Week end al cinema: La storia di Colette tra il Cile di Moretti e La prima pietra, scontro di civiltà in un Natale multietnico.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Aspettando il supershow delle uscite natalizie (e lasciando ai colossi della distribuzione alternativa alle sale, quest’anno, anche una fetta importante di cinepanettone come il Natale a 5 stelle superlanciato in questi giorni) ecco le prime uscite sotto l’albero, in sordina, verso le Feste.

Questo fine settimana propone per esempio, in questo senso, con La prima pietra, l’idea di una commedia diversa, comunque da non perdere, ma consiglia certamente cinema d’autore molto lontano dal clima delle Feste, con un eventuale proroga in sala di Roma di Alfonso Cuaron, Leone d’Oro in corsa verso gli Oscar (finora è stato appena tre giorni in sala aspettando il debutto ufficiale su Netflix) e ovviamente con il documentario Santiago, Italia, il ritorno al cinema di Nanni Moretti di cui parliamo più avanti.

Ma veniamo subito alle uscite fiction: Ne La prima pietra di Rolando Ravello, un Natale 2.0 diverso e sul tema di un’integrazione difficile, quasi impossibile: Kasia Smutniak, Corrado Guzzanti, Lucia Mascino, Valerio Aprea, Iaia Forte, Serra Yilmaz sono un cast perfetto in un film dove si sorride con amarezza, volano insulti e schiaffi alla faccia del Natale, senza sconti per nessuno. Come ha spiegato il regista (anche attore ma non in questo film) potrebbe intitolarsi “Scontro di civiltà per un sasso in una scuola multietnica”: racconta, infatti, l’esplosione di un conflitto insanabile, non solo religioso, in una scuola dove sta per tenersi proprio la recita di Natale. Mentre il preside (che è Corrado Guzzanti) vive l’evento come un suo personale momento di visibilità da “regista”, un alunno lancia un sasso su una finestra, spaccando il vetro e ferendo il bidello e sua moglie. È la prima pietra che fa esplodere il conflitto tra il preside, il bidello e la moglie, la maestra buddhista, la mamma e la nonna (musulmane) del bambino che ha scagliato il sasso in un’escalation di rissa irresistibile in cui non manca la comicità.

Dedicato soprattutto alle donne, c’è Colette di Wash Westmoreland con Keira Knightley, che interpreta la scrittrice impegnata sul tema dell’emancipazione femminile usando la penna come l’arma più forte. Colette era anche attrice e critica teatrale, comunque l’autrice più spregiudicata e tra le più controverse della Belle Époque.

Parla di donne e di scrittura al femminile anche Il castello di vetro di Destin Daniel Cretton con Brie Larson e Naomi Watts, soprattutto la storia dell’infanzia nomade e travagliata di una protagonista con una madre immatura e capricciosa e un padre alcolizzato anche se molto presente.

Più orientata al pubblico maschile la commedia di Javier Fesser Non ci resta che vincere su un allenatore fallito che riscoprirà la passione per lo sport allenando una squadra di giovani disabili.

E veniamo, ora, alla qualità di un cinema molto in bianco e nero. È importante e affascinante quello che unisce nostalgia e denuncia (ammesso che continui ad essere in sala per qualche proiezione prima di Netflix) in Roma (che è il nome di un quartiere di Città del Messico, in questo caso) in cui Cuaron torna alle proprie radici per raccontare il Paese della sua infanzia, mettendo a fuoco il debito di riconoscenza che tutti i figli delle famiglie benestanti di quel tempo devono alle tate che li hanno cresciuti con grande amore.

E c’è molto bianco e nero anche nei materiali già d’epoca di Santiago, Italia, viaggio di Nanni Moretti nel Cile del colpo di stato di Pinochet nel quale il regista dichiara la sua posizione assolutamente “non imparziale”, che lo riporta sugli schermi a tre anni da Mia madre.

Non è solo un documentario sul golpe cileno dell’11 settembre 1973 e sulla dittatura miliare come sugli esiliati che trovarono asilo nell’ambasciata italiana (e in qualche caso ancora vivono nell’Italia che allora li accolse) ma, com’è stato scritto in questi giorni, un’autentica dichiarazione d’amore (e d’autore) per l’impegno politico e sociale e forse anche per una solidarietà che latitano non solo nel Cile ma nell’Italia di oggi.

Eroismo e storia italiana ne Il destino degli uomini, terzo capitolo – dopo Fango e gloria e Noi eravamo della trilogia diretta da Leonardo Tiberi in occasione del centenario della fine della Grande Guerra. Qui si racconta tra fiction e realtà la storia di Luigi Rizzo che da solo affondò una corazzata austriaca. Coprodotto e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, è interpretato da un protagonista molto amato dai giovani dopo Romanzo Criminale, la serie, come Andrea Sartoretti (lì era il Bufalo, qui è nei panni di Rizzo) con molte immagini di repertorio, tra i Cinegiornali del Luce e quelle tedesche del Die Deutsche Wochenschau, con una versione assolutamente distorta dei fatti.

Infine in Alpha di Albert Hughes ambientato nella preistoria, durante l’era glaciale: storia dell’amicizia impossibile tra un cucciolo di lupo e un ragazzo delle caverne.

Sulle sue spalle di Alexandra Bombach racconta infine la vita della giovanissima Nadia Murad a cui i miliziani dell’Isis sterminarono la famiglia. Senza dimenticare l’horror della settimana (ce n’è sempre uno, tra i film di genere) come La casa delle bambole – Ghostland del canadese Pascal Laugier.