Week end al cinema: tra Brie Larson Captain Marvel al femminile e Julianne Moore che riscopre l’amore a cinquant’anni, due commedie d’autore con C’è tempo e I villeggianti.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Non è un caso che escano in sala nel week end dell’8 Marzo il nuovo kolossal Marvel/Disney, che lancia una donna, l’attrice Brie Larson, nel ruolo di Captain Marvel che due film comunque ‘al femminile’: Gloria Bell, remake americano del film del cileno Sebastian Lelio, con Julianne Moore, cinquantenne divorziata, con due figli, che non smette di godersi la vita credendo nell’amore e I villeggianti tra realtà e finzione, autobiografia familiare di una donna, un’attrice come Valeria Bruni Tedeschi che mette in commedia, nei panni di se stessa, perfino sua madre.

Questo è però anche il week end in cui la commedia italiana lascia i toni della risata (troppo) facile per un esordio decisamente personale e d’autore che rende dichiaratamente omaggio al cinema della grande commedia italiana come C’è tempo con Stefano Fresi e la regia – prima definitivamente dalla politica al cinema – di Walter Veltroni.

Ma ripartiamo dal premio Oscar® Brie Larson (vista per esempio in Room) e da quest’edizione ‘femminista’ di Captain Marvel, nel quale Carol Danvers diventa una supereroina quando la Terra finisce in una guerra galattica tra due razze aliene.

Ambientato negli anni ‘90, immagina un’era inedita nell’Universo del cinema Marvel in cui, un po’ come la Ellen Ripley di Alien, mitico capitano hollywoodiano alle prese con Alien, Captain Marvel ha il look ma soprattutto insegne dell’eroe che gioca per vincere il male. Il film è interpretato anche da Samuel L. Jackson in un cast super riconoscibile di protagonisti che hanno interpretato il cinema più spettacolare di Hollywood negli ultimi anni.

Dall’action hollywoodiano alla commedia italiana C’è tempo, con Stefano Fresi, con delicatezza e ironia – ma soprattutto con la voglia di rendere omaggio alla commedia italiana di ieri – racconta la storia di un incontro inatteso lungo un road movie che fa crescere l’intesa tra i due protagonisti e insieme l’empatia degli spettatori con il loro curioso rapporto.

Scritto (con Doriana Leondeff) e diretto da Walter Veltroni, racconta di Stefano, a quarant’anni irrimediabilmente precario e sognatore, irrisolto sia nel lavoro (fa ‘l’osservatore di arcobaleni’ per il CNR…) che nella vita e Giovanni, interpretato da un tredicenne (Giovanni Fuoco) che duetta perfettamente con un grande (in ogni senso…) Stefano Fresi, che si scopre suo fratello quando un notaio lo convoca dopo la morte improvvisa dei genitori.

È un incontro che cambia la vita di entrambi: Stefano che di suo padre non ha mai saputo neanche il nome, deve lasciare il paesino in cui vive per correre a Roma e assumersi la cura di Giovanni, rimasto solo al mondo, accettandone con la tutela, anche 100 milioni di lascito in suo favore per crescerlo garantendogli affetto e benessere. All’inizio non vorrebbe saperne e, anzi, istigato dalla moglie, vorrebbe approfittare della situazione chiudendo il ragazzino in un collegio, ma, come Giovanni, lungo questo viaggio divertente e scombinato, scoprirà che essere fratelli può essere sorprendente, come scoprire un arcobaleno in più nel cielo di una vita quotidiana in cui non si ha paura della solitudine ma, in realtà, un po’ ci si sente soli.

Nel film un’inedita Simona Molinari attrice – oltre che di cantante – ma anche partecipazioni speciali di Max Tortora, Laura Ephrikian, Giovanni Benincasa e, udite udite, visti che il piccolo Giovanni è un appassionato di Truffaut e in particolare del suo I quattrocento colpi, di Jean-Pierre Léaud, oggi, nel ruolo di se stesso, in carne ed ossa ad un tavolo della brasserie Lipp, a Parigi. Tra gli omaggi infiniti al cinema (oltre Truffaut, Bertolucci e Scola, anche Sordi, Ferreri, Mastroianni) da segnalare anche la colonna sonora, di Danilo Rea, con un brano della stessa Molinari, un inedito di Lucio Dalla e uno de Lo Stato Sociale.

