Cannes 72: Arriva Sylvester Stallone ma la Croisette, nel giorno di Bellocchio, non dimentica il nostro cinema che il Festival continua ad amare e a ricordare. Emoziona rivedere l’ultimo Bertolucci mentre Leonardo DiCaprio s’inchina a Lina Wertmuller.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Leonardo DiCaprio che va a trovare in albergo Lina Wertmuller per inchinarsi alla potenza e all’originalità ancora attuale della sua commedia?

Proprio così. A Cannes è accaduto anche questo e non c’è dubbio che quel rendez vous pur frettoloso ma autenticamente affettuoso abbia fatto subito notizia, proprio nel giorno in cui la cronaca è tutta per il ritorno di Rambo, Sylvester Stallone in carne ed ossa, sul red carpet della Croisette.

Un incontro breve, quasi un inchino alla storia di un’autrice che, prima regista nel mondo, conta sul primato di una candidatura all’Oscar® orgogliosamente italiana: è accaduto tra le quinte della serata che il Festival ha dedicato per Cannes Classics al restauro del suo Pasqualino Settebellezze, un film quasi dimenticato ma anticipatore, e molto, perfino delle atmosfere de La vita é bella e ancora molto attuale in certi passaggi di scrittura che dicono verità universali sulla democrazia, la storia, la capacità degli uomini di perdersi nell’inciviltà dei rapporti e nella violenza, non solo delle grandi guerre.

Cannes e la memoria, Cannes e la memoria italiana: in una stagione cinematografica italiana molto più forte all’estero che nelle patrie sale, il Festival che ha voluto Bellocchio in concorso guarda indietro, nella storia della nostra grandezza e, quando parla di Classici, i Classics cui è intitolata un’intera sezione, non può fare a meno di renderci omaggio dimenticando per un momento perfino la propria grandeure.

È accaduto in occasione dell’anteprima di Bernardo Bertolucci: no end travelling, documentario di Mario Sesti realizzato attraverso un montaggio di interviste realizzate negli anni con la lunga conversazione inedita che ci mostra in chiusura l’ultimo Bertolucci, complice e sornione, in pace con la sua arte e con la storia del suo cinema impatrato, come dice, all’Università delle cene che poco più che ventenne condivideva con gli ‘amici’ più grandi di quei tempi, da Pasolini e Laura Betti e Moravia.

Sì, è stato suggestivo riascoltare a Cannes la sua voce, e nella sua voce ancora una volta la passione per la Nouvelle Vague, per gli autori del grande cinema francese di ieri, da Godard a Rivette, solo per lanciare un ponte col cuore di quel cinema così autoriale, e così intensamente passionale al tempo stesso.

Ma non sono solo il volto e la voce di un grande regista a lasciare il segno in questo piccolo film: diventano un simbolo, un’icona nel racconto la corsa di un treno a carbone che taglia come una lama le campagne care a Bernardo Bertolucci, il passato e il simbolo di un cinema che attraverso il rosso delle bandiere issate su quella locomotiva parla non solo di poesia ma di un impegno anche ideologico dichiarato oltre l’autorialità. In una carrellata che evoca la nostalgia di un autore che ci ha lasciati ma anche del suo grande cinema che lo rende immortale.

“Quanto ci manca Bernardo immenso cineasta e amico fraterno” dice Sesti anche ai giornali. Il suo film lo conferma sotto un’etichetta in realtà destinata a diventare serie sui mestieri del cinema, in un progetto da lui ideato e prodotta da Massimiliano De Carolis per Erma Pictures in associazione con Istituto Luce-Cinecittà e in collaborazione con Sky Arte, Cinecittà.

Tornando alla Wertmuller è del 1975 il film riproposto a Cannes interpretato da Giancarlo Giannini e anche da Fernando Rey ed Elena Fiore, con le musiche originali di Enzo Jannacci. Pasqualino Settebellezze ottenne una candidatura ai Golden Globes e quattro candidature all’Oscar. Dice Giannini: “Lina resta la più grande. Mi ha insegnato tutto fin dal primo dei nostri incontri. Dirige come poche e riesce a produrre a tempo di record sceneggiature perfette”.

Come quella di Pasqualino Settebellezze, nata dalla storia di un vero personaggio che frequentava Cinecittà e diventata con 12 ore di intervista registrata, nelle mani di Giannini, il soggetto dal quale insieme, lui e Lina, trasformarono una storia vera in un film di grande successo anche all’estero. Apologia feroce dell’arte di arrangiarsi e sopravvivere ad ogni costo, non solo all’insegna di una filosofia napoletana, il film a Cannes ha regalato alla grande Lina l’occasione di un red carpet che resterà memorabile. Anche nei ricordi di Leo DiCaprio?