Spenser Confidential – La recitazione di Mark Wahlberg

ARTICOLO DI Gianni Canova

“Sei un idiota! La moralità di Serpico non funziona nel mondo reale!”. A dirlo, con aria sprezzante, è un poliziotto corrotto che sta per affrontare nella sfida finale l’ex-collega Spenser, noto (e disprezzato) dalla maggior parte dei piedipiatti di Boston per la sua celeberrima incorruttibilità.

Non siamo nel mondo reale, siamo in un film. Ma i film, come è noto, sono a loro volta parte del mondo reale. E nella realtà del cinema Spenser – interpretato con coriacea adesione da Mark Wahlberg – ha in effetti qualcosa di Serpico: come il poliziotto newyorkese interpretato nel 1973 da un barbuto Al Pacino, anche Spenser non sopporta la corruzione dei colleghi.

Non la sopporta al punto da aver scontato 5 anni di carcere duro per aver picchiato a sangue un suo superiore colpevole non solo di corruzione e di maltrattamenti domestici, ma anche di aver coperto la corruzione di tanti suoi colleghi. Per interpretare il personaggio, tratto dal romanzo di Ace Atkins Wonderland, Mark Wahlberg – per la quinta volta diretto dal suo regista preferito, Peter Berg – è dimagrito di 5 chili e ha studiato una mimica facciale e gestuale adeguata: fronte sempre corrugata, labbra socchiuse nei momenti di tensione e concentrazione, vistose cicatrici sulle sopracciglia, mani spesso in tasca ma pronte a scattare quando serve fare a cazzotti (e serve spesso, nella storia raccontata dal film…).

Con il suo giubbotto di pelle indossato sopra una felpa con cappuccio color vinaccia, oppure con il suo elegante completo grigio-fumo, Spenser è l’ultima incarnazione di quella “scuola dei duri” che ha fatto la storia del cinema action americano: con la sua maschera finto-cinica, ma anche con una spontanea capacità autoironica nel gioco brillante di battute con i suoi compari (il vecchio, delizioso Alan Arkin e il gigantesco Winston Duke), il personaggio (creato nei romanzi di Robert B. Parker e già protagonista di una serie Tv andata in onda alla fine degli anni Ottanta) ricama attorno a sé un onesto e godibile B-movie ambientato in una inconsueta Boston invernale.

Wahlberg fa di Spenser il duro che deve combattere solo contro tutti: contro i suoi compagni carcerati nella scena iniziale, contro il destino che lo porta a essere indiziato di colpe che non ha commesso, contro una gang di domenicani che lo incalzano a colpi di machete, perfino contro un cane furioso che strappa la catena pur di riuscire ad azzannarlo.

Ammaccato, vessato e ferito, nell’animo oltre che nel corpo, il personaggio – che vorrebbe mollare tutto, Boston, la polizia, l’ex-moglie, la boxe, per andare a fare il camionista in Arizona – tuttavia resiste. E alleggerisce la tensione con i duetti da buddy comedy con il suo alleato e compare afro-americano Winston Duke e con il vecchio allenatore di pugilato, tormentato dalla prostata ma non fiaccato dall’età, interpretato da un sempre efficacissimo Alan Arkin (oscar per Little Miss Sunshine).

In bilico fra thriller e comedy, disinvolto ma coinvolgente, ritmato al punto giusto, con un bel bianco e nero nei flashback che tormentano la memoria del protagonista, un buon film da vedere sul divano di casa nei giorni dell’emergenza e della chiusura dei cinema.