Dio è donna e si chiama Petrunya – La recitazione di Zorica Nusheva

ARTICOLO DI Gianni Canova

Ha 32 anni ma ne dimostra 10 di più. È palesemente sovrappeso ed è pure bruttina, come le dicono a un colloquio di lavoro. È laureata in storia, ma nella provincia macedone in cui vive quella laurea serve a poco, e suscita più diffidenza che ammirazione. In ogni caso, non serve per trovare lavoro. Infatti Petrunya è disoccupata. Non solo: è anche una reietta, che subisce le molestie e le battute dei maschi che incontra. Lei però non ne fa una tragedia. Ha un’anima ribelle e non ha paura dei pregiudizi e delle convenzioni.

Un giorno, durante la Pasqua ortodossa, si imbatte in una strana cerimonia: un sacerdote butta un crocifisso nel fiume e diverse confraternite di maschi si gettano in acqua e si azzuffano per accaparrarselo: chi se ne impossessa – dice la tradizione – avrà un anno di felicità e prosperità. Petrunya, nonostante il suo corpaccione, è più lesta e furba di tutti: entra nell’acqua gelida, afferra il crocifisso con destrezza e lo porta via con sè. Scandalo: mai, in precedenza, una donna aveva osato tanto. Il branco dei maschi è furibondo, le autorità civili e religiose le chiedono di restituire l’oggetto sacro, ma lei non molla e cerca in questo modo la sua rivincita nei confronti di un mondo che l’ha sempre dileggiata e rifiutata.

Acclamato a Berlino e al Torino Film Festival, vincitore del 13° Premio Lux per il cinema del Parlamento Europeo, Dio è donna e si chiama Petrunya si regge in buona parte sul corpo e il talento della sua protagonista Zorica Nusheva: goffa, sempre fuori posto, sgraziata nel suo vestitino a fiori e nei suoi stivaletti neri, riesce a mettere in difficoltà tutti quelli che incontra, non solo i maschi – dal pope al funzionario di polizia – ma anche la vecchia insopportabile madre. La regista, la 45enne macedone Teona Mitevska, le lascia briglia sciolta: e lei, con i suoi chili di troppo, con i suoi sguardi attoniti, con le sue camminate in equilibrio su un muretto, con la sua caparbia testardaggine, riesce a imprimere toni e guizzi da commedia grottesca a una storia che vuol essere il sapido ritratto sociale di un mondo che non riesce a uscire dal retaggio delle sue sorpassate, secolari tradizioni.

Compagna e sorella delle tante “ciccione” che hanno segnato la storia del cinema (dalla Marianne Sagebrecht di Bagdad Café alla sempre strepitosa Kathy Bates), Zorica Nusheva non è solo un corpo: nei dialoghi con le autorità tira fuori tutta la competenza storica del suo personaggio, mostrando di saper distinguere bene – meglio di tutti gli altri – ciò che è legge da ciò che è solo credenza, ciò che è reato da ciò che è peccato, ciò che è diritto da ciò che è abuso.

E così, con la competenza e l’intelligenza, riesce a tener testa alla prepotenza e alla tracotanza. Caustico e graffiante, orgogliosamente indipendente, un film che sorprende e lascia il segno. Stante la chiusura dei cinema legata all’emergenza sanitaria, la distribuzione Teodora Film ha deciso di rendere disponibile il film on demand anticipando il download digitale e l’uscita in DVD.