Week end al cinema: da non perdere Green Book con due protagonisti da Oscar® e Il primo Re, sulla leggenda di Roma in stile kolossal.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Meno uscite ma certamente due grandi film da non perdere in questo week end di (buon) cinema: sono infatti in sala l’attesissimo Il primo Re di Matteo Rovere, per una volta un’uscita dalle inedite e sorprendenti ambizioni del kolossal (italiano) che lascia a casa una commedia, e Green Book di Peter Farrelly, tre Golden Globes e cinque candidature ai prossimi Oscar®, ormai imminenti, con due protagonisti eccezionali come Viggo Mortensen, che ha scortato con grande successo il film nel debutto italiano sul red carpet della Festa di Roma, e un attore molto amato dal pubblico che segue le serie (avete presente True detective?) come Mahershala Ali.

È un film diverso, ambizioso e ricco di talento sotto ogni punto di vista Il primo Re, in cui Matteo Rovere, produttore della saga di Smetto quando voglio e regista, tra gli altri, di un piccolo gioiello di bravura, soprattutto degli attori protagonisti, come Veloce come il vento, stavolta racconta la leggenda di Romolo e Remo, interpretati rispettivamente da un giovane talento molto interessante come Alessio Lapice, alla sua prima prova importante, e da un fortissimo Alessandro Borghi.

A loro, soprattutto, è affidata l’avventura de Il primo Re, che racconta la fondazione di Roma e la nascita dell’Impero attraverso il mito di Romolo e Remo, gemelli pastori che la Storia trasforma in due combattenti eroici sfidando in un mondo antico – dove si parla, con tanto di sottotitoli, un affascinante latino arcaico mediato dagli influssi che gli storici e i linguisti hanno immaginato nella ricostruzione dell’epoca i due fratelli (e come ci insegna la storia soprattutto Remo) sfidano il volere degli Dei in cerca del proprio destino. Il film è un incredibile viaggio nel tempo fino al 753 a.C., per trasformare il mito di Roma in una sorta di violentissimo epic fantasy che gioca non solo sulla verosimiglianza dei dialoghi in protolatino sottotitolato ma su una fotografia eccezionale realizzata tutta con con la luce naturale da Daniele Ciprì.

Un progetto da nove milioni di euro, girato interamente in esterni, sui Monti Simbruini, i Monti Lucretili, il Monte Cavo e il Monte Ceraso nel parco di Veio, che ha richiesto oltre un anno di postproduzione per effetti speciali di altissima qualità. Rovere, coautore anche di soggetto e sceneggiatura con Filippo Gravino e Francesca Manieri, ha voluto calare in quella storia, la nostra storia nel VII secolo avanti Cristo, nel modo più realistico possibile anche per dimostrare, con successo, che l’industria italiana è in grado di realizzare opere all’altezza degli standard internazionali. Traendo elementi fra gli altri, da Livio, Plutarco, Ovidio, e ricorrendo alla consulenza di archeologi e antropologi, il film ricostruisca la Storia ma affronta anche altri temi, dalla fratellanza alla nascita dell’imperialismo e su come il potere può incidere anche nei sentimenti più solidali spezzando anche il legame di sangue tra due fratelli che all’inizio del film sembrano indissolubili.

Nella scena iniziale dell’esondazione del Tevere – due settimane di riprese tra location e studio, con la costruzione di un bacino d’acqua lungo quarantacinque metri, con circa mezzo milione di litri e dotato di una piattaforma basculante alta venti metri – le scene sono state girate tra Italia, Ungheria e Colombia e Alessandro Borghi nuota come un DiCaprio in Revenant. Ma l’effetto spettacolare non c’è solo all’inizio…

È in corsa per gli Oscar® e non è escluso che possa essere, magari, proprio un outsider con le sue cinque nomination, dopo i Golden Globes e il Premio del pubblico a Toronto il titolo internazionale imperdibile di questo week end: Green Book di Peter Farrelly, come dicevamo interpretato da Viggo Mortensen e Mahershala Ali. Nell’America del ‘62 kennedyana ma profondamente razzista un buttafuori italoamericano di buon cuore, ma all’inizio istintivamente razzista, rozzo e abituato a vivere di espedienti, finisce, per mantenere la famiglia, a far da autista a uno dei pianisti jazz più acclamati. Peccato che il primo sia un razzista istintivo e il secondo un afroamericano. Mortensen è uno straordinario Tony Vallelonga, che si fa chiamare Tony Lip, quando lavora al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione.

Quando incontra il dottor Donald Shirley, che lo assume come autista per un tour di concerti con il suo trio, fino agli Stati più razzisti del Sud, scopre con i suoi occhi che cosa sono i diritti civili e i valori dell’amicizia, della solidarietà, dell’uguaglianza. Green Book è basato sulla storia vera di Shirley, nella realtà un musicista virtuoso della musica classica e del suo autista nel loro viaggio attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.

Il tutto in un film mainstream che nel culto di un’America molto cool grazie alla regia di Peter Farrelly, (metà della coppia di film come Tutti pazzi per Mary e Scemo & più scemo) attraversa, come in un A spasso con Daisy a ruoli invertiti gli stereotipi più classici con una sceneggiatura già premiata ai Golden Globes che non dimentica la commedia né qualche tono più realistico. Il film è anche un road movie nel quale i due, così diversi, impareranno a conoscersi e a capirsi in un contesto difficile. Il “green book” del titolo è un manuale che elenca i locali che accettano solo i neri.

Tra gli altri titoli appena usciti anche la storia della giovane posseduta protagonista ne L’esorcismo di Hannah Grace di Diederik Van Rooijen con Shay Mitchell e Stana Katic. Il regista olandese (in un film prodotto in America) parte da un esorcismo che si conclude drammaticamente a causa di una spietata forza demoniaca.

Libero (Libre) di Michel Toesca con Cédric Herrou, presentato fuori concorso a Cannes, è un esplicito atto di accusa contro le autorità francesi che sovrintendono all’immigrazione sul confine con l’Italia. La questione politica più cruciale dei nostri tempi si consuma nel giardino della casa di un contadino, Cédric Herrou, agricoltore di la Roya, valle al sud della Francia. Qualche anno fa Herrou ha accolto migranti abbandonati a se stessi che vedeva vagare sul bordo della strada. Col tempo ha iniziato a ospitare nel suo giardino i migranti senza meta che intercettava, apertamente in conflitto con la prefettura locale che avrebbe invece voluto rispedirli tutti in Italia, rischiando la prigione, ma convinto del suo progetto. Che il film, appunto, racconta.

Per i più piccoli nei cinema Dragon Trainer: il mondo nascosto di Dean DeBlois, terzo e ultimo capitolo delle avventure che hanno per protagonisti il giovane guerriero vichingo Hiccup e il grande drago Sdentato, anche alle prese con un nuovo personaggio femminile. Prodotto dalla DreamWorks, una garanzia in fatto di grande animazione, il film vede ancora una volta insieme Hiccup destinato a diventare governatore, e Sdentato che darà la scalata alla specie dei draghi. Ma il film parla soprattutto della loro amicizia messa stavolta a dura prova da un nuovo nemico.