Cannes 72: Con Il traditore di Marco Bellocchio scende in campo l’Italia. Rigore e libertà, cronaca e memoria in un film spettacolare dal grande valore civile. La mafia raccontata attraverso la storia di Tommaso Buscetta, interpretato da un grande Pierfrancesco Favino.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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È il giorno dell’Italia a Cannes e, tra l’omaggio del Festival ai 90 anni di Lina Wertmuller e la celebrazione di Bernardo Bertolucci, debutta sulla Croisette Il traditore di Marco Bellocchio, due ore e mezza circa di racconto incalzante, con protagonista eccellente come Pierfrancesco Favino affiancato da un coro di attori strepitosi.

Bellocchio racconta Buscetta senza neanche la tentazione di darne una rappresentazione iconica, anzi sottolineandone le debolezze e i vezzi, quel suo modo di amare e non tradire, in realtà, pur essendo agli occhi del suo mondo traditore, che lo rende specchio di un’epoca che iniziò con l’ascesa al potere, nel mondo della mafia, dei corleonesi e di Totò Riina e culminò nell’attentato di Capaci dove perse la vita, con la sua compagna Francesca Morvillo, il Giudice Giovanni Falcone.

Hanno aiutato Bellocchio a trovare la chiave di lettura di un personaggio controverso come il Boss dei due mondi gli sceneggiatori Francesco Piccolo, Ludovica Rampoldi e Valia Santella. A loro il compito di supportare il regista con le ricerche e i tre grandi fili del racconto: il tema del tradimento, quello della teatralità che accompagna il personaggio nel percorso delle sue deposizioni al maxi processo con i mafiosi in gabbia e, il tema dei figli, che gli furono uccisi efferatamente.

Aggiungeremmo che un altro grande tema del film è quello dell’onore, che riporta alle rappresentazioni mafiose del grande cinema hollywoodiano in un ritratto corale di un mondo che Bellocchio affida a un film di vendette e tradimenti, in cui l’incontro ravvicinato con il primo grande pentito di mafia è anche quello con un boss che non rinnegò mai, pur nel collaborare con la giustizia, né la mafia degli uomini d’onore in cui era nato, né il fatto di continuare a sentirsi egli stesso ‘uomo d’onore’, seppur nel disprezzo degli uomini di Riina, aprendo un fronte di dialogo con il Giudice Falcone.

Dice Favino, nell’incontro con la stampa italiana a Cannes. “non ci ha sfiorato neanche un attimo l’idea o il rischio di poter raccontare un’icona”.

E Bellocchio: “Guardiamo Buscetta con gli occhi degli altri, quelli nei quali gli piaceva specchiarsi”. Di Buscetta il film ricostruisce la vita, l’ambiente ma anche il dolore privato e l’efferatezza, in un mondo delittuoso e violento.

Un film che parla di tradimento, dunque, ma che ha anche dei risvolti umani di un personaggio che non è un eroe, ma forse, per dirla col regista perfino ‘un traditore un po’ conservatore’. Aspettando il debutto a Cannes stasera e quello in sala, quasi in contemporanea, con 01 Distribution, in 350 copie il film schiera sulla Croisette un supercast di attori che accompagnano la storia di Buscetta tra Italia, Brasile e Miami: Luigi Lo Cascio è Totuccio Contorno, Fabrizio Ferracane è Pippo Calò, Fausto Russo Alesi è Giovanni Falcone, Nicola Calì un iconico Totò Riina, Goffredo Bruno è Stefano Bontade, Giovanni Calcagni è Tano Badalamenti. In un film maschile spicca la figura di Cristina, la moglie di Buscetta ancora viva, da qualche parte nel mondo.

Nel film è Maria Fernanda Candido che in due parole racchiude l’essenza del film e del lavoro di Bellocchio: “Rigore e libertà”. Due parole che esprimono una contraddizione. Ma in fondo – dolce – anche l’amore che Buscetta aveva per sua moglie, molto amata e molto tradita “non resta come una delle contraddizioni della sua figura umana?”