Stanlio & Ollio – La recitazione di Steve Coogan e John C. Reilly

ARTICOLO DI Gianni Canova

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È possibile ridere con tenerezza? O ridere di nostalgia?

Di fronte a un film come Stanlio & Ollio di Jon S. Baird non solo è possibile ma è quasi inevitabile. Ridi e al tempo stesso senti che ti stai commuovendo per quella forma semplice, purissima e assoluta di comicità. Ridi e provi tenerezza per quella stagione del cinema (e della vita) in cui per ridere bastava una gag in cui un grasso e un magro si scambiano maldestramente il cappello (la bombetta…), generando effetti ripetuti di sproporzione fra il capo e il copricapo.

Che delizia, ridere così. Lontani dalla satira, dalla cattiveria, dal cinismo. Ma lontani anche dalla derisione, dal sogghigno, dallo sghignazzo. Ridere come effetto di una compartecipazione consapevole e innocente all’assurdo del mondo. Al non senso di cui è imbottita – ci piaccia o no – la nostra vita. Vedi sullo schermo John C. Reilly nei panni del Grasso e Steve Coogan in quelli del Magro e ti trovi coinvolto in uno dei laboratori comici più eccezionali dell’era del cinema. Basta che Ollio guardi in macchina con uno dei suoi famosi camera look, e poi ritardi ad arte la sua reazione a quello che sta accadendo, mentre accanto a lui Stanlio si gratta la testa con aria finto-ignara, perché il sorriso ti salga dentro irresistibile e poi si scarichi nella risata.

Sono impagabili, John C. Reilly e Steve Coogan. Perché ci vuole amore vero, e dedizione totale, per riuscire a fare un lavoro mimetico così affettuoso, emozionante e empatico su due icone intoccabili della storia del cinema come Stan Laurel e Oliver Hardy. Eppure Coogan e Reilly riescono nel miracolo. E lo fanno perché sono consapevoli di non dover far rivivere sullo schermo soltanto la biografia di due artisti, ma anche e soprattutto la storia di un’amicizia. Stanlio e Ollio – questo ci dice con tenerezza il film di Baird scritto da Jeff Pope – sono inseparabili. Lo si vede benissimo già dalla splendida sequenza iniziale: si parte da un primo piano delle loro due bombette appese l’una sull’altra su un appendiabiti e poi la macchina da presa arretra e allarga fino a scoprire i due comici seduti uno di fianco all’altro nel loro camerino. Alla sinistra di Stanlio c’è uno specchio in cui si riflette Ollio, alla destra di Ollio c’è un altro specchio identico in cui si riflette Stanlio. È un’immagine dalla portata simbolica altissima: ognuno dei due si riflette nell’altro, e al tempo stesso gli sta al fianco. Perché la grandezza di Stanlio e Ollio è che per tutta la vita hanno saputo essere l’uno la spalla dell’altro, in un perenne e vitale e antigerarchico scambio di ruoli.

Come nella gag della stazione con doppia porta, più volte ripresa nel film, quando uno esce dalla porta in cui è appena entrato l’altro senza che i due si incontrino mai. Scambi, equivoci, disastri, inciampi, cadute. Come ogni comico che si rispetti, anche Stanlio e Ollio portano disordine nel mondo e lo mettono a soqquadro. Ma con gentilezza. Senza la follia distruttiva di un Jerry Lewis. Loro sono candidi e innocenti. Quando nel finale prendono atto definitivamente che non possono fare a meno l’uno dell’altro, sono incredibili la spontaneità e la naturalezza con cui Coogan e Reilly riescono a comunicare il senso di un’amicizia che si nutre di stima, rispetto, fiducia, complicità. Alla fine del film, una cosa su tutte risulta indiscutibile ed evidente: chi non ha mai riso di (e con) Stanlio e Ollio non sa cosa significhi, davvero, la dolcezza del ridere.