Week end al cinema: Favino & Co. Moschettieri per ridere o la Cortellesi con la scopa della Befana?

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Quattro contro una o, se preferite, un autentico duello tra i quattro Moschettieri 2.0 di Giovanni Veronesi e la Cortellesi con la scopa della Befana.

Certo, sugli schermi delle Feste spopolano ancora Mary Poppins e soprattutto un film rivelazione al botteghino come Bohemian Rhapsody, l’opera rock sulla vita di Freddie Mercury (e sui Queen) che con circa 19 milioni di euro, è già, a sorpresa, il titolo con il maggior incasso dell’anno.

Ma è il cinema italiano a vivere l’ultimo duello del 2018, nel nome di sua maestà sul fronte dei moschettieri, e dei diritti della Befana, più al femminile, grazie a una Cortellesi che vola sulla scopa con tanto di scarpe rotte e cappellaccio con la fibbia.

Chi vincerà in quest’ultimo giro dell’anno?

Comunque la commedia, è facile prevederlo. Ma vediamo meglio chi è sceso in campo e con quali armi…

Fioretti, ma soprattutto grande comicità e un pizzico di nostalgia per quattro fuoriclasse del cinema italiano ne I Moschettieri del Re- La penultima missione di Giovanni Veronesi, un vero kolossal all’italiana, originale rilettura di un Dumas senza dubbio molto ‘rinfrescato’ dalla fantasia di un regista sempre attento al grande pubblico.

One girl show per Paola Cortellesi, invece, sulla vecchia scopa di una vecchietta tutt’altro che classica – anzi piuttosto ‘femminista’ – ne La Befana vien di notte di Michele Soavi.

Non c’è dubbio che il primato al botteghino tra i titoli di questo week end se lo contenderanno loro, stavolta, in una sfida tutta italiana nonostante l’uscita di altri due titoli che segnaliamo con particolare cura visto che si tratta di due film, francesi, destinati a un pubblico indubbiamente diverso da quello familiare.

Un pubblico più cinefilo che anche alla commedia chiede qualcosa di più di una risata facile. Sono Nelle tue mani di Ludovic Bernard e soprattutto Il gioco delle coppie di Olivier Assayas, una satira del mondo intellettuale, ma non solo, da non perdere: avrebbe meritato a Cannes il premio per la migliore sceneggiatura, ma non è andata così, nonostante lo script a orologeria, assolutamente godibile nell’interpretazione di un cast – come spesso accade nella commedia francese – perfettamente in sintonia.

E sono in sintonia assoluta, davvero una simbiosi perfetta i quattro eroi del film di Veronesi, che rivela tra le battute anche quanto forse abbiano anche improvvisato e si siano divertiti a girarlo o mattatori che interpretano per l’ennesima volta gli eroi di Alexandre Dumas, al cinema in una versione assolutamente diversa e sorprendente.

D’Artagnan è Pierfrancesco Favino, Athos Rocco Papaleo, Aramis Sergio Rubini e Porthos Valerio Mastandrea. Trent’anni dopo sono, rispettivamente, un allevatore di maiali che parla con un improbabile grammelot francese alla Clouzot (ovviamente l’Ispettore di Peter Sellers ne La Pantera Rosa…), un castellano bisex che ha scontato con la sifilide la sua lussuria sfrenata, un frate coperto dai debiti e un ubriacone che si stordisce di pozioni allucinogene. Ovvio che, per amor patrio, richiamati da una regina come Margherita Buy, la vera queen di quattro protagoniste comunque all’altezza del quartetto maschile, torneranno in servizio per difendere la Francia.

Invecchiati anche nella gestione della spada e decisamente disillusi, dovranno annientare, come tradizione, i piani del perfido Mazzarino (Alessandro Haber) supportati nell’ombra da Milady (Giulia Bevilacqua). Ad affiancarli Lele Vannoli nei panni di un servo muto, da un’ancella pasticciona come Matilde Gioli e da una combattiva Valeria Solarino, che cavalca e combatte come un vero quinto moschettiere, per la salvezza del giovanissimo ma già dissoluto Luigi XIV.

