Venezia 76: da Meryl Streep a Julie Andrews, da Jude Law a John Malkovich, avanti con le star. E in concorso per l’Italia oggi Martin Eden.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Da Meryl Streep a Julie Andrews, la Mostra 76 svolta il giro di boa del primo week end  all’insegna delle grandi donne, vere e proprie icone di protagonismo femminile in una selezione che quest’anno sta dimostrando un’attenzione speciale ai temi del femminile non solo tra film e red carpet, ma anche nelle battaglie per l’equità e la parità di genere.

Anche la regista Susanna Nicchiarelli e molte delle donne presenti alla Mostra hanno preso parte al dibattito sui temi della parità dei diritti e dell’inclusione. Ed è curioso che per un caso il seminario voluto da Women in film & media Italia con la partecipazione di molte sigle istituzionali italiane sia ‘caduto’ proprio nella giornata in cui, ricevendo il secondo Leone d’Oro alla carriera, Julie Andrews sia stata festeggiata con la proiezione non di My fair lady o Tutti insieme appassionatamente ma di Victor Victoria, un vero cult per tutta la comunità LGBT.

Non solo Mary Poppins-praticamente-perfetta, insomma, ma come dimostra la sua stessa carriera e come ha ricordato oggi nella laudatio che ha preceduto la consegna il regista Luca Guadagnino “un’icona del XX e XXI secolo che ha rappresentato ai massimi livelli la recitazione, la danza, la musica, la scrittura e l’attivismo politico”. Canto, teatro, cinema, coreografie e una gran classe sullo schermo come in palcoscenico, la signora Julia Elixabeth Welles in arte Julie Andrews – classe 1935- non ha sbagliato un colpo nella sua carriera, rappresentando una case history di successo carica di simpatia ma anche di humour personale. E perfettamente in linea con lo star system che ha sfilato sul red carpet in questo primo week end di Mostra.

Com’è andato? Ed è possibile farne un primo bilancio? Sicuramente sì, cominciando dagli otto minuti di applausi a Joker, di Todd Phillips con un enorme Joaquin Phoenix (da Venezia già lancia Joker verso l’Oscar…) o magari da un’ovazione a Monica Bellucci tornata a sfilare con il suo ex, il padre delle figlie Vincent Cassel per ripresentare, molti anni dopo, Irreversible Inversion Integrale di Gaspar Noé, nel 2002 scandaloso e violento, diventato oggi un cult movie. Le è stato chiesto se rifarebbe oggi quel film nel quale –lo ricordiamo- c’è la sequenza di uno stupro. “Penserei molto alle mie figlie e forse ci penserei due volte», ha risposto la Bellucci.

Anche per Phoenix è stato un ritorno a Venezia: “Ho interpretato un personaggio a cui nessuno psichiatra potrebbe mai attribuire una patologia specifica» ha detto entusiasta. A lui andò la Coppa Volpi per The Master di Paul Thomas Anderson e, dopo varie candidature agli Oscar, con Joker potrebbe puntare proprio a fare il bis, come, del resto, gli ha augurato per prima Cate Blanchett, che al Lido sera è arrivata a sorpresa per Joker.

Passiamo al cinema italiano: dopo Vivere di Francesca Archibugi, presentato fuori concorso con Adriano Giannini e Micaela Ramazzotti, il cinema italiano ha ‘occupato’ oggi di nuovo il red carpet con la prima di Martin Eden, rilettura del classico di Jack London, in una dimensione napoletana diversa, non solo geograficamente, dall’originale ma concepita nello stile di un ‘liberissimo adattamento napoletano’ firmato da Pietro Marcello a misura per un protagonista come Luca Marinelli.

Ci ricorda il daily del mensile Ciak che quotidianamente fa da guida agli spettatori della Mostra che, come diceva Jack London, ‘ciascuno ha il suo Martin Eden dentro di sé’. Quello che Pietro Marcello ha riscritto con Maurizio Braucci porta, tanto per cominciare, dalla California a Napoli quel liberissimo adattamento, la musica e la fotografia fanno il resto in un film che arriva in concorso nella giornata in cui le classifiche dei più amati dalla critica segnalano che i più ‘piazzati ‘ nella corsa per il Leone d’oro sono intanto Joker e ancora di più, il  J’accuse di Roman Polanski.

