Week end col cinema: Il cinema salvato dal vecchio sogno del Drive in? Se ne parla. E quel grande schermo vintage riaccende la memoria sull’America che lo ha celebrato: da Grease e American Graffiti agli Happy days del vecchio Fonzie in tv

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Una bionda che grida ‘I love you’ da una Ford Thunderbird bianca e all’orizzonte la partenza per un college dell’East Coast ma forse, soprattutto, la paura di diventare grandi. C’è poco tempo in quella corsa per costruire una vera love story oltre un ‘ti amo’ e naturalmente, in un film cult come American Graffiti George Lucas, in neanche un mese di riprese, non poteva che far sognare gli spettatori con un po’ di cinema nel cinema. Non in sala, piuttosto, sui sedili di quelle auto già vintage, tra hamburger, pop-corn, mostarda e patatine fritte e ancora lo schermo acceso di un Drive in.

Il vero set era al Mel’s Drive in Restaurant e nel film fecero subito sognare i giovani attori del ’73, quelli che avrebbero lasciato più di una traccia pure nel mondo dei premi si chiamano: Richard Dreyfuss, Ron Howard e un giovanissimo Harrison Ford. Erano ragazzi cresciuti certamente, a proposito di macchine e cinema, col mito di James Dean, ma la sua carriera si era spezzata proprio in una macchina. Tornando a quel film del ’73, il vero protagonista, nella memoria collettiva degli spettatori di allora, resta in tutto il mondo un altro mito americano: proprio il cinema al Drive in. Ne parliamo improvvisamente in una primavera di mezzo secolo dopo, e in Italia, perché in questo tempo sospeso, mentre il cinema del lockdown è solo sugli schermi di un televisore o in un dvd visto sul computer proprio il Drive rischia di tornare d’attualità, riveduto e corretto come si dice. Comunque protagonista, se non di veri e propri progetti, di sicuro della grande domanda sul cinema della riapertura: un interrogativo sul quale non solo gli spettatori ma gli esercenti e tutta l’industria del cinema aspetta una possibile risposta.

Il cinema da vedere potrà davvero ricominciare da un’estate, e magari anche un autunno al Drive in, in questo 2020, in Italia? La proposta c’è ed è nata pensando a come far coincidere una ripresa delle sale con le regole del distanziamento e, più in generale, della sicurezza che, di riapertura in riapertura, sembrano ancora allontanare una possibile data di ritorno nei cinema per i film e soprattutto per i loro spettatori.

Ovvio, bisognerà considerare il tema dei permessi, della compatibilità con spazi urbani disponibili, con l’obbligo della mascherina e anche con la possibilità di frequentarlo per la cosiddetta categoria allargata dei ‘congiunti’. Troppo presto per trovare la risposta giusta.

È un fatto che alla sola idea di passare un’estate recuperando il gusto del cinema non solo in un’arena bensì in un’arena per le auto, il mito del Drive in ha fatto tornare alla mente la storia di un luogo e un cinema che dall’America qualcuno ha provato, negli anni, a importare anche in Italia come un paio di jeans, un hot dog e un hamburger. Con o senza cipolla e cetriolini.

Curiosando sul web, tra le notizie che hanno improvvisamente riportato all’attualità il mito di quell’America c’è naturalmente una storia che ci riporta addirittura negli anni Venti con il Kirby’s Pig Stand, praticamente il nonno in quel caso dei ristoranti col fast food in auto in che sarebbero diventati anche cinema nei ’50. Nacquero lì a quanto pare le carhops, proprio quelle ragazze che portavano alle macchine i vassoi con gli hamburger, hot dog e patatine sui pattini a rotelle. A un prete americano, da quell’esperienza così popolare, venne addirittura in mente, per diffondere meglio il Verbo tra i giovani, di aprire la prima chiesa drive-in. Andò meglio al signor Hollingshead, Richard Hollingshead, rivenditore di ricambi per auto: pensando alle difficoltà di sua madre, decisamente sovrappeso, di sedersi nella poltrona di un teatro. Nell’estate del 1933, in un paesino sperduto a pochi chilometri da Philadelphia, pensò che il ristorante Drive in con uno schermo avrebbe potuto offrire qualcosa di diverso, molto diverso e appetitoso anche per il cinema: nacque ufficialmente il primo drive-in. Un modello talmente diffuso in America che il costume dei ‘50 a metà di quel decennio ne conta più di 4 mila.

La moda americana comunque fu importata anche in Italia da qualche coraggioso industriale del settore: è del 28 agosto 1957, per la storia, il taglio del nastro del Drive in italiano più importante e più grande, a Casal Palocco, Roma (verso Ostia per i non romani che magari non conoscono bene la topografia della capitale). E proprio sulla strada verso il mare dove decine auto s’incolonnavano per guardare un film sotto le stelle; anche se a volte da un parabrezza non perfettamente pulito e alla faccia delle supertecnologie che sarebbero arrivate nelle sale nei decenni a venire. Quello schermo in cemento di 540 metri quadrati, il più grande d’Europa, è ancora lì, un monumento al passato ormai abbandonato, sopravvissuto alla sua stessa memoria come, forse, il film di Dino Risi (che meriterebbe un recupero…): La nonna Sabella con un poker di protagonisti come Tina Pica, Peppino De Filippo, Sylva Koscina e Renato Salvatori, allora già un bellissimo sulla cresta dell’onda.

Altri film, altri tempi. Tornando alla realtà contemporanea, a parte i sogni americani, sembra proprio che le sale siano destinate, tra le ultime attività a ripartire, ben oltre la Fase 2. Per questa ragione una cordata di enti, associazioni e di esercenti, sta pensando al progetto CineDrive come l’unico possibile modo per godere un film su grande schermo durante la prossima estate. Ci pensa la Cineteca di Bologna, con un possibile progetto che oltre Piazza Grande possa immaginare quest’estate proprio il cinema in auto a Dumbo, l’ex Scalo merci, o al Parco Nord. A Milano c’è stata un’esperienza estiva all’Idroscalo grazie a Cinema Bianchini (alla Bovisa c’è fissa un’installazione anni Cinquanta) e a Roma resta sempre il ricordo di quello schermo 38×16 verso Ostia dove il Drive in poteva arrivare fino a 750 automobili.

Torniamo al cinema. Abbiamo cominciato ricordando American Graffiti (che si apre proprio in un drive-in). perfino Wikipedia ci ricorda che il cinema ci porta al Drive in con F.B.I. – Operazione gatto. La leggenda di Al, John e Jack. E c’è una generazione di ex piccoli spettatori che non dimentica Fonzie e i suoi amici in Happy Days, (all’Arnold’s Drive-In).  Noi ricordiamo soprattutto il successo numero due di John Travolta dopo La febbre del sabato sera: ovviamente Grease, regia di Randal Kleiser, con Travolta e la mitica Olivia Newton-John. Se siete abbastanza grandi da ricordare la storia di quello spaccone di Danny Zuko, il leader dei Thunderbirds, e della sua Sandy tra gli studenti della Rydell High School non potete dimenticare con loro e con Rizzo, Franchie, Marty e Jan l’emozione di quelle immagini e di una colonna sonora evergreen anche nelle coreografie tra le auto di un Drive in… Rivedere per credere. Magari l’estate prossima tra qualche nuovo titolo sullo schermo di un Drive in?