Venezia 76: Protagoniste le donne oggi a Venezia: torna Gong Li dall’Oriente e dal web arriva la Ferragni mentre le Giornate degli autori raccontano, al femminile, anche i ‘Sud’ del mondo

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Virata pop, dopo il primo week end hollywoodiano, alla Mostra 76 che allunga le file per i ‘Ferragnez’ (ovviamente Chiara Ferragni e suo marito Fedez) e festeggia, intanto, il cinema e la musica anche con alcune voci molto popolari: Achille Lauro straordinariamente in coppia con Terry Gilliam per il lancio del corto Happy Birthday di Lorenzo Giovenga, Riccardo Sinigallia canta live nelle lunghe Notti delle Giornate degli Autori, invece Nina Zilli consegna a Ferzan Ozpetek il Premio speciale Soundtrack Stars 2019 proprio nel decennale di Mine vaganti (che ha lanciato la sua popolarissima ’50mila’). Per Happy Birthday la Mostra ha vissuto una serata con Terry Gilliam, in coppia col rapper di Sanremo.

Ferzan Ozpetek, diviso tra la spettacolare proiezione in Laguna di un corto dedicato alla Biennale d’arte e il Premio speciale per la musica nel cinema, è stato invece accolto al Lido da un vero e proprio bagno di folla dividendo i fotografi sul dilemma del giorno: meglio il look animalier della Zilli o la maglietta J’adior Venezia della Ferragni?

Non c’è dubbio che il pubblico del web si sia scaldato subito per l’influencer più potente di questi tempi, la Ferragni trentenne (32 anni per la precisione) protagonista di Unposted, il documentario di Elisa Amoruso dedicato alla sua irresistibile ascesa nel mondo della moda ma soprattutto tra i followers della rete: per l’allestimento della festa dedicata ai suoi 300 invitati, nell’ex palazzo abbandonato Donà Giovannelli, avrebbe chiamato a Venezia la stessa wedding planner delle sue mitiche nozze.

Insomma giornata dai grandi numeri al Lido, ma soprattutto la svolta di metà Mostra all’insegna dei giovani: sono 1600 circa – e si vedono – secondo le stime della Biennale gli studenti accreditati quest’anno, il 60 per cento in più alla Mostra 76, con l’aumento, finora, del 40 per cento dei biglietti.

Ma sullo schermo, oltre l’ondata pop sul red carpet, resistono per fortuna i film: amore e malattia con un trionfo della vita trionfano in Babyteeth della regista australiana Shannon Murphy, una delle due firme femminili in concorso, e la ragazzina protagonista (Eliza Scanlen) sembra già pronta per il Premio Mastroianni.

Tra le donne carismatica e soprattutto enigmatica è la bellezza di Gong Li, tornata a Venezia in concorso con Saturday Fiction di Lou Ye, storia di un attrice che torna in patria e sul palcoscenico ma nasconde un segreto che ha radici in un passato torbido. Come nella migliore tradizione delle passioni orientali. Gong Li, lo ricordiamo, aveva vinto la Coppa Volpi nel 92.

La crudeltà e le immagini forti di The Painted Bird di Václav Marhoul, tratto dall’omonimo romanzo di Jerzy Kosinski, hanno messo in fuga molti spettatori che non hanno resistito alle vessazioni del piccolo protagonista, un ragazzino ebreo (Petr Kotlár) nell’Europa orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le Giornate degli Autori, intanto, proseguono con coerenza nella loro ricerca di nuovi segnali dal cinema di tutto il mondo proponendo in questi primi giorni molto cinema dai “sud” del mondo.

Dal Laos The Long Walk di Mattie Do, laotiana di nascita, californiana di formazione ha raccontato i conflitti e le memorie di un anziano ancora alla ricerca del senso della vita.

Nell’opera prima di Manele Labidi un viaggio in Tunisia con Un divan a Tunis in cui la protagonista, una psicologa che torna nella sua città, è interpretata della stella del cinema mediorientale Golshifteh Farahani (apparsa anche in Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar).

Dice del resto il Direttore delle Giornate, Giorgio Gosetti: “Esistono luoghi inesplorati del cinema che è nostro dovere rappresentare” “Mattie Do e Manele Labidi ci hanno regalato due opere diverse e complementari, in cui raccontano il desiderio di indagare se stessi, riscoprire la propria storia personale, costruire legami e affermarsi nel mondo. La commedia dell’esordiente Labidi, con la straordinaria Farahani, ci porta una ventata pop, mentre Mattie Do sceglie di raccontare con onestà intellettuale e senza alcuna sovrastruttura la povertà rurale del suo Paese. Siamo felici di esserci incamminati con le due registe verso questa ricerca.”