Tolo Tolo – Il marketing di Luca Medici

ARTICOLO DI Gianni Canova

Non si è fatto vedere per tre anni. Neanche per sbaglio. Niente spot, niente Tv, niente teatro. Niente di niente. Strategia dell’assenza. Tattica della sparizione propedeutica all’accensione del desiderio. Alla percezione della mancanza.

Conoscete un altro artista italiano, uno solo, capace di stare lontano dalla ribalta per tre anni? Tutti lì, famelici e bulimici, a sgomitare per esserci, per farsi vedere, per farsi invitare, per avere – come si dice – il proprio spazio di “visibilità”. Lui no. Manco fosse andato a lezione dallo Young Pope di Paolo Sorrentino, Luca Medici alias Checco Zalone ha scelto di farsi desiderare. Di farsi aspettare. Per tre anni, mica tre giorni….

Poi, qualche settimana prima dell’uscita di Tolo Tolo, lancia una canzone musicalmente in bilico fra Toto Cutugno e Celentano (Immigrato), scritta e musicata ad arte per creare discussione. Nella sua furbizia salomonica riesce a far credere a tutti (ai populisti e agli antipopulisti, ai salviniani e agli antisalviniani, a quelli che vorrebbero chiudere tutti i porti e a quelli che i porti li vorrebbero aperti…) che Tolo Tolo sarà una conferma delle loro e nostre “profonde” (si fa per dire…) convinzioni: viviamo nell’epoca del pensiero confermativo e tutti ne siamo ghiotti. Immigrato fa credere a chiunque che Zalone sta dalla sua parte, e che lotta insieme a lui. Così scatena polemiche, discussioni e diatribe a non finire, fa parlare di sè al bar come nei talk in tv, e conquista perfino severi elzeviri sulle prime pagine di autorevoli quotidiani. A memoria, non ricordo un’altra canzone capace di suscitare tante discussioni.

Poi, finalmente, il 1 gennaio esce il film. E si scopre che la canzone nel film non c’è, e che anzi l’approccio al tema dell’immigrazione sembra essere un poco dissonante rispetto a quello che la canzone aveva fatto credere a molti. E allora giù di nuovo con le polemiche e i distinguo fra chi dice che il film non fa ridere, chi lo giudica troppo buonista, chi ci vede una forma di commedia più coraggiosa ma meno efficace che in passato. Di nuovo: a memoria non ricordo nessun film d’autore che negli ultimi 20 anni in Italia abbia suscitato tante analisi e tante discussioni. Ci voleva Luca Medici per riportare il cinema al centro del dibattito mediatico e per scatenare una discussione così di massa su un film. Chapeau: qui il marketing diventa non solo una strategia studiata per promuovere un prodotto, ma anche –  poco importa quanto consapevolmente – un elemento di socializzazione e di condivisione. Non è solo real time marketing, come qualcuno ha scritto: Luca/Checco ha un fiuto da fuoriclasse nel captare gli umori diffusi nel corpo sociale e nel farli venire a galla, nel dare loro forma. Ma non lo si può ridurre a questo. Il suo film può piacere o irritare, divertire o annoiare (ho sentito anche questa: Mi sono annoiato…), ma ha un effetto-viagra su tutto il cinema italiano. Trainati da Tolo Tolo, anche gli altri film italiani in programmazione hanno fatto registrare incassi come non si vedeva da tempo: al 5 gennaio siamo più o meno a15 milioni per Ficarra e Picone, quasi a 14 per il Pinocchio di Garrone, quasi a 7 per nuovo film di Ozpetek. Il cinema ritrova fiato, pubblico, energia. Alla faccia di quelli che dicono che il cozzalone pugliese in trasferta africana non fa più ridere come prima: magari è anche vero che la sottile partitura comico-ritmica orchestrata nei film precedenti da Gennaro Nunziante ora non c’è più. Ma quando si parla di migranti c’è anche una parte di pubblico che non è disposta a ridere di ciò di cui ha paura. E un’altra parte che ormai è tanto abituata al piacere quotidiano dell’odio via social da non aver voglia di sostituirlo con il piacere festivo del riso.