Ben Is Back – La recitazione di Julia Roberts

ARTICOLO DI Gianni Canova

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Facciamo un gioco.
Proviamo a immaginare che al posto di Julia Roberts la protagonista di questo film sia interpretata – poniamo – da Frances McDormand o da Meryl Streep. Cosa cambierebbe nel personaggio della madre che deve prendersi cura di un figlio tossico che le piomba in casa – inatteso e non invitato – la vigilia di Natale?

Frances McDormand ne avrebbe fatto un personaggio spigoloso, puntuto, affettuosamente ruvido, nascondendo la tempesta sentimentale sotto una maschera di apparente freddezza.

Meryl Streep, al contrario, avrebbe magistralmente enfatizzato ogni minimo dettaglio, usando tutto il corpo – dal mignolo sinistro al sopracciglio destro – per trasmettere allo spettatore il turbamento di una madre scissa tra l’affetto per il figlio smarrito e la volontà/necessità di salvaguardare comunque l’equilibrio e la serenità del resto della famiglia.

Julia Roberts sceglie una soluzione di compromesso e fa di Holly una madre Coraggio premurosa ma ferma: guardate come fronteggia all’inizio l’arrivo imprevisto dell’intruso, contro l’ostilità dell’altra figlia e del patrigno, dandosi da fare con il suo grembiulino da casalinga per allestire la semiotica della normalità. Ma osservate anche con che fermezza lascia intendere al figliol prodigo che lei sarà la sua ombra, e che non lo mollerà un istante, e non gli consentirà di ricadere nel buco nero di una nuova dose.

 Il paesaggio innevato che circonda la villetta di famiglia rende bene la freddezza dei cuori, il gelo che ostacola il fluire dei sentimenti. E Julia Roberts è bravissima nel dosare con accortezza la chimica delle emozioni che la squassa: a volte le bastano un battito di ciglia o un’espressione preoccupata, altre volte ha bisogno invece di una gestualità più marcata, come quando nel finale guida con le lacrime agli occhi, e picchia furente la mano destra sul volante come per scaricare la tensione e scacciare la paura che la sta invadendo.

Da un certo momento in poi, Ben Is Back diventa quasi un viaggio al termine della notte, con madre e figlio che vagano nei dedali più sordidi della città la vigilia di Natale, a cercare di chiudere i conti che Ben ha con il suo passato da tossico, e con il rischio che questo passato torni a farsi presente e a ferire ancora. E se Lucas Hedges (Manchester by the Sea, Tre manifesti a Ebbing, Missouri) è bravissimo nel rendere la violenza del conflitto che spacca il giovane tossico, scisso fra il bisogno di tornare a farsi e la disperata volontà di smettere per sempre, Julia Roberts è ancora più convincente nel rendere da par suo il conflitto che dilania il suo cuore di madre, scissa a sua volta fra la consapevolezza di dover essere inflessibile e il bisogno o la voglia di tenerezza.

La regia di Peter Hedges (già sceneggiatore, tra l’altro, di Buon compleanno, Mr. Grape e di About a Boy) sceglie di raffreddare la potenziale incandescenza della situazione ponendo quasi sempre un filtro (un vetro, un parabrezza, un finestrino) fra chi osserva e chi viene osservato, fin dall’inizio, quando è da dentro l’auto che Holly percepisce che Ben è tornato.

C’è sempre qualcosa che separa, distanzia, divide: perché il vero tema del film è la dialettica fra unione e divisione, fra il voler essere uniti e la consapevolezza di non poterlo essere, fra la vicinanza dei cuori e la lontananza dei corpi, fra il sentimento e la realtà. Se il film funziona, è perché tutto – dalla regia, alla scenografia e alla recitazione – rende percepibile questa scissione.

A cominciare, appunto, da Julia Roberts: che alterna la tenerezza con cui ascolta ad occhi bassi la confessione del figlio presso la comunità d’incontro alla furia con cui lo accompagna al cimitero per fargli scegliere dove vorrà essere sepolto in previsione della possibile, imminente overdose. “Ti ho detto di non credermi, ma tu non mi ascolti”, le ripete più di una volta il figlio. E lei recita per tutto il film come sospesa fra la consapevolezza di non potergli credere e la volontà tutta materna di credergli comunque. Costi quel che costi.