Week end al cinema: Dumbo superstar nel remake di Tim Burton in un fine settimana di grande intrattenimento. Oltre all’elefantino Disney, risate italiane con Claudio Bisio Bentornato, Presidente! e la vera storia di Ruth Ginsburg, in Una giusta causa

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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È Dumbo, l’elefantino Disney che vola nella nuova versione live action, diretta da un maestro del cinema come Tim Burton a dominare le uscite del weekend, con Danny DeVito nei panni di uno strampalato proprietario di circo ma soprattutto interpretato da Colin Farrell, Michael Keaton nei panni del ‘cattivo’ e da un’affascinante trapezista come Eva Green (con due ragazzini che sono i veri coprotagonisti dell’adorabile superstar del film).

A quasi 80 anni dal classico Disney il Dumbo di Tim Burton, nella magia di effetti speciali da Oscar, non è un remake vero e proprio: ha per esempio un taglio animalista che annuncia un finale di liberazione più in linea con l’aria dei nostri giorni fino al un lieto fine inevitabilmente annunciato. Il resto è affidato a Dumbo, l’elefantino neonato dalle orecchie troppo grandi che lo rendono lo zimbello del piccolo circo Medici. È l’avventura di un piccolo eroe della diversità: quando si scopre che sa volare finisce infatti vittima dello spietato imprenditore (Michael Keaton).

Tra le differenze con la sceneggiatura rispetto al film del 1941, oltre il finale la componente umana qui è molto più presente rispetto al cartone che ha commosso e emozionato generazioni. Nel finale si può leggere, oltre che un inno alla libertà, anche forse un appello a un circo senza animali?

Dice Tim Burton: “fin da bambino i clown mi facevano terrore e non mi piaceva vedere gli animali in un circo, mi sento ancora a disagio con le performance degli animali nel circo…”. Il film, con il suo stile, anche se con un tocco di tenerezza che al suo cinema appartiene poco, racconta anche questo.

L’altra uscita della settimana, italiana e nel segno della commedia, è Bentornato Presidente! sequel assolutamente efficace del primo atto di cui è stato protagonista Claudio Bisio, sprovveduto pescatore di trote, che per una bizzarra omonimia era arrivato alla Presidenza della Repubblica, torna al potere, questa volta a Palazzo Chigi. I tempi però sono cambiati e il candido Garibaldi (sì si chiama proprio così…) riemerge come premier, inizialmente solo per riconquistare l’amore della sua compagna (al posto di Kasia Smjutniak, in questo sequel Sarah Felberbaum) ma in realtà nel cuore di un momento storico, molto confuso e all’insegna della rissa, simile alla realtà in cui la politica è (fin troppo) schiava dei social network (Paolo Calabresi e Guglielmo Poggi sono perfetti come simil Salvini e Di Maio) e in cui anche l’opposizione si perde perfino sulle polemiche sull’uso del congiuntivo (il Renzi della sinistra è interpretato da Marco Ripoldi del collettivo ‘Il terzo segreto di satira’).

A Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi autori di Metti la nonna in freezer una regia decisamente brillante, del resto come dicono “quello che conta è trovare un proprio equilibrio, anche nella provocazione”.

A proposito di provocazioni sorprende tra gli altri film Border – Creature di confine di Ali Abbasi, drammatico fantasy per adulti di cui è protagonista Tina (Eva Melander), impiegata alla dogana, nota per un olfatto eccezionale. Che le fa fiutare sensi di colpa, paure, imbarazzi. Accade anche con un uomo e nella storia sentimentale che nascerà scoprirà la sua natura segreta.

Anche Tutte le mie notti è un thriller psicologico (regia di Manfredi Lucibello) che gioca sul senso dei segreti e delle bugie fino a svelare le verità più nascoste delle due protagoniste, mentre l’horror thriller The Prodigy – Il figlio del male, diretto da Nicholas McCarthy, racconta del piccolo Miles controllato da qualcosa di paranormale…

Non solo dedicato alle donne, da segnalare anche il film sull’icona femminista Ruth Ginsburg Una giusta causa, di Mimi Leder con Felicity Jones e Armie Hammer: un omaggio a una delle figure più influenti del secolo scorso e ancora dei nostri tempi, Ruth Bader Ginsburg, la seconda donna a essere nominata Giudice alla Corte Suprema, un esplicito invito a non farsi sopraffare.

Ne è protagonista la candidata all’Oscar Felicity Jones nel ruolo di Ruth Bader Ginsburg, una delle nove donne a entrare, nel 1956, al corso di Legge dell’Università di Harvard e che, nonostante il suo talento, fu rifiutata da tutti gli studi legali in quanto donna. Grande ruolo nella sua storia quello del marito Martin Ginsburg (Armie Hammer)

Tra gli altri titoli il fantascientifico Captive State, Likemeback di Leonardo Guerra Seragnoli sul rapporto tra i giovani e i social, il drammatico Fratelli nemici di David Oelhoffen e Il vegetariano di Roberto San Pietro, liberamente ispirata a reali esperienze di vita di immigrati indiani, che a partire dagli anni ’90 si sono trasferiti in Italia.