Week end col cinema ma soprattutto con il centenario di Alberto Sordi che continua a raccontarci la Storia d’Italia attraverso Nando Moriconi e il vigile Celletti, il soldato Jacovacci e il Marchese del Grillo ma anche il carbonaro Gasperino e il borghese piccolo piccolo, fino all’indimenticabile medico della mutua Guido Tersilli

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

In una mattina livida del febbraio 2003 Roma, proprio tutta Roma, l’ha salutato come un fratello, un padre, un cugino, l’amico di famiglia, soprattutto come un vero e proprio Ottavo Re. Sì, più di tutti i romani, più di tutti i grandi personaggi che Roma ha dato allo Spettacolo, Alberto Sordi se ne andava quel giorno con un tributo oceanico, in un bagno di folla che in un momento sembrava la più grande platea dei sui spettatori. Ed è una simbolica distesa di spettatori quella che in questo week end sicuramente accende una candelina per i suoi cent’anni. Il centenario di un romano speciale che continua a regalarci risate, con la comicità, una galleria di ritratti a dir poco clamorosi, non solo della più schietta romanità. Com’è nata la sua comicità? Fin da quindicenne quando faceva teatro a casa con le marionette, poi certamente alla radio, tra i primi cliché che s’inventava ai tempi dei ‘Compagnucci della parrocchietta’ e di Mario Pio e super popolare con l’inconfondibile doppiaggio di Ollio. Forse, chissà, anche solo guardandosi allo specchio e provando e riprovando quelle facce, quella risata, quel modo di essere romani che, come dice il titolo del bel documentario che per questi vent’anni gli ha regalato Fabrizio Corallo, ci fa domandare se in fondo ‘Siamo tutti Alberto Sordi?’.

Come raccontarlo, come ricordare Albertone, quindi, senza essere banali? Forse per esempio cominciando dal suo stesso racconto della prima volta a scuola, non alle elementari bensì alla scuola di recitazione milanese dove cercò di cominciare, ma dalla quale fu cacciato. C’era andato, lui, nato dietro San Cosimato, nel cuore di Trastevere dove già di prima mattina le finestre profumavano di sugo sui fornelli, quasi pronto per un piatto di spaghetti, per togliersi certe inflessioni dialettali che gli sembravano un impedimento per fare l’attore e la sua insegnante, all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, lo rimandò a casa.

In un’intervista mi raccontò testualmente: “Quelle lezioni erano uno sforzo terribile e pensavo di non farcela perché carrozza per me era ‘carozza’, guerra era ‘guera’, borsetta era ‘borzetta’”. Tornò orgogliosamente a casa, respinto con perdite. E raccontava: “Mi dicevano: Sordi, l’attore deve parlare da attore, non come parla la gente” e lui: “L’attore parla come parla”.

Tanto ha avuto ragione, almeno nella sua storia di protagonista che non ha mai tradito le sue origini e sulla romanità ha costruito il suo successo, un grande successo non solo popolare negli oltre 150 film interpretati e diretti, evergreen che gli sopravvivono rendendolo sempre presente, in una sorta di immortalità che a pochi è concessa da un pubblico che era proprio quello che lui cercava quando non voleva ‘parlare da attore’.

Un buon mezzo secolo di Storia d’Italia nel suo cinema. E suoi personaggi sono rimasti nella memoria collettiva in una galleria che rappresenta insieme il meglio e il peggio degli italiani: il vigile e il magistrato, il medico della mutua e il detenuto,

l’emigrato, i molti seduttori, il vedovo cinico, l’opportunista e il soldato, il tassista e il Marchese del Grillo e l’Avaro, il Borghese piccolo piccolo e il capocomico dell’avanspettacolo… Per non parlare almeno di una decina di mariti o compagni di avventure in coppia con Monica Vitti o del padre navigato che porta il giovanissimo, ingenuo Carlo Verdone In viaggio con papà

A Bari, solo un anno fa, un’ovazione al Petruzzelli che gli ha regalato l’omaggio di uno splendido restauro di Polvere di stelle girato proprio sul suo palcoscenico. Ennesima prova dell’affetto che lo accompagna ogni volta che un suo film torna a farci ridere e anche a farci riflettere sul suo modo inconfondibile di inventare i caratteri a cominciare da un particolare, qualcosa che lo colpiva sempre fin da bambino nelle persone che incontrava. Come quel compagno di scuola nato a Rimini che salutava sua madre dicendo: “Buongiorno signora, oggi mi sta bene?” e diceva quel ‘bene’ -raccontava Sordi ridendo- con una ‘e’ così stretta che diventò un gioco ma anche un po’ la sua ossessione, tanto per non dare soddisfazione a sua madre che a lui diceva: “Lo senti come parla bene?  Anche tu dovresti parlare così…”.

