Week end col cinema: Buon compleanno a Quentin Tarantino. Per festeggiarlo qualche consiglio per conoscere meglio, oggi -senza cinema in sala- chi ha ispirato il suo grande talento e le sue grandi passioni: da Corbucci e Margheriti a Sollima, Tessari e soprattutto Sergio Leone, in un omaggio proprio al cinema italiano…

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

In C’era una volta…a Hollywood, il suo ultimo film che ha regalato Golden Globe e Oscar® a Brad Pitt, il produttore Marvin Schwarzs invita Rick (protagonista di serie tv poco amato dall’establishment di Hollywood) a fare per qualche tempo un’incursione in Italia per un ingaggio interessante. Marvin è uno straordinario Al Pacino e Rick, che a Hollywood non riesce a sfondare, ovviamente il protagonista del film, Leonardo DiCaprio. Soprattutto di quel duetto colpisce a sorpresa gli spettatori italiani l’identità dei registi che il produttore gli propone: ben quattro film italiani diretti, tra gli altri, da registi ‘interessanti’ che si chiamano, per esempio, Sergio Corbucci e Antonio Margheriti.  Sono tra i miti di Quentin Tarantino, lo sappiamo. Insieme a Duccio Tessari, Sergio Sollima e soprattutto al più grande di tutti, Sergio Leone.

C’è chi ha immaginato che chiamando Leo il figlio appena nato, il grande Quentin abbia voluto rendere omaggio proprio a un attore da sempre suo grande amico, DiCaprio, ma anche al regista Leone, appunto – di un cinema che adora proprio come ama dichiaratamente con i poliziotteschi il western italiano. Gossip, solo chiacchiere di cronaca (molto rosa) per festeggiare due volte oggi il regista che compie gli anni ma anche un ex ragazzo molto vivace che ora, quasi sessantenne, ha messo su famiglia. Ma resta la considerazione per quella sua passione antica, mai smentita fin da quando, all’inizio della sua carriera e non solo, dichiarava “No, non credo che riuscirò mai a girare qualcosa di così perfetto come l’ultima sequenza de Il buono, il brutto e il cattivo, Ci proverò, certo, ma non credo che riuscirò mai a raggiungere quel livello” dichiarava all’inizio della sua carriera.

Ovvio che nel tempo non solo gli appassionati del suo cinema si sono convinti esattamente del contrario – e forse Leone sarebbe il primo ad amare  il cinema di Tarantino- ma per  chi avesse la curiosità di  sapere dove quella passione è cominciata basterebbe citare un titolo, non di un film ma di un libro: The italian western: The Opera of Violence, il primo letto sul tema  da quel ragazzo che già sedicenne non voleva più studiare e che tra i  suoi mille mestieri nel  1985 aveva scelto di vendere e consigliare VHS in affitto in un piccolo negozio americano per appassionati non solo di blockbuster .

Erano esattamente 35 anni fa e Quentin, che ne compie oggi 58, neanche immaginava il suo destino: nasce il 27 marzo 1963 a Knoxville, in Tennessee da una madre neanche maggiorenne e già sola, poi l’infanzia e l’adolescenza a Los Angeles, il sogno del cinema fin dall’età dei fumetti. Dopo il divorzio dalla scuola, il corso di recitazione pagato con mille lavoretti occasionali e finalmente il negozio dei VHS di Manhattan Beach, dove comincia a scrivere i film che sogna. La prima sceneggiatura è Una vita al massimo ma è poi l’incontro con un produttore che gli cambia la vita: grazie a Roger Avary esordisce alla regia nel 1992 con Le iene.

Continuando a fare un  po’ di storia, con  gli anni ’90 per Tarantino tutto cambia: Hollywood è la svolta e nascono Pulp Fiction (che dopo la Palma d’Oro a Cannes e le sette nomination agli Oscar®  vince la statuetta per la sceneggiatura) e, nonostante film meno riusciti (tra gli altri titoli minori scrive, co-produce e fa perfino l’attore in Dal tramonto all’alba con George Clooney e Harvey Keitel, poi è nel cast di Desperado) alla fine dei Novanta riemerge con Jackie Brown aspettando di esplodere con Kill Bill vol. 1 (2003) e Kill Bill vol. 2” (2004)  con Uma Thurman e David Carradine.

Eccoci al suo amore per il cinema italiano che qui diventa esplicito omaggio anche ai B-movie girati tra Cinecittà e Almeria, in Spagna, nel deserto diventato di casa per tanti produttori, soprattutto dei western italiani, in cui i registi nascondevano nella fantasia di un nome americano le loro firme.  “Adoro il modo italiano di reinventare generi” dice Tarantino dall’America ma soprattutto in ogni occasione di viaggio in Italia, per esempio a Venezia quando fa il Presidente di Giuria della Mostra, racconta, incontrando tra i registi anche un’icona di quei tempi e di quei film come Barbara Bouchet,: “Sono un fan dei poliziotteschi e dei gialli italiani. Anche delle commedie sexy, ma soprattutto degli spaghetti western”. Dice Tarantino alla Mostra in un’esplosione di autentico entusiasmo “Amo registi come Duccio Tessari, Sergio Sollima, Sergio Corbucci e il loro modo di vedere il cinema di genere con occhi nuovi”.

Il resto è quasi cronaca: il 2009 è l’anno di Bastardi senza gloria poi arriva Django Unchained, e con Jamie Foxx arriva nel cast Leonardo DiCaprio. Cinque anni fa, nel 2015 torna sul set – prima di C’era una volta… a Hollywood– esce The hateful eight. È il suo più grande omaggio – dichiarato anche nella grande sintonia con Ennio Morricone che ama “come Brahms e la musica dei più grandi compositori”- al western e a Sergio Leone: “È Il mio regista preferito. È a lui che vorrei somigliare”.

Come Leone Tarantino sa amministrare, con il tempo che occorre, il suo talento: “Mi considero piuttosto bravo e posso migliorare” dice e segue il suo esempio evitando di girare un film all’anno ma ragionando nel tempo ogni volta che promette un ritorno. Il prossimo? Ha annunciato il terzo capitolo di Kill Bill ma non è ancora prevedibile quando arriverò sul set e sullo schermo. Tra le sue passioni stavolta sul western prevarrà di nuovo il cinema dei samurai e delle arti marziali? È scontato. Ma in fondo non è quella la stessa ispirazione anche nei grandi western del maestro Leone?