Difficile dire se la missione verso un luogo ipoteticamente indicato come Suppergiù sarà davvero l’ultima. Dipenderà anche dagli incassi di questo ritorno. Nel film comunque si ride soprattutto perché l’autoironia dei quattro è contagiosa: almeno trent’anni di ‘fermo’ si sentono nella ruggine dei Moschettieri ma è proprio questo il valore aggiunto di Veronesi alla tradizione di un quartetto che nell’epoca dei supereroi incarna -con l’esuberanza di un film di cappa e spada- anche il senso ‘malin-comico’ degli anni che corrono…

Clima completamente diverso ne La Befana vien di notte di Michele Soavi, storia di Paola (Cortellesi), maestra elementare che di notte si trasforma, come una supereroina, proprio nella Befana… Quando alla vigilia dell’Epifania viene sequestrata da un misterioso produttore di giocattoli (quella Befana il 6 gennaio di vent’anni prima, gli aveva inavvertitamente rovinato l’infanzia) rischia di non poter compiere in tempo la sua tradizionale missione. Ma scenderà in campo a salvarla un gruppetto dei suoi piccoli alunni: scoperto il segreto della loro maestra, vivranno anche loro, in bicicletta, una straordinaria avventura che cambierà per sempre la loro vita. Ce la faranno a liberarla in tempo per la ‘sua’ notte?? Ovviamente dovrà essere così perché ogni favola ha un lieto fine. Ma solo dopo una serie di avventure speciali.

Per chi fugge dal cinema fantasy destinato ai bambini e alle famiglie da non perdere Nelle tue mani di Ludovic Bernard. Con Lambert Wilson, Kristin Scott Thomas e il giovane Jules Benchetrit racconta la meravigliosa avventura di un ragazzo ribelle, con un talento straordinario che celebra con la musica anche la possibilità che un sogno si avveri… Protagonista del film è Mathieu che un giorno inizia a suonare un pianoforte a disposizione del pubblico in una stazione di Parigi: lì il direttore del Conservatorio (Lambert Wilson), ne viene subito colpito. Ma al Conservatorio il ragazzo preferisce una vita precaria di piccoli furti che lo porterà sulla soglia del carcere. Pierre gli proporrà uno scambio: niente carcere in cambio di un lavoro socialmente utile, per prepararlo in realtà a un concorso nazionale di pianoforte in una sfida anche con se stesso resa ancora più dura dalla guida di una severa “Contessa” (Kristin Scott Thomas).

Ed è da non mancare per i più cinefili, magari anche appassionati di cinema francese, Il gioco delle coppie di Olivier Assayas, un film raffinato, come abbiamo già sottolineato, visto all’ultimo festival di Cannes, con una coppia di protagonisti come Guillaume Canet e Juliette Binoche intorno ai quali ruota con sguardo leggero e ironico una storia dalla doppia lettura: un intreccio sentimentale (e insieme, ahimè, molto realistico non solo per la Francia) di un mondo in cui l’industria intellettuale cambia il senso della vita culturale, ad un ritorno che non sempre è facile accettare.

Nel film Alain è un editore parigino di successo che lotta per far sopravvivere la propria azienda a dispetto dell’incomprensione di alcuni suoi autori, come Leonard, una delle sue firme storiche, che non accetta un mondo improvvisamente fatto di e-book e vendite online.

Quando si incontrano per discutere del suo nuovo manoscritto – dichiaratamente autobiografico, basato tra l’altro su una sua storia d’amore – Alain non può tacere che il libro è banale e vecchio stile. Ma sua moglie Selena, un passato di attrice teatrale, ormai solo una star della fiction, è invece convinta che si tratti di un vero e proprio capolavoro, sicuramente il miglior libro che Leonard abbia mai scritto E qui l’intreccio si fa più complesso, in un dialogo che metterà a nudo non solo divergenze di opinioni ma distanze anche sentimentali e metterà le coppie protagoniste del film in un gioco di intrecci, equivoci e sorprendenti rivelazioni…

C’è tempo anche per un buon film, in questi giorni. Buone Feste anche al cinema…