Week end al cinema: il grande ritorno di Clint Eastwood regista (e attore, con Bradley Cooper) in The Mule ma anche Remi, con Daniel Auteuil, per andare al cinema in famiglia.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Ogni suo film ormai è un evento, ogni regia un grande ritorno nel segno del racconto d’autore che –a volte anche con toni molto duri- riesce a toccare le corde di un’emozione irripetibile. È la magia che si ripete quando gli attori ai quali siamo affezionati si trasformano in vere e proprie icone di successo ma anche di eleganza stilistica. Proprio come da qualche anno, e sempre di più, accade a Clint Eastwood: a quasi novant’anni è lui, questo week end, sul posto d’onore delle uscite in sala. Il suo nuovo film, da regista e protagonista (The Mule – Il corriere) con Bradley Cooper e tra gli altri, Andy Garcia, si ispira a una vera storia. E così, dopo il vecchio rapinatore gentiluomo scelto da Robert Redford per l’addio allo schermo, ecco ancora un anziano di ferro che domina la scena trasformandosi in un corriere dai nervi d’acciaio per i narcotrafficanti messicani.

Un ruolo non facile ma il film affronta soprattutto il tema dei legami familiari di quest’uomo solitario che continua a invecchiare da ‘duro’ anche se non è mai troppo tardi per voler cambiare. Anche qui, come nel suo Gran Torino, con cui The Mule ha molto in comune, il protagonista è un reduce, Earl Stone, ritagliato su una storia vera, quella di Leo Sharp, veterano che a novant’anni viene arrestato per traffico di droga. Dirty Harry, come lo chiamano i più cinefili, stavolta un vecchio coltivatore di rarità floreali che ha passato la vita in giro per gli States, sul suo pick-up è stato affabile con il mondo ma totalmente anaffettivo ed estraneo in casa (tanto che la figlia (nel film la sua ‘vera’ figlia nella vita, Alison Eastwood non gli parla neanche più). Ma un anziano così è insospettabile, perfetto per fare il “mulo” così cerca di rimettersi in pista per il boss messicano (Andy Garcia) inseguito da Bradley Cooper che ha fiutato il losco traffico.

Tutt’altro clima ne Il professore cambia scuola di Olivier Ayache-Vidal con Denis Podalydès, Abdoulaye Diallo e Pauline Huruguen, opera prima che racconta di uno dei migliori licei parigini. François Foucault rimosso dal suo incarico a favore di una scuola di frontiera, per certe dichiarazioni poco allineate col potere, dovrà conquistare i suoi nuovi alunni, gente molto diversa, delle banlieu. E il film diventa anche la storia di formazione di un uomo che deve ricominciare, fare i conti con le conseguenze del trasferimento, anche nel privato.

Presentato come Evento speciale alla Semaine de la Critique di Cannes, e premiato a Torino è ora candidato in Francia a due César (migliore attore protagonista e miglior film straniero).

Rilettura di un classico per l’infanzia, è Remi di Antoine Blossier con due protagonisti di rango come Daniel Auteuil e Ludivine Sagnier insieme al piccolo Melaumke Paquin, in viaggio per la Francia alla ricerca delle sue vere radici. Stavolta il film è diretto da Antoine Blossier che come sempre ‘pesca’ dal romanzo di Hector Malot, uno dei classici per ragazzi di tutti i tempi. Con Remi anche nel film il musicista girovago Vitalis, il cane Capi e la scimmietta Joli-Couer in un viaggio attraverso la Francia con un grande Daniel Auteuil.

Tra le altre segnalazioni, Tramonto di Laszlo Nemes con Juli Jakab e Vlad Ivanov è il nuovo film del regista ungherese de Il figlio di Saul. Nella Budapest d’inizio ‘900, ancora ignara della guerra mondiale imminente, Irisz vuole diventare modista e rientrare nella ditta di famiglia tuttavia, viene cacciata dal nuovo proprietario, Oszkár Brill (Vlad Ivanov).

Da qui parte una metafora sull’Europa tra passato e presente, tra le strade di Budapest illuminate solo dall’insegna del negozio Leiter, in una società non solo ungherese alla vigilia di un tumulto importante.

In sala anche il suggestivo film diretto da Elisabetta Sgarbi I nomi del signor Sulcic, presentato in anteprima allo scorso festival di Torino distribuito da Istituto Luce Cinecittà.

L’Italia gioca due carte, due commedie molto diverse: Copperman e 10 giorni senza mamma.

Copperman di Eros Puglielli con Luca Argentero, Galatea Ranzi, Fortunato Cerlino, Antonia Truppo, Gianluca Gobbi, Tommaso Ragno, ha un tono da fiaba, una favola il cui protagonista è un Forrest Gump disadattato, fuori dal mondo fin da quando era piccolo: riesce a superare il suo handicap immaginandosi supereroe, un supereroe che s’innamora bambino di un amore così puro da viverlo intensamente dentro di sé tutta la vita. Tenero e infantile, Copperman – letteralmente l’uomo di rame – per lo scafandro nel quale si nasconde quando fa le sue buone azioni notturne, è un uomo che viaggia nel mondo con l’innocenza di un bambino e il cuore di un leone, tanto da rendere l’handicap un punto di forza.

In 10 giorni senza mamma Alessandro Genovesi gioca con un cast da commedia popolare (Fabio De Luigi e Valentina Lodovini con Antonio Catania, Bianca Usai) raccontando le peripezie di un padre che deve affrontare la routine di una famiglia quando la moglie va in vacanza lasciandolo con tre figli.

E cosa succede se una mamma sempre presente decide di partire per dieci giorni lasciando i tre figli con un papà fino ad allora praticamente assente? Lui è distratto e assorbito dal lavoro, lei si è dedicata alla famiglia rinunciando alla carriera. I figli… sono figli. Con una sorta di “Mary Poppins” che conferma la comicità non solo televisiva di Diana Del Bufalo.