Commedie dal sapore molto diverso sono, come abbiamo già segnalato Gloria Bell ma anche, dalla Francia, I villeggianti (e dalla Francia Non sposate le mie figlie). Gloria Bell è una commedia sentimentale, remake di un successo internazionale cileno americano, con Julianne Moore e John Turturro. Il regista è sempre Sebastián Lelio: nonostante la routine e la solitudine dei suoi cinquant’anni da divorziata, Gloria è anche e soprattutto una donna molto molto libera. Fino a quando non incontra la passione per Arnold (John Turturro) che cambierà i piani di volo di tutti e due.

In Non sposate le mie figlie 2, del francese Philippe de Chauveron, tornano protagonisti i coniugi Claude (Christian Clavier) e Marie (Chantal Lauby), dopo essersi rassegnati al matrimonio delle quattro figlie con Rachid, musulmano di origini algerine, Chao ateo e figlio di cinesi, l’ebreo David e il senegalese Charles, la famiglia viene messa ancora una volta a dura prova quando scoprono che i loro generi hanno deciso di lasciare la Francia con mogli e figli in cerca di fortuna all’estero. Ci riusciranno?

È italo francese anche il mood de I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi, anche interprete, con Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, “autobiografia immaginaria”, ma molto aderente alla vera storia di Valeria Bruni Tedeschi: tra commedia e tragedia, con la delicatezza del cinema francese ma con attimi di autentica passione decisamente più italiana. Divertenti la Bruni Tedeschi e la Golino che, insieme, cantano Ma che freddo fa di Nada (nella storia la Golino interpreta la sorella della regista, dunque la mitica Carla Bruni). Riccardo Scamarcio, nel film interpreta invece Luca, il compagno attore che, un po’ come le è accaduto nella vita, la lascia.

Dalla commedia al noir viene dalla Danimarca Il colpevole – The Guilty, un ‘thriller al telefono’ di Gustav Möller. La vicenda si svolge in una stazione di polizia in una notte: protagonista Asger Holm, agente sospeso dal servizio attivo dopo una sparatoria (ma scopriremo solo alla fine cosa è accaduto) che risponde alle chiamate di emergenza. Anche quella di una donna che è stata rapita dall’ex compagno, mentre a casa da soli ci sono i suoi bambini.

È noir anche Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, diretto da Yann Demange, con Matthew McConaughey e Bruce Dern: è ambientato a metà degli anni Ottanta quando un quattordicenne diventa un informatore sotto copertura per la polizia locale e per i federali. In seguito soprannominato “White Boy Rick”, il ragazzo si affermò davvero nella storia che ha ispirato il film come spacciatore ‘doc’. Ma la sua doppia vita finì quando, qualche anno dopo, venne trovato con ben 17 chili di cocaina e passò il resto della sua vita in prigione. Il padre è interpretato da Matthew McConaughey, mentre il White Boy Rick del titolo scelto dopo centinaia di provini nelle zone intorno a Detroit si chiama Riche Merritt, esordiente, trovato in un contesto sociale simile a quello del personaggio reale.

Ancora: per i piccolissimi c’è Asterix e il Segreto della Pozione Magica, una storia completamente nuova e creata per il cinema con protagonista il guerriero gallico.

Per chi ama l’horror Il Carillon: una misteriosa scatola infestata da uno spirito maligno nelle mani di una bambina di sei anni che ha perso entrambi i genitori in un incidente e da quel giorno non parla più.

Una bambina è, infine, anche la protagonista del dramma italiano La fuga di Sandra Vannucchi, con Donatella Finocchiaro e Filippo Nigro: Silvia, 11 anni, scappa di casa per andare a Roma ma la sua è anche la fuga dalla depressione della madre. Un film indipendente che ha atteso cinque anni per uscire in sala.

Buona visione a tutti.