, ma al tempo stesso rappresenta la differenza tra tradizione e  semplice scelta d’amore. Non importa quale sarà il finale ma la partita non solo a carte è decisamente frizzante.

Paradise Hills di Alice Waddington con Emma Roberts, Danielle Macdonald, Awkwafina e Milla Jovovich racconta la storia di una ragazza alle prese, su un’isola, con la disciplina che deve “rieducare alla normalità” ragazze problematiche, coniderate per questo ‘diverse’.

Ma Uma si ribellerà alle regole imposte dalla bellissima, misteriosa diretttrice.  Anche Sola al mio matrimonio di Marta Bergman ,con Alina Serban, è la storia di una ragazza, una giovane rumena Rom che trova online l’uomo ideale, il marito che possa farla faccia fuggire da una situazione di miseria e degrado. Lo troverà in Belgio. e dalla Romania partirà verso vita nuova, accanto a un uomo “che si lavi e sia gentile”.

Da Cannes 2019 arriva invece Roubaix, una luce di Arnaud Desplechin con Léa Seydoux, tra le altre protagoniste, una rilettura di Delitto e castigo in cui un indaga su tre casi nella sua città, appunto Roubaix, diventata teatro du di povertà e disperazione.

Come si dice nel cinema è un polar, un poliziesco stavolta però con un taglio d’autore che ruota intorno alla figura di un poliziotto con un’aura di santità, l’ispettore Daoud, interpretato dall’attore franco-marocchino Roschdy Zen, molto premiato in Francia. Un bel film tra tante anime perse. E un film con l’anima, soprattutto del suo protagonista.  

E chiudiamo con un documentario, La ruota del khadi di Gaia Ceriana Franchetti in cui la trama che lega il racconto è simbolicamente  il tessuto filato a mano, simbolo dell’anima indiana esaltata da Gandhi quando chiedeva al suo popolo di marcare a diversità dell’India anche vestendo in modo diverso. E’ in sala dal 2 ottobre, giorno della nascita del Mahatma Gandhi, ed è un documentario che racconta l’India attraverso i suoi tessuti ed evoca la figura di Gandhi, che ha fatto delle arti tessili un movimento sociale e politico: proprio il Khadi è Patrimonio dell’Umanità. E il film è anche un omaggio all’India di Yoga, Ayurveda, Meditazione ma non solo.