Week end al cinema: Piccole donne e Hammamet le prime uscite dell’anno ma, da Zalone a Pinocchio, da Jumanji a La Dea Fortuna i film delle Feste sono ancora un successo in sala…

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Comincia con due film il cinema del 2020, per motivi diversi, molto attesi: sarà certamente vincente, grazie soprattutto al pubblico femminile, Piccole donne stavolta diretto da una regista molto attenta al femminile come Greta Gerwig che ha voluto un cast stellare ma soprattutto ha puntato su una sceneggiatura decisamente più attuale del celebre romanzo di Louise May Alcott. Vero e proprio libro di formazione, a volte il primo romanzo letto dalle ragazzine, per intere generazioni di giovani lettrici. L’altro titolo attesissimo tra le novità di un cinema italiano, che ha tenuto altissime le sue ‘quote’ nel bilancio degli incassi delle Feste, è Hammamet di Gianni Amelio. Con uno straordinario, inarrivabile Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi, storia di un leader solo e malato nella Tunisia dove ‘il Presidente’ – come Craxi viene chiamato in tutto il film- è realmente scomparso già vent’anni fa.

Cominciamo dalle ragazze March, ovvero le quattro Piccole donne che la Gerwig ha riportato in scena nel rispetto dei canoni dell’opera originale in una versione al tempo stesso sontuosa e -per dirla con la regista- molto più ‘dinamica’ delle precedenti. Ciò lo rende ancora più intramontabile, attualizzando la modernità di Jo, ma nel passaggio dal libro allo schermo anche il contrasto tra i caratteri e le opzioni delle ragazze, sempre così diverse tra loro, pur sorelle. “Intramontabile e attuale”, secondo la Gerwig, il film riparte anche stavolta dalla lettera del romanzo uscito oltre centocinquant’anni fa, nel 1868 quando fu pubblicato, negli Stati Uniti, il primo dei due volumi scritti dalla Alcott, che -con quello pubblicato l’anno successivo raccontarono la storia completa delle Piccole Donne– fu un successo, con questo titolo, fin dal 1880.

Ben sei le versioni cinematografiche che lo hanno reso ancora più evergreen, dal primo film di George Cukor, nel ’33, con Katharine Hepburn nei panni di Jo e Joan Bennet come la piccola Amy, ruolo che fu poi di Liz Taylor nella seconda versione del ’49.

Dobbiamo rinfrescare la memoria alle nostre lettrici sulla storia? Per le più giovani, ma anche per i loro amici o compagni di vita, siamo nella Guerra di Secessione americana e le sorelle March sono al centro di nodi complessi legati ai loro problemi economici, sentimentali e sociali.  Inutile dirlo tra tutte spicca Jo, alter ego dell’autrice Alcott – qui una combattiva Saoirse Ronan – con la sua ansia così moderna di conquistare indipendenza e libertà. Con la Ronan che diretta proprio dalla Gerwig era stata già protagonista di Lady Bird. Nel cast splendono letteralmemnte Emma Watson (Meg), Meryl Streep (Zia March), Louis Garrel (Friedrich) e Timothée Chalamet nel ruolo di Laurie. Completano il cast, dal punto di vista tecnico, per la sontuosa colonna sonora il premio Oscar® Alexandre Desplat. E nel film non mancano Laura Dern, James Norton e Chris Cooper.

E veniamo al film di Gianni Amelio, Hammamet, prima uscita d’autore importante dell’anno, tra i titoli italiani, un film molto atteso -e già destinato a far discutere molto -che esce dalle opzioni del racconto ‘politico’ e del cinema del reale tout court per raccontare, lontano dalle tentazioni dell’agiografia ideologica, non tanto il ‘fattore C” di una lunga stagione politica ma piuttosto la solitudine di un leader molto amato e molto odiato. “Né latitante né tantomeno esule ma tecnicamente contumace”, per dirla testualmente col regista che ricorda come in quella stagione drammatica perfino la stampa avesse il suo numero di telefono tunisino.

Com’è nata quest’idea?  Invitato dai produttori a raccontare la storia di Cavour nel rapporto particolarmente stretto con la figlia, Amelio ha controproposto il rapporto padre-figlia di un leader più vicino alla Storia di una stagione non solo politica ma storica già finita. E il film è il tramonto, in chiave assolutamente umana e perfino molto intima, di un ex potentissimo leader a vent’anni dalla morte. Regista di film come Lamerica e Il ladro di bambini, ma soprattutto, in relazione a questo stesso film, di un racconto (ugualmente intimo ma legato ad in quel caso alla drammatica attualità del terrorismo) come Colpire al cuore, qui Amelio non racconta il crollo di una star anche mediatica ma la fine di un leader che appare soprattutto nel lato umano e privato della sua solitudine mescolando ovviamente la cronaca di allora a molti elementi di finzione cinematografica. Un film impossibile senza il talento ormai inarrivabile e l’impressionante performance di Pierfrancesco Favino, ogni giorno cinque ore di trucco per diventare la “maschera” Craxi (un po’ come Toni Servillo fece per Sorrentino con Andreotti?) qui oltre le sue stesse qualità, appena dimostrate portando in scena per Bellocchio Tommaso Buscetta, con Craxi in un’operazione mimetica che passa oltre il trucco perfetto attraverso la gestualità e la voce in maniera impressionante. “Ho scritto e girato un film su un politico sul quale è calato da decenni un silenzio assordante, probabilmente ingiusto. Si può criticare in modo corretto, non fazioso. Ma, dice ancora il regista, è un film sulla lunga agonia di un uomo di potere che va verso la morte tra rancori, rabbia, rimpianti, macerato fino all’autodistruzione.”

Ricordando che in sala continua la ‘battaglia’ delle Feste tra veri e propri blockbuster come i film di Checco Zalone e Ficarra e Picone, oltre naturalmente a Pinocchio, Jumanji, Guerre stellari e La Dea fortuna vero e proprio outsider di Natale sono in sala anche Sulle ali dell’avventura, storia vera di Christian Moullec, “birdman” (l’uomo uccello) che ha dedicato la sua vita ad allevare e addestrare oche orfane, volando letteralmente con loro. Diretto da Nicolas Vanier, è anche la storia di un padre e di un figlio Christian (Jean-Paul Rouve), è uno scienziato visionario che cerca di stanare il figlio adolescente, come tutti i ragazzi della sua età, dal richiamo dei videogiochi. Inaspettatamente padre e figlio si ritroveranno uniti da un progetto folle e allo stesso tempo nobile: salvare una specie di oche in pericolo in un viaggio decisamente sorprendente.

E sono freschi di uscita infine il drama action City of Crime e La ragazza d’autunno di Kantemir Balagov, premiato a Cannes e Toronto, sul dopoguerra in Russia. Il titolo originale di quest’ultimo film è Dylda, in italiano l’equivalente di “spilungona”. Che chiamano anche “giraffa” come la protagonista, goffa e impacciata, anche se con uno strano fascino che attrae più che per i capelli rossi e la pelle chiarissima, per la sua altezza sorprendente. Una ragazza che ha visto gli orrori della guerra e soffre spesso di black-out di memoria, a Leningrado, nel 1945, quando la guerra è finita ma l’assedio nazista ha lasciato il segno della sua violenza.

Sienna Miller infine è la protagonista di City of crime di Brian Kirk, un poliziesco che racconta di un agente in cerca di riscatto dopo la morte del padre.  E buon cinema a tutti!