Miss Marx – La regia di Susanna Nicchiarelli

ARTICOLO DI Gianni Canova

Lei (Eleanor detta Tussy, figlia di Karl Marx) è seduta di fronte a lui (Edward Aveling, suo compagno, militante socialista ma anche fedifrago e approfittatore). Lei gli confessa di non essere mai stata felice con lui. Di essere passata dalla tutela del padre a quella del partner. Rimprovera ai maschi della sua vita di essersi battuti per l’emancipazione della classe operaia, ma non per quella delle donne. Sembra un momento di assoluta verità e sincerità. Ma la macchina da presa allarga l’inquadratura e scopriamo di essere a teatro: Eleanor sta recitando di fronte a Edward una scena di Casa di bambola di Ibsen.

Come dire: per avvicinarsi al cuore della verità bisogna passare per la finzione. È solo su un palcoscenico che si può esprimere e comunicare ciò che nella vita resterebbe  non detto e taciuto. Sta probabilmente in questa scena il cuore di Miss Marx, il bel film di Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta, Nico), ingiustamente ignorato dalla Giuria della Mostra del cinema di Venezia: un biopic spiazzante e rivelatore che propone una rilettura in chiave rock dell’appassionata e tormentata vita dell’ultima figlia del teorico del comunismo, cresciuta nello studio del padre mente questi stava scrivendo Il capitale.

Tre – a mio parere –  gli elementi di forza del progetto artistico di Susanna Nicchiarelli. Il primo è la colonna sonora, firmata dal gruppo post-rock torinese Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, ma con un contributo del gruppo punk-rock californiano dei Downtown Boys (che propongono una bellissima cover dell’Internazionale, in francese, e una di Dancer in the Dark di Spingsteen).

L’irruzione della musica imprime vere e proprie scosse rock alla compostezza del film in costume: a differenza di Sofia Coppola, che in Maria Antonietta piegava a un’estetica contemporanea anche la scenografia e i costumi, Susanna Nicchiarelli usa la musica come elemento di contrasto che dinamizza la messinscena “filologica” e la pone in un certo senso in conflitto con se stessa. Quando irrompe la musica, Eleanor si libera dalle convenzioni , dalle forme, dalle buone maniere, e si scatena in balli che la liberano anche dal suo tempo e la rendono nostra contemporanea.

Il secondo elemento vincente è l’uso dell’archivio: le immagini in costume spesso si intarsiano con immagini di repertorio che evocano lotte operaie non dell’Ottocento (Eleanor muore nel 1898, quando il cinema era ancora ai primi vagiti…), ma del Novecento, a segnalare che la storia  narrata ha la capacità di fendere il suo tempo e – di nuovo – di arrivare fino al nostro tempo. Il film è molto accurato sul piano della scenografia e dei costumi, la Nicchiarelli si ispira a foto e dipinti d’epoca per ricostruire con la massima verosimiglianza gli ambienti e gli spazi, ma poi – continuamente – proietta la storia verso di noi.

Il terzo elemento di forza è l’interpretazione di Romola Garai: l’attrice britannica nata a Hong Kong in una famiglia ebraica di origini ungheresi aderisce al ruolo con un’intensità assoluta: sempre avvolta nei suoi scialli, immersa nell’ombra, scatena un’energia contagiosa, visionaria, indomita e appassionata. Peccato che il suo personaggio non abbia fatto la scelta di Nora in Casa di bambola ma quella della protagonista di un altro libri da lei tradotto e amato, Madame Bovary.

Miss Marx esce in settimana, ed è uno dei film italiani imperdibili di questa ripartenza del cinema in tempi di pandemia.