Ma torniamo ai suoi personaggi e proviamo a mettere a fuoco i più popolari lasciando a ognuno la voglia di scegliere quelli che ama di più o, magari, aggiungerne con la memoria pescando da altri film e altre interpretazioni.

E non si può non cominciare dall’Americano a Roma, Nando Moriconi, che nel 1954. mette a fuoco in un appartamento a ridosso del Ghetto un personaggio che, almeno a parole ama tutto (o quasi) dell’America guardata con gli occhi del dopoguerra nel cuore della ripresa economica italiana ancora agli inizi: nella sua personalissima guerra a spaghetti e fiasco di vino contro il ketchup e un più sano bicchiere di latte freddo vincono a mani basse gli spaghetti. Via le salse, basta col latte e parte la frase cult del suo cinema più popolare: “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno…”

Nella classifica dei più popolari protagonisti del cinema di Sordi svetta anche il mitico Medico della mutua costruito insieme al regusta Luigi Zampa: è il dottor Guido Tersilli in irresistibile ascesa, capace di entrare nelle grazie della stagionata moglie di un recordman del settore quando capisce che potrebbe ereditarne i suoi assistiti.  Siamo nel ’68 e Sordi, anche co-sceneggiatore e produttore del film, è il re degli arrivisti. Inarrivabile e molto, molto romano è anche il doppio personaggio del Marchese del Grillo che ha il suo alias nel carbonaio Gasperino in un film di Monicelli del 1981: Onofrio del Grillo, nobile della Roma papalina del 1809, nasce a misura di Sordi. Come il suo povero sosia vittima di uno scherzo crudele.

Si chiama invece Alberto Nardi ed è un industrialotto che vive sulle spalle della moglie ricca e bruttina che ha impalmato per interesse Il Vedovo, cult in cui Sordi fa coppia con una straordinaria Franca Valeri, Elvira, la ricca milanese di cui architetta la morte finendo vittima del suo stesso piano. Un personaggio spietato in un film che rivela il massimo del suo cinismo. Lei lo chiama ‘Cretinetti’ e lui ci lascia la celebre battuta: “Che fa marchese? Spinge?”

 Non fa parte della galleria romana ma ha la firma di Fellini Lo sceicco bianco (1952) in cui Sordi è Fernando Rivoli, divo dei fotoromanzi che fa cadere tra le sue braccia una sposina infatuata del suo fascino. E nel mare di Fregene le sussurra come se fosse ai Tropici: “A me il mare m’attira… Sento una voce fin da bambino… Dovevo fare il capitano di lungo corso, e invece…”.  Tanti ancora i suoi personaggi indimenticabili, non solo comici: per esempio l’impiegato Giovanni Vivaldi del più nero dei suoi film, Un borghese piccolo piccolo in cui con la regia di Mario Monicelli diventa torturatore del ragazzo che in una rapina maldestra ha ucciso suo figlio nel giorno del concorso che lo avrebbe potenzialmente candidato ad entrare nella burocrazia ministeriale  in cui suo padre è invecchiato.

Né si possono dimenticare Oreste Jacovacci de La grande guerra  dove Sordi è tragico e comico come Il vigile Oreste Celletti che multa il sindaco De Sica per eccesso di velocità e ancora, Il tassinaro che imbarca sul taxi pure Fellini e Andreotti o Remo Proietti protagonista con la moglie Augusta del  terzo episodio di Dove vai in vacanza (sono i due fruttivendoli romani che i figli, laureati, mandano in ‘vacanza intelligente’ alla Biennale di Venezia).

Infine Guglielmo Bertone, il giornalista televisivo ‘dentone’ de I complessi. O infine Silvio Magnozzi il partigiano che diventa giornalista ma si vende (poi si riscatta) al potere nel trasformismo del boom, forse, in Una vita difficile, il più completo e interessante dei suoi personaggi.

Siamo tutti Alberto Sordi? Come risponde Renzo Arbore nel film omaggio del Centenario diretto da Corallo:”Con quel faccione, con quel sorriso, con quegli occhi, con quelle guanciotte” Sordi resta comunque “l’uomo più simpatico d’Italia”.