7 ore per farti innamorare – La sceneggiatura di Giampaolo Morelli e Gianluca Ansanelli

ARTICOLO DI Gianni Canova

Una notte di luna in riva al mare.

Lui e lei sono vicini.

Potrebbe essere il momento in cui finalmente confessano l’uno all’altra la reciproca attrazione.

E invece no. Lui gioca con il cubo di Rubik che porta spesso con sé.

Lo rilassa, ha detto in precedenza. È uno scacciapensieri.

È un cubo dai colori anomali: solo blu, nero e bianco.

Guarda caso, gli stessi colori che indossano i personaggi.

Sia lui (Giulio, giornalista economico in crisi sentimentale) sia lei (Valeria, coach di una “scuola di rimorchio” per maschi impacciati e incapaci di relazionarsi con le donne) hanno le medesime cromie del cubo. Quasi a rivelare che l’ambizione di chi li ha vestiti così è di fare in modo che esercitino su noi spettatori lo stesso effetto che il cubo esercita su Giulio: un’occasione di relax, uno scarico di tensione, un amuleto contro l’ansia. Perché è questo, in fondo, 7 ore per farti innamorare: una commedia romantica con venature ironiche che gioca con onestà sui tasti canonici dell’entertainment sentimentale per regalarci un’ora e mezza di buonumore.

Giampaolo Morelli – al contempo, regista, interprete, sceneggiatore e autore del romanzo da cui il film è tratto – abbandona i panni dell’ispettore Coliandro o quelli del killer-guappo che interpretava in Ammore e malavita dei fratelli Manetti per indossare quelli di un napoletano atipico e lontano dai cliché: perbene, preciso, educato, rispettoso delle regole, discreto, timido quanto basta per aver bisogno della “consulente” sentimentale interpretata da Serena Rossi dopo aver scoperto che la donna di cui è innamorato e che stava per sposare (Diana Del Bufalo) lo tradisce e va a letto (meglio: fa la doccia…) con il suo capo.

A partire da questa situazione canonica, Morelli gioca con verve sul tema delle regole dell’attrazione, insaporendo l’intreccio romantico con una serie di sottotesti animati dai personaggi secondari che invece ripropongono i cliché da cui i due protagonisti si allontanano: c’è il direttore della rivista MachoMan interpretato da un sapido Vincenzo Salemme e c’è l’amico/spalla del protagonista, barbuto, bulimico, petulante e sfacciato con le donne, interpretato da Fabio Balsamo, già youtuber e membro dei The Jackal.

In una Napoli borghese e inconsueta, lontanissima anche in questo caso dai luoghi comuni del degrado e dei vicoli pullulanti di malavita, la sceneggiatura gioca sul continuo attrito fra gli stereotipi riproposti dai personaggi secondari e la non-canonicità incarnata dai due protagonisti, in una struttura che sfida sorridendo la nostra incredulità portandoci spesso in situazioni inverosimili ma gradevoli, come la prova di corteggiamento spinto che Giulio attua con Antonia Truppo, tutta recitata in una napoletano strettissimo e ai limiti del kitsch, o la scena della partita a beach volley sulla spiaggia, con tanto di ralenty e plongé sulle note di I Don’t Care.

Per non parlare del finale, che osa un’ambientazione assolutamente inedita e inconsueta per far ritrovare i due protagonisti che hanno finalmente capito che l’amore è qualcosa di più che una semplice risposta a uno stimolo genetico.  Programmato per l’uscita a marzo nelle sale, 7 ore per farti innamorare è un altro film che viene distribuito direttamente on demand in Tv per il protrarsi dell’emergenza sanitaria.