Cambio tutto! – La recitazione di Valentina Lodovini

ARTICOLO DI Gianni Canova

Tu parli e lui/lei non ti ascolta. Finge di prestarti attenzione ma ha occhi solo per le notifiche che arrivano a raffica sullo smartphone. O per il nuovo video sui gattini pubblicato su Youtube. Tu gli parli e lui non vuol essere disturbato perché sta lavorando. Tu chiami il call center perché non ti funziona il wi-fi, per ore ed ore risponde solo una musichetta di Vivaldi e quando finalmente senti la voce viva di un operatore la linea cade dopo 1 secondo e mezzo.

Paradossi della comunicazione nell’era dei social. L’incomunicabilità sistemica nel tempo in cui tutti ci illudiamo di essere in perenne comunicazione con il modo intero: è uno degli aspetti più interessanti del nuovo film di Guido Chiesa, remake del film messicano Una mujer sin filtro, a sua volta adattamento del precedente film cileno No Filter.

Alla sua quarta collaborazione con la Colorado Film (dopo Belli di papà, Classe Z e Ti presento Sofia), Guido Chiesa immerge nello scenario socio-comunicazionale della contemporaneità il divertente ritratto di una donna sull’orlo di una crisi d’ansia e di nervi: Giulia, quarantenne, vive con un compagno sedicente artista che si fa mantenere da lei, e soffre di insonnia sia perché il compagno russa come uno stantuffo malconcio sia perché il condomino del piano di sopra organizza rave notturni che si protraggono fino all’alba.

Lei è così stressata che “sembra la pubblicità vivente del Tavor”: Sul lavoro, un capo piacione e cretinetti la mette alle dipendenze di una youtuber ventenne che cinguetta scemenze sul suo profilo Instagram, dispensa sculettando “profondissimi” consigli esistenziali (“Godetevi la vita!”) e quando viene ripresa per aver detto che la capitale della Spagna è Ibiza, risponde risentita che pretende rispetto per le sue opinioni. Il mondo va così. E non va molto bene. Per Giulia, poi, va malissimo. Lei è educata, perbene, gentile e disponibile con tutti. Tanto gentile che il mondo la prende a calci e le mette i piedi in testa. Avrà bisogno dell’aiuto di un counselor olistico (Neri Marcoré) per tirar fuori la sua furia repressa e gridare al mondo quello che pensa. Con quali conseguenze? Non lo si può rivelare.

Quello che invece si può e si deve dire è che Valentina Lodovini – che tra l‘altro ha una qualche somiglianza fisica con l’attrice messicana Fernanda Castillo, interprete di Una mujer sin filtro – si mostra sempre più brava, versatile e matura nell’interpretare ruoli da commedia con un valore sociologicamente emblematico e con la capacità di catturare e rendere lo spirito dei tempi.

Nella prima parte del film, ad esempio, è bravissima nell’incarnare la semiotica della gentilezza compressa e repressa, lasciando trapelare l’ansia e lo stress che la divorano attraverso il modo in cui gesticola, sgrana gli occhi, scuote il capo, scioglie i capelli, mette la mano sul petto o succhia il pollice sconsolata. Nella seconda parte invece indossa con impeccabile nonchalance lo stereotipo della donna furente e furiosa: guardate anche solo come insegue lo scippatore che le ha rubato il telefono, e come lo prende a scarpate in testa, per poi urlare agli astanti che invece di aiutarla l’hanno filmata con i loro iPhone. “E ora taggatemi, mi raccomando!”.

Qui incarna la semiotica della perdita di controllo, della liberazione dell’istinto: irrompe nel rave party del trippone del piano di sopra e getta le casse acustiche dalla finestra, liquida con strategica ferocia la youtuberina cinguettante e dice al padroncino seduttore soidisant quello che pensa di lui, guardandolo fisso con occhi di bragia. La furia, quando l’hai fatta uscire, è come il dentifricio: una volta uscito dal tubetto – dice un personaggio – non lo si può più rimettere dentro. E lei non ci pensa proprio, a rimetterla via, la sua furia. Solo la deve disciplinare.

Deve trovare un compromesso fra il prima e il poi. E lo trova, con una sintesi perfetta nella scena dell’ultimo colloquio con il counselor olistico, quando prima inumidisce gli occhi e poi sa passare quasi repentinamente, con grande naturalezza e credibilità, dalla commozione al sorriso ironico. Davvero una bella prova d’attrice, sotto la direzione di un regista che ormai si muove completamente a proprio agio dentro i meccanismi e ritmi della commedia sofisticata.