Juliet, Naked – Tutta un’altra musica. La produzione di Judd Apatow

ARTICOLO DI Gianni Canova

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Un mix di sesso e cinismo. Uno humour graffiante. Qualche voluta gag provocante. Il tocco di Judd Apatow è tutto qui: lo si vede nei pochi film che ha diretto (40 anni vergine, Molto incinta, Funny People, Questi sono i 40), ma soprattutto nei tantissimi di cui è stato produttore. È soprattutto qui, nelle sue scelte produttive, che si vede la coerenza di una precisa linea “editoriale”: da Anchorman a Strafumati, da Le amiche della sposa a Trainwreck Un disastro di ragazza, i film con il marchio Apatow sono una garanzia di comicità quasi sempre legata o al tema della sessualità, sottoposta spesso a trattamenti sfacciatamente demenziali, o a quello del crescere e del diventare adulti.

Ebreo, figlio di genitori divorziati, Judd ha più volte dichiarato che il suo successo, oggi, è dovuto al fatto che ieri, a scuola, era l’ultimo della classe. Quello che veniva sempre scelto dopo tutti gli altri. Il successo comico è stato in un certo senso la sua rivincita, il suo riscatto. E ora, col passar del tempo, una volta che Apatow è diventato un brand riconoscibile e riconosciuto, la sua attività di produttore si diversifica ed esplora anche strade diverse. Come accade in questo Juliet, Naked-Tutta un’altra musica. Dove Apatow tenta per prima cosa di tenere insieme ciò che sulla carta sembrerebbe inconciliabile: una storia di Nick Hornby (Alta fedeltà, Febbre a 90°), un’icona del cinema indie americano come Ethan Hawke e un regista come Jesse Peretz, noto soprattutto per i suoi lavori televisivi (Girls, prima di tutto), oltre che come ex-membro della band di rock alternativo dei Lemonheads.

La sceneggiatura si ispira al modello collaudato della rom-com (la commedia romantica): un professore universitario e un’impiegata in un museo vivono una pigra relazione molto routinière.

Sono colti, borghesi, un po’ annoiati, senza figli e apparentemente felici. Ma solo apparentemente. Lui, nel tempo libero, ha un’unica passione, che è quasi un’ossessione: il suo blog dedicato a un divo del grunge melodico (Ethan Hawke, appunto) che ha pubblicato un solo disco più di vent’anni prima e che poi è scomparso nel nulla. Dove è finito? Un giorno, inaspettatamente, la rockstar riemerge dal Midwest americano in cui si era ritirato e invia un pacco di materiali inediti al suo fan numero uno. Vuole conoscerlo. Ma fra i due maschi si inserisce lei. E da quel momento, da quell’incontro, la vita di tutti ne uscirà cambiata. Il tocco di Hornby si coglie nell’impianto complessivo, dalla coppia upper class alle tematiche sentimental-musicali, ma tutto il resto è Judd Apatow style. A cominciare dalla patina un po’ conservatrice con cui deride l’intellettuale liberal e i suoi culti musicali, via via fino alla rappresentazione della donna senza figli e pertanto inevitabilmente insoddisfatta e infelice. Apatow si ripulisce dalle tentazioni demenziali di certi suoi lavori precedenti e opta piuttosto per la leggerezza, la semplicità, il brio.

Juliet, Naked segna così una svolta nella sua produzione: è un’operina affabile e agrodolce, spigliata e al tempo stesso come sospesa, che non rinuncia a scene madri esilaranti (su tutte, la riunione “familiare” nella stanza d’ospedale), ma coltivando prima di tutto una sottile e contagiosa voglia di tenerezza.