Festa di Roma: Si è chiusa un’edizione stellare ricca di star e di eventi. Oltre 250 proiezioni e un cast internazionale per una maratona che ha risvegliato la passione di un pubblico di giovani, ma non solo.

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Una Festa stellare, che si è chiusa nel segno della qualità e che ha risvegliato entusiasmo e passione per il cinema, con un aumento del pubblico e un consenso per i film (e gli eventi proposti oltre il red carpet e le sale dell’Auditorium) certificato dai numeri del bilancio finale, tutti col segno positivo. Sì, il giorno dopo la Festa del Cinema numero 14 è un successo col segno più: più spettatori, più biglietti venduti, boom degli accrediti e degli articoli usciti e un cast internazionale che elenca New York e Hollywood, ma anche la Cina, il Giappone e, nella serata finale, la Russia con il film di Andrei Konchalovsky – Il peccato – applaudito a sorpresa in sala anche dal fratello, un altro grande autore internazionale come Nikita Michalcov.

Ieri l’ultima tappa di una maratona lunga 10 giorni e animata da oltre 250 proiezioni, 70 film, oltre 30 titoli tra retrospettive e omaggi che hanno coinvolto delegazioni e opere di 25 Paesi, 4 sale in Auditorium e oltre 20 luoghi in città.

Ed è stata nel segno della qualità la chiusura con il film di Cristina Comencini Tornare, interpretato da Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato, mentre Viola Davis ritirava dalle mani di Pierfrancesco Favino il secondo premio alla carriera di questa Festa, dopo l’happening di Bill Murray, che ha ritirato il primo, consegnato dal suo amico Wes Anderson.

Dice Cristina Comencini di aver siglato questo suo ritorno alla regia con “un thriller dell’inconscio, dove il tempo non esiste”. Protagonista Giovanna Mezzogiorno, di nuovo diretta dalla Comencini dopo «La bestia nel cuore», che arrivò alla nomination per l’Oscar®. Un film sul dolore e la memoria, sulla coscienza sopita che si risveglia nel ritorno a casa, in una Napoli che rende universali temi di grande sensibilità per il mondo delle donne, la loro presa di coscienza, e, appunto, il dolore per ferite dell’anima che il tempo a volte guarisce, altre rinnova.

Con la prima attrice afroamericana ad aver vinto Oscar®, Emmy e Tony, Viola Davis ha parlato della sua storia: “Ho capito presto che la mia vita sarebbe stata una lunga battaglia perché” ha detto nell’Incontro che ha preceduto il Premio “In America il potere è ancora dei bianchi e degli uomini”. È sicuramente d’accordo Meryl Streep, che le ha mandato un messaggio filmato a sorpresa: «Ciao Viola, oltre a essere un fenomeno di attrice, sei un essere umano speciale, la migliore e nessuno può negarlo». Una donna e un’attrice davvero speciale, che ha sottolineato nel suo incontro non solo l’amore per il cinema, ma anche quello per il teatro e un impegno che nasce da una coscienza assolutamente determinata: “Ho capito che avrei dovuto costantemente combattere, per me, per i miei figli, per la parità, per i diritti civili. Qualcosa sta cambiando, ma c’è ancora molto da fare”.

Nell’ultima istantanea dalla Festa con il red carpet russo, dedicato a Michelangelo protagonista de Il peccato, il bilancio di questa lunga Festa di successo: “Il segreto è la varietà, autentico valore aggiunto di questa manifestazione” dice Antonio Monda, Direttore artistico. Ma anche la coscienza e l’affetto di un pubblico che a sorpresa ha attribuito il premio BNL votato in sala a Santa Subito di Alessandro Piva, storia di un antico femminicidio, che ha radici nell’omicidio di una giovane attivista cattolica pugliese, Santa Scorese, uccisa dal suo stalker, come si direbbe oggi, nel 1991, ma che suona come un potente atto di denuncia di tanti femminicidi.

Ed è stato un momento di autentico omaggio ad una stagione gloriosa di cinema italiano l’album di famiglia dei Cecchi Gori nel documentario di Marco Spagnoli e Simone Isola nel quale tra ricordi, successi e cadute, Vittorio Cecchi Gori racconta anche suo padre Mario e la storia di una dinasty italiana che sigla un cinema festeggiato in sala dal grande cinema di ieri, ma soprattutto dai suoi tanti figli d’arte che, in una grande famiglia allargata, hanno festeggiato omaggi e compleanni, ricordando Carlo Vanzina come Gillo Pontecorvo, in una Festa nel segno dell’internazionalità, ma anche della memoria e del grande affetto per il cinema italiano.