Berlinale 69: è il giorno di Charlotte Rampling, Orso d’Oro alla carriera di quest’edizione. Icona europea di un cinema d’autore, il Festival la festeggia oggi con Il portiere di notte di Liliana Cavani. E comincia il countdown verso il gran finale.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

È il giorno di Charlotte Rampling, il giorno dell’Orso d’Oro alla carriera che Berlino consegna ad una delle attrici più importanti nel firmamento delle star europee più amate dal cinema d’autore di tutto il mondo. Riceve il premio della Berlinale dopo Milena Canonero, la più internazionale degli italiani da Oscar, e Berlino le ha dedicato quest’anno una vera e propria ‘personale’ con una retrospettiva dei suoi dieci film più rappresentativi.

Una carriera importante, la sua, siglata in Italia da film d’autore firmati da Luchino Visconti e Liliana Cavani e più recentemente da un regista interessante come Andrea Pallaoro, (per il suo Hannah ha vinto la Coppa Volpi due anni fa a Venezia). E tocca oggi alla sua interpretazione forse più ’scandalosa’ ma anche ‘iconica’ nel cinema internazionale siglare il giorno della consegna: omaggio nell’omaggio anche a Liliana Cavani, che le ha regalato quel ruolo indimenticabile, si tratta ovviamente de Il portiere di notte del 1974 che la Berlinale ripropone proprio per siglare la consegna dell’Orso d’Oro.

Charlotte Rampling è molto amata dalla Berlinale: nel 2006 è stata presidente della giuria internazionale e nel 2015 ha vinto l’Orso d’argento come migliore attrice (per 45 anni di Andrew Haigh). È un’attrice che ha costruito la sua storia partendo dall’Inghilterra e dal mondo dell’arte e della moda, ma anche della musica, forse il suo primo amore tra le arti che ha sempre seguito con interesse fin dall’educazione. Figlia di un ex olimpionico diventato poi un alto ufficiale della NATO e di una pittrice, ha studiato tra Francia e Inghilterra e già ragazzina con la sorella frequentava, suonando e cantando, piccoli pub nei quali nacque il suo primo rapporto con il palcoscenico, con la musica, appunto, in una band canadese.

Il cinema è arrivato più tardi, dopo una breve esperienza nel mondo della moda. E non sorprende che Dieter Kosslick Direttore, quest’anno in uscita dopo 19 anni di Berlinale, le abbia voluto dedicare l’ultimo omaggio della ‘sua’ Berlinale , visto che anche in questi giorni l’ha definita non solo icona del cinema mondiale ma “un’attrice sublime”. L’immagine della Rampling del resto, è legata indissolubilmente oltreché ad un film come Il portiere di notte anche a La caduta degli dei di Luchino Visconti, proprio il film che qualche anno prima del Portiere ne aveva consacrato il successo nel cinema italiano e nel quale, l’aveva notata per quel ruolo così audace, Liliana Cavani che la considera “un’attrice psichica” con una carica emotiva speciale che esprime già al primo ciak”.

Un’attrice capace insomma di dialogare con lo schermo e con gli spettatori anche solo attraverso lo sguardo, con quegli occhi liquidi, profondi e insieme trasparenti, capaci di stregare il pubblico al primo sguardo, come diceva di lei Luchino Visconti. Lo ha dimostrato ancora una volta alla Berlinale la rassegna che le ha dedicato il Festival con una serie di film come Il Verdetto (1982) di Sidney Lumet, Stardust Memories (1980) di Woody Allen, La Piscina (2003) di François Ozon e ancora, oltre Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani con Hannah (2017) di Andrea Pallaoro.

Rampling è stata candidata agli Oscar per il film 45 anni di Andrew Haigh, proprio quello che le era valso l’Orso d’Argento alla Berlinale. Includendo anche fiction e serie di successo ha interpretato oltre 100 film che l’hanno resa nel tempo “icona di un cinema eccitante e non convenzionale” come ha detto di lei in questi giorni il Direttore Kosslick. E il suo impegno prosegue: ora sta lavorando con Paul Verhoeven sul set del suo Benedetta.

Non c’è dubbio che in un festival senza Hollywood e decisamente sottotono la sua presenza aggiunge stasera un tocco di glamour a un red carpet che non ha brillato come gli altri anni. Anticipando il bilancio finale verso il traguardo in arrivo la Berlinale prepara evidentemente il suo 70.mo chiudendo l’era Kosslick nel segno dell’impegno e della militanza stemperando i contenuti di quest’edizione nella qualità autoriale e nel tema delle grandi donne del cinema, ma anche delle nuove proposte non solo al femminile più che nel glamour e nello star system.

Una scelta evidente nell’omaggio ad Agnès Varda, grande signora del cinema delle donne, ieri accompagnata dalla figlia Rosalie, anche sua produttrice, in un incontro emozionante, occasione, per la cineasta franco-belga, ormai novantenne, per confermarsi tra i maestri del cinema. A lei il Festival ha consegnato la Berlinale Kamera, il premio alla carriera, offrendole lo schermo per la proiezione del documentario, autobiografico Varda par Agnès, un vero e proprio film testamento, siglato da una freschezza e una novità che diventa una lezione e un incoraggiamento per chi verrà, non il monumento ad una carriera arrivata al traguardo.

Un modo per la Berlinale di siglare ancora una volta con la qualità il suo fil rouge dedicato alle donne. E si aggiunge Varda alla galleria delle grandi, come la Holland e tra le attrici la Presidente di Giuria Juliette Binoche o Catherine Deneuve in un ruolo decisamente inedito e lontano da ogni tentazione di glamour: quello di una nonna borghese e coraggiosa alle prese con la svolta jiahidista di un nipote orfano cresciuto con lei.

A proposito di donne, ci sono voluti dieci anni per portare al cinema la storia vera di Elisa Sanchez Loriga e Marcela Gracia Ibeas, le due donne – due insegnanti elementari conviventi – che a La Coruna nel 1901 riuscirono a sposarsi, nonostante lo scandalo nella comunità galiziana. Le racconta Isabel Coixet, in concorso a Berlino, con Elisa y Marcela girato in bianco e nero e targato Netflix.

Domani si apre il week end finale e anche l’Italia può sperare in un’affermazione con La paranza dei bambini. Claudio Giovannesi, è stato applaudito con un film tra i più venduti al mercato internazionale del Festival. Ha buone quotazioni, verso il gran finale, anche Ozon, con un’outsider da tenere d’occhio tra i film più indipendenti e inediti presentati in concorso: Teona Strugar Mitevska, alla sua quarta partecipazione alla Berlinale, con God Exists, Her Name Is Petrunya. Per ora solo ipotesi, rumors, più che previsioni, qualche azzardo tra critica e stampa dietro le quinte del Festival, e non è tutto… Oggi intanto, viva Charlotte Rampling, che ha dato molto anche al cinema italiano.