Cannes 72 parla spagnolo e si scalda con l’arrivo di Pedro Almòdovar e Antonio Banderas, ma soprattutto della prima superstar fuori concorso: sir Elton John con Rocketman, che racconta la sua musica e la sua vita.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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“Tutto nel film riporta a me: ci sono i miei mobili, la replica del mio appartamento a Madrid, persino i quadri dei pittori della movida alla fine degli anni 70, ma non tutto quello che racconto è accaduto, semplicemente sarebbe potuto accadere…”: con Dolor y gloria, che esce in contemporanea al debutto sulla Croisette, finalmente a Cannes arriva un film e un incontro d’autore che parla della vita, dei sentimenti e di un cinema che è insieme vita e sentimenti. Ecco perché l’arrivo di Pedro Almòdovar, con Antonio Banderas che mette in scena i tormenti e le passioni, il dolore e la gloria, appunto, di una storia anche molto personale che scalda la Croisette più delle polemiche che – soprattutto tra i giornalisti – sono l’argomento del giorno.

Mentre il Festival si appanna, così, nella qualità delle cronache (visto che la stampa, costretta dagli ‘embarghi’ a parlare dei film in forte ritardo sulle proiezioni) il racconto di Almodóvar e la sincerità con cui parla dei suoi fantasmi (“l’ombra nera della mia vita, quella con cui devo convivere, ossia il rischio che mi capiti quello che succede al personaggio…”) diventano l’occasione che suscita empatia e curiosità perché fa parte del gioco del successo, per ogni artista, temere di perdere l’ispirazione e la creatività o addirittura esorcizzare il timore che un impedimento fisico, una malattia, possano fermare il processo creativo, nel caso di un regista a dirigere un film. “La grande paura per me” ha raccontato il regista, con Banderas accanto, “è la perdita di cinema, lo schermo è l’unica compagnia, la mia vera dipendenza”.

Nel film spunta il fantasma della droga ma, dice Almòdovar, “è la pellicola la vera dipendenza”. E nel suo caso il cinema è stato la lente, il diaframma che lo ha salvato dalla realtà, una realtà che traspare in Dolor y gloria nella storia di un regista depresso, in crisi creativa, che cura con l’eroina il suo fallimento ma grazie al cinema ritrova se stesso e sceglie di vivere, mentre scopre l’omosessualità e il successo in un rapporto determinante con la madre, che nel film è Penelope Cruz.

Banderas? Attore ‘feticcio’ di Almodòvar, molto amato in Italia, passa alla storia di queste giornate, come lo definisce il regista, come “il miglior Mastroianni” che il suo amico Pedro avrebbe potuto avere al fianco.

Un Almòdovar come Fellini?

Dice Banderas, che Almodóvar fece esordire in Labirinto di passioni: “Ci conosciamo da una vita, in tutti questi anni Pedro ha depurato il suo stile, è meno “crazy” ma non ha mai perso la propria personalità resistendo anche alle sirene hollywoodiane”. Ma non ha mai vinto una Palma d’Oro e stavolta, non c’è dubbio, lo insidia Quentin Tarantino anche se Cannes quest’anno parla non solo inglese e francese ma spagnolo a cominciare dal Presidente della Giuria, il Premio Oscar® messicano Alejandro Gonzalez Inàrritu, autore di Birdman e Revenant Redivivo, che dal primo giorno ha puntato il dito contro la politica dei ‘muri’ attaccando dichiaratamente, se non Hollywood, l’America di Trump.

Atlantique di Mati Diop, che parla di migrazione, oggi sugli schermi del Festival, certamente gli piacerà. Come probabilmente colpirà la giuria l’ennesimo film (militante, dalla parte dei più poveri) di Ken Loach Sorry we missed you, nato nel cuore dell’Inghilterra della Brexit (dopo l’annuncio che avrebbe chiuso con il cinema…).

Nella Cannes che rende omaggio alla storia delle sue Palme d’Oro, oltre il cinema d’autore, per i più cinefili è, invece, senza dubbio un appuntamento da non perdere per il pubblico fuori concorso Rocketman di Dexter Fletcher, biopic di Elton John in arrivo stasera sulla Croisette che, quanto ad attesa e richiesta di biglietti, è in un bel derby con l’altro clamoroso biopic di quest’edizione, ovviamente quello dedicato a Diego Maradona, altro personaggio per il quale c’è già fibrillazione. Almeno loro riusciranno a monopolizzare le cronache nel Festival?

Impedendo una visione dei film in tempi ragionevoli alla stragrande maggioranza dei giornalisti, Cannes sta lasciando – anche ai social – solo il dibattito sulle curiosità, dal politically correct della Palma d’Oro a Alain Delon alle cronache serali sui vezzi del red carpet: dopo il no ai selfie dello scorso anno, sì rigorosamente – sulla Montèe des Marches 2019 – ai tacchi 12, anche se questo Maggio sembra Marzo e il clima, stavolta, non aiuta il look.