E’ a dispetto delle polemiche e delle censure sulla sua vicenda personale, la rivincita di un autore grande anche anagraficamente. Come in qualche modo è stato in questo week end un recupero importante il ritorno a Venezia di Costa-Gavras, anche lui come Polanski 86 anni. Il regista è tornato nella sua patria, la Grecia, per raccontare con la trama di una tragedia la crisi economica di un decennio fa: in Adults in the Room, dall’omonimo libro dell’ex ministro delle finanze greche Yanis Varoufakis, come in un thriller le drammatiche riunioni del governo greco di Alexis Tsipras con l’Eurogruppo per convincere il potere dell’Unione Europea a rinegoziare il debito ed evitare una ancora più grave crisi umanitaria e sociale in Grecia. Anche Valeria Golino, che non solo nel film parla correttamente il greco, ha sfilato con lui sul red carpet che ha visto sfilare, tra sabato e domenica, anche il meglio del cinema italiano e tra i volti internazionali, anche altri volti importanti del cinema internazionale: Isabelle Huppert, Lily Rose Depp, Rossy De Palma, Thimotèe Chalamet.

Come ha detto Meryl Streep a Venezia, insomma, “tanto cinema impegnato senza dimenticare l’ironia, perfino sui “Panama Papers”. Nel film di Steven Soderbergh The laundromat Streep combatte per far emergere la verità sui paradisi fiscali: alla Mostra come appare nel film è stata definita la ‘statua della libertà della Hollywood anti Trump’. E anche se garantisce che non ha nessuna intenzione di scendere in politica è già un’ icona delle libertà americane. 70 anni e un look a dir poco anticonformista, nel film è affiancata dalla coppia Gary Oldman-Antonio Banderas, nei panni dei fraudolenti soci della Mossack-Fonseca, che usano mucche e banane per spiegare come funziona l’economia. E dice: “sbaglia chi non capisce che siamo tutti sulla stessa barca, tutto questo non appartiene solo a un Paese”.

A proposto di coppia, quella maschile regina del week end è arrivata senza dubbio con Paolo Sorrentino ed è John Malkovich che ora succede a Jude Law in The new Pope,  una serie in cui il regista stavolta spoglia pure il Papa. Dice di averlo fatto “per par condicio”. E la musica si capisce dalle prime note quando l’atletico Lenny Belardo, bello come Jude Law, avanza sulla spiaggia, con i suoi slip bianchi e sorride a due ali di donne in bikini. Un po’ di provocazione intorno al ‘suo’ Papa, sospeso tra la vita e la morte, circondato da una squadra che conosciamo: il Segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando), Sofia Dubois (Cecile De France), Monsignor Gutierrez (Javier Camara), ma anche personaggi nuovi come John Brannox (John Malkovich), l’aristocratico inglese diventerà Giovanni Paolo III, e Massimo Ghini nel ruolo del suo segretario.

Produzione Sky, Hbo, Canal Plus con Wildside e con Fremantle, la serie ha insegnato a Sorrentino, come dice ironicamente “a fare davvero il regista» Nella serie comunque il regista fa uscire dal come Papa Lenny Belardo (Jude Law) e gli affianca il nuovo Papa John Malkovich .

Torniamo alle donne per chiudere: in Woman, il coraggio è donna da 50 Paesi le voci, di 2000 donne da 50 Paesi che raccontandosi in prima persona, hanno partecipato al ad un progetto internazionale. Il documentario di Anastasia Mikova e Yann Arthus-Bertrand è stato presentato fuori concorso a Venezia. E anche Penelope Cruz ha conquistato la Mostra: al centro di una guerra tra castristi e anticastristi nel film di Assayas Wasp Network, girato a Cuba : interpreta la moglie di uno di loro e dice: “A Cuba ho incontrato gente meravigliosa con un cuore, un’umanità e valori straordinari”.

Tutto qui e non è poco per oggi da Venezia mentre il cinema annuncia felicemente un primo bilancio di dati dell’estate al cinema, la migliore degli ultimi 8 anni, risultato di Moviement Al cinema tutto l’anno, l’iniziativa per allungare la stagione nelle sale. Con circa 138 milioni di euro si è superato di gran lunga l’obiettivo annunciato di 100 milioni. E non era